Vedere La Vita 2

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025













PREMESSA –




Nel primo
capitolo di questa trattazione

ho preso in esame alcune delle rocce
presenti nelle immagini trasmesse dai rovers marziani Spirit e Opportunity,
ipotizzandone l’origine biologica. Ribadisco che le forme di vita presenti
nel Sistema Solare sono presumibilmente classificabili in milioni di
specie diverse, intelligenti e non, per cui la mia analisi è in questo
caso limitata alle sole specie concorrenti alla formazione di quelle che
ho chiamato un po’ scherzosamente “casette”.

In questo
capitolo affronterò più dettagliatamente due aspetti, il primo connesso ai
meccanismi di crescita (o costruzione che dir si voglia) delle casette ed
il secondo riguardante la tesi in base alla quale le casette non sono
limitate al solo ecosistema marziano.



LE PICCOLE CASETTE CRESCONO –

Abbiamo
visto come nella loro fase iniziale (o giovanile) le casette presentino
già dei peculiari caratteri distintivi:

  1. geometria
    cava all’interno


  2. concentrazione interna di ammassi fibrosi intricati (lineari e radiali)


  3. canale longitudinale centrale superiore e ramificazioni ortogonali
    bilaterali


  4. struttura portante a sandwich caratterizzata da "croste" depositate
    sulla struttura reticolare sospesa costituita dal canale e dalle
    ramificazioni di cui sopra


  5. geometria descrivibile come solido di traslazione lineare a sezione
    pseudo-triangolare


  6. presenza di “pieghe” descrivibili come linee di discontinuità nella
    formazione della struttura

Restano
da individuare due meccanismi fondamentali, il primo relativo alla
generazione delle forme “iniziali” ed il secondo connesso alla crescita
fino alla fase “matura”.


Per affrontare quest’ultima questione è necessario mettere a confronto il
materiale fotografico NASA con le mie ricostruzioni virtuali e verificarne
la compatibilità. Ricordo che l’analisi è condotta su elementi completi e
non sulle miriadi di frammenti circostanti provenienti dalla rottura delle
strutture stesse.


Contemporaneamente vedremo come sulla Luna si possano rinvenire forme
sostanzialmente identiche.
 


Ricordiamo prima di tutto la forma iniziale:

figura 1


E quindi la fase successiva di crescita:

figura 2

Nel
formarsi la struttura è influenzata sia dall’inclinazione del canale
centrale superiore, sia dall’apertura delle ramificazioni laterali,
secondo schemi comunque ripetitivi ed ecotipici. Nella tavola seguente
potete vedere alcune geometrie di crescita in forma schematica (le forme
reali presentano di norma variazioni nell’apertura lungo l’asse
longitudinale).

figura 3


Vediamo ora in particolare uno dei casi tipici, quando cioè il canale
centrale emerge dal terreno verticalmente e poi si dispone parallelo al
terreno stesso. Questi sono esempi reali:

figura 4

NB: le
frecce indicano i punti nei quali sono stati effettuati dalla NASA
interventi di “make-up” (censorio?). Per una corretta visione dotarsi di
occhialini 3D (lenti blu e rossa).


Eccone un altro esempio:

figura 5

E
vediamone ora lo schema di crescita virtuale:

figura 6


Una fase ulteriore si presenta quando il canale centrale, probabilmente
influenzato dal peso stesso della struttura tende a riorientarsi verso il
basso, creando una geometria ad arco, da alcuni definita “totem”.

figura 7

figura 8


In questa categoria troviamo anche la famosa formazione definita dalla
NASA “Humphrey”:

figura 9


Un aspetto caratteristico dei totem è di presentare spesso bucature
laterali, come in questo esempio lunare:

figura 10


Una possibile spiegazione ci proviene dall’analisi virtuale:
 

figura 11

Come si
può vedere la genesi della struttura produce un vuoto nel settore
centrale, quindi ci saranno presumibilmente meno ramificazioni laterali,
con conseguente deficit di irrorazione e discontinuità nell’accumulo dei
depositi salini.


Nella foto precedente, accanto al totem, c’è un altro tipo di struttura
simmetrica, caratterizzata da una specie di “gobba” superiore e apertura
tubolare anteriore. Tale caratteristica è riscontrabile in ampia casistica
sia su Marte (fig. 12), che sulla Luna (figg. 13, 13, 15) :

figura 12


figura 13

figura 14


figura 15

In questi
casi specifici non solamente si ha una variazione di inclinazione del
canale centrale lungo l’asse longitudinale, ma si verifica anche una
variazione nell’angolo di apertura delle ramificazioni laterali, con
conseguenti influenze sulla geometria visibile. Questo è lo schema base
preliminare:

figura 16

E questo
è lo schema di crescita assiale:

figura 17


Ricordiamo sempre che la “pelle” esterna è un’incrostazione depositata
sulle ramificazioni del canale centrale superiore durante il meccanismo di
crescita:

figura 18


Fino ad arrivare alla forma definitiva:
 

figura 19

Un aspetto decisamente intrigante di
quanto esposto finora è che esistono consistenti indizi che questo
fenomeno si verifichi anche su scala macro-strutturale.


Guardando la pianta in basso a destra nella prima immagine di questo
capitolo, noterete che la forma della casetta ricorda le dune marziane
viste in alcune foto satellitari. Ricordo che molti scienziati NASA
ritengono inspiegabile come possano esistere dune su Marte
con questa forma, e di dimensioni molto superiori a quelle terrestri,
vista la rarefazione atmosferica. A questo punto ho tra me e me ipotizzato
che, se la mia idea era giusta, delle forme di vita marziane che avessero
voluto "captare" il vapore acqueo atmosferico si sarebbero organizzate
secondo una forma compatibile con flussi di tipo eolico, catturando le
molecole sulle ramificazioni e usandone i sedimenti da evaporazione per
rendere strutturalmente solido il tutto, delegando al canale centrale il
collegamento con liquidi e nutrienti subsuperficiali e probabilmente una
parziale distribuzione "di supporto" alle ramificazioni stesse.

Per
iniziare a verificare questa teoria ho preso in esame una foto qualunque
di dune…

figura 20

Come
vedete la forma è schematicamente quella e soprattutto nei punti erosi si
vedono abbastanza chiaramente delle forme fibrose reticolari (cioè le
"ramificazioni" di cui sopra). In pratica, sempre se questa teoria verrà
confermata da ulteriori elementi, le dune hanno la forma che avrebbero in
condizioni normali sulla Terra, ma sono in realtà costruzioni di
micro-organismi litogeni in base all’"idea" di duna, così come desunta
dalle linee di forza dell’azione eolica.

Questo
naturalmente a meno che non si scopra che le ramificazioni sono tali
perchè facenti parte di una qualche forma di organismo pluricellulare
complesso (analogo alla vegetazione terrestre, per intenderci), ma questo
dalle foto è ben difficilmente desumibile e comunque irrilevante rispetto
alla teoria. Qualcuno potrebbe obiettare che, se è vero come è vero che
forme uguali sono reperibili su Marte e sulla Luna, l’origine non può
essere la stessa, visto che sulla Luna acqua e vento non ci sono e quindi
non esisterebbero le condizioni per cui forme di vita partecipassero al
sopradescritto ciclo dell’acqua. Curiosamente la NASA comunica di solito
molto meno di quello che è presente nelle foto che pubblica.

In questa
foto LROC (Cratere Fabbroni, 60 Km. a Sud-Ovest di Taurus-Littrow) potete
vedere consistenti tracce di acqua di percolamento dalle pareti del
cratere stesso. L’area compresa nella foto è lunga circa 1.800 metri. La
traccia più scura (centro-sinistra nella foto) è la più recente; l’acqua
scaturisce da un inviluppo fibroso tubolare che emerge parzialmente dal
terreno, circa 500 metri sotto il bordo del cratere.

figura 21

In buona
sostanza la presenza di acqua sulla Luna non è limitata alle regioni
polari, ma è riscontrabile esattamente nelle forme e quantità già viste su
Marte e con tutta probabilità l’atmosfera, per quanto esigua, è comunque
sufficiente a supportare una pur debole azione eolica sul terreno. Non
stupitevi quindi se negli anni futuri queste informazioni diventeranno di
dominio pubblico, per chi voglia spendere tempo ed energie nell’analisi
del materiale fotografico esse sono disponibili già oggi. Se, come dice il
famoso astrofisico Hawking, la validità di una teoria scientifica non
risiede nella sua correttezza formale, ma nella sua capacità di produrre
previsioni verificabili, allora non resta che armarsi di pazienza ed
aspettare che le verifiche si facciano davvero*


* In un prossimo articolo
approfondiremo dovutamente sia il discorso delle possibili strutture
biogenetiche nei crateri lunari, che della presenza di acqua sulla Luna e
anche dell’outgassing di superficie.



GEMELLI DIVERSI –

Torniamo
ora alle nostre casette. Come abbiamo visto, pur nella costanza della
metodologia di generazione, queste forme presentano una notevole
complessità, e questo è il fondamentale motivo che mi ha portato ad
escluderne l’origine abiogena. Una di queste formazioni potrebbe anche
essere spiegabile in base a casuali eventi geologici (vulcanici o altro),
ma strutture uguali in posti (e talora pianeti) diversi rendono l’ipotesi
irrealistica.


In ambito NASA i più esoterici hanno ipotizzato la concorrenza di
organismi endolitici per spiegare le bucature che tanto hanno incuriosito
gli appassionati in questi anni. Ma anche questa spiegazione non
renderebbe conto della costanza di forma nelle strutture. Tutto diventa
invece più che logico postulando la presenza di organismi litogeni, come
nel caso dei termitai terrestri.

figura 22

Questi
ultimi tra l’altro incidentalmente hanno dei “cugini” lunari:

figura 23


Un’ulteriore conferma la possiamo trovare nella presenza di forme
complesse uguali concentrate in spazi limitati. Talora in una decina di
metri quadri si trovano ecotipi uguali, mentre nelle zone adiacenti si
hanno ecotipi diversi (anche se spesso uguali tra loro).

figura 24

Almeno
apparentemente gli esemplari lunari appaiono più solidi, probabilmente
perché più antichi e fossilizzati, ma le forme sono quelle e la struttura
pure, visto che nelle parti inferiori le ramificazioni reticolari sono
perfettamente visibili. La spiegazione è probabilmente abbastanza semplice
e connessa al meccanismo iniziale di formazione, ma questo è un dettaglio
che affronterò nella prossima occasione.


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