Petrolio

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025











Da quando è iniziata la corsa
all’esplorazione di Marte, oltre 40 anni fa, abbiamo assistito ad
un’interminabile passerella fatta di sostenitori e detrattori su,
praticamente, tutto ciò che concerne il Pianeta Rosso. E, per quanto possa
apparire discutibile, lo possiamo ancora
tollerare ed accettare. Ma arriva il momento di tirare le somme e
domandarci come mai tanto entusiasmo misto a non entusiasmo per l’acqua
di Marte… Perchè? Fondamentalmente ci sono due ragioni:
una di natura scientifica e l’altra di natura più pratica, ma entrambe
strettamente legate fra loro. Inoltre, cosa c’entra il petrolio con
l’acqua, la vita e la sua medesima presunta evoluzione? Lo scopriremo in
questi due articoli. 


Secondo le teorie
basate sulla biologia evoluzionistica la vita sulla Terra ebbe
inizio in un "brodo primordiale" dove le bio-molecole furono
sintetizzate dall’azione combinata di elettricità, calore e
radiazioni…

L’INTERESSE DEGLI
SCIENZIATI –
L’interesse scientifico riguarda l’origine
stessa della vita, intesa nel senso più lato, e nei suoi complessi
meccanismi che l’avrebbero resa possibile sia nel nostro Pianeta che, si
ipotizza, su Marte (nonchè altrove nell’Universo). Gli scienziati,
specializzati in tutte le discipline legate in qualche modo alla Biologia
ed Eso-Biologia, ritengono che la vita iniziò sulla Terra circa
4 miliardi di anni fa, poco dopo la sua stessa formazione, in un ambiente
ricchissimo d’acqua e dove l’atmosfera era satura di gas letali
quali l’ammoniaca, il metano
(oltre a svariati idrocarburi gassosi), l’anidride solforosa, il CO2 ecc. Stando a queste congetture
vi erano
ulteriori fattori a corredo del paesaggio primordiale: l’atmosfera
veniva costantemente sferzata da imponenti scariche elettriche, ma non era
ancora circondata da una coltre di ozono. Quindi, le radiazioni solari
(ed i raggi cosmici) arrivavano intatti fino al suolo. Risultato: l’acqua contenuta
negli immensi invasi oceanici primitivi era ricca di sostanze chimiche
organiche ed inorganiche.

Cosa sarebbe accaduto? Nel corso di
centinaia d milioni di anni dopo la formazione della Terra si suppone che
l’azione combinata di calore, scariche elettriche e radiazioni cosmiche
avrebbero prodotto costanti e potenti movimenti caotici nelle acque
superficiali, ionizzazioni nelle strutture delle molecole (a partire dai singoli atomi) e formazione di nuove catene
molecolari sostituenti quelle precedenti. Così, sin da queste condizioni
iniziali, la "competizione" evolutiva era già ben manifesta: non tutte le
molecole più semplici avrebbero avuto dei successori più complessi. Solo
quelle molecole superstiti, scaturite (?) durante il susseguirsi delle interazioni esterne e
non distrutte dalle medesime reazioni, avrebbero avuto maggiori
probabilità di giungere a formare ulteriori composti sempre più articolati
e complessi dei "predecessori".

Probabilmente qualche Lettore avrà
afferrato il problema di fondo: come
poteva nascere la vita in un ambiente così ostile e, sopratutto, dove essa
non avrebbe potuto sopravvivere? Nemmeno il solito e stucchevole giochino delle
probabilità porterebbe molto lontano se non a trasformare un
discorso "scientifico" in un battibecco adatto al mondo delle statistiche di
mercato. Eppure esistono, sia nel Mondo Accademico che tra il Pubblico in
generale, opinioni contrastanti:

  1. Vi sarebbero i sostenitori della tesi
    secondo la quale "a tutti i
    costi, per qualche ragione e per mezzo di qualche
    meccanismo" la vita riuscì a vincere la battaglia contro il
    tempo e contro quegli stessi elementi avversi grazie ai quali essa scaturì".

  2. Vi sarebbero coloro che, invece, non
    credono affatto alla possibilità della formazione autoctona della vita
    in condizioni simili. Piuttosto essa giunse sulla Terra sotto forma di
    spore o microrganismi già formati, che si evolsero successivamente (Panspermia).

  3. Vi sarebbero infine coloro che ritengono
    la vita "un atto di Creazione Volontaria". A scelta poi le varianti: Dio,
    Dei, Alieni, Terrestri del lontano Futuro che tornano nel primitivo
    Passato per… creare se stessi (loop temporale) e altro…

Come possiamo ben constatare… oltre al
pragmatismo sensato, non mancano di certo la Fantasia, la Fede (anche in
senso scientifico) e l’irragionevolezza (volendo essere pragmatici).


 catena del
DNA


 catena del
DNA


molecole di Glutamine


 nucleotide

L’INTERESSE PRATICO – L’interesse per l’acqua di Marte si
risolverà in modo diretto ed immediato se lo volessimo affrontare da un
punto di vista pratico. Se c’è acqua si potranno svolgere tantissime
operazioni legate proprio al futuro prossimo, quando l’uomo giungerà sul
Pianeta Rosso e intraprenderà la più grande e straordinaria Impresa delle
Imprese: la colonizzazione. L’abitabilità permanente sarà garantita da una
grande presenza d’acqua, per cui non servirà trasportarla da Terra – a
parte quella necessaria per il viaggio di andata – e con un notevole
vantaggio economico sui veicoli spaziali. Proprio così: l’acqua di Marte
significa speranze in più direzioni.

ANCORA UNA VOLTA… LA
MEDAGLIA HA DUE FACCE –
Purtroppo la stragrande maggioranza dei problemi risiedono proprio
nella utopica speranza di trovare quelle prove atte a confermare
le teorie evoluzionistiche basate sui concetti prima esposti. Il
principale tassello ideologico della Comunità Scientifica sembrerebbe
incentrato sul motto "Se c’è acqua c’è Vita". Ovvero: la presenza di acqua
dovrebbe essere automaticamente il parametro base per la ricerca della
vita. Oppure ancora: "l’acqua porta alla vita". Forse occorrerebbe rivedere
piuttosto la questione al
contrario: "Se c’è Vita c’è acqua", almeno per il tipo di Vita da noi
conosciuta. Cioè: è la Vita che ha bisogno dell’acqua per continuare ad
esistere e non l’acqua che, automaticamente significa Vita.

Non sarà che gli scienziati ignorano
quanto appena detto? No. Lo sanno benissimo anche loro. Ma, per conoscenza in
primis della biologia terrestre (vita basata sul carbonio) probabilmente
la tendenza istintiva verte nel dare maggior valore ed attendibilità a quei possibili luoghi soddisfacenti determinate
caratteristiche: giusta distanza dal sole, temperatura compresa entro un
certo range, atmosfera dotata di alcuni specifici elementi, campi
magnetici planetari e molta acqua.

L’Universo, fondamentalmente, è un ambiente
ostile alla Vita ma, paradossalmente, sembra fatto su misura per
ospitarla. In altre parole: la Vita può esistere e proliferare SOLO ED
ESCLUSIVAMENTE in determinate e ristrette condizioni oltre le quali
rischia di non poter sopravvivere. Quindi – tornando ai primordi – dobbiamo altresì
rammentare che le forti scariche elettriche difficilmente avrebbero
aiutato la
formazione della Vita; questo perchè la "creazione" di ogni
singola molecola complessa molto probabilmente sarà avvenuta a discapito di un
numero imprecisato di altre molecole sottoposte a processi elettrolitici,
di ionizzazione e scomposizione. In altre parole si assisterebbe ad una catena di eventi che
sarebbe potuta durare
tranquillamente all’infinito, senza necessariamente condurre a nulla. E che dire delle
radiazioni e del campo magnetico? La Vita non sopravvivrebbe a lungo se sottoposta a
forte e costante bombardamento radioattivo. Inoltre,  senza un adeguato campo magnetico,
il bombardamento radioattivo non avrebbe trovato ostacoli, massacrando ininterrottamente
la superficie planetaria.

Peggio di tutti questi
fatti già di per se sfavorevoli è il vero nocciolo
della questione: "Acqua sinonimo di Vita"?. Sbagliato! L’acqua è il
solvente per eccellenza. Essa non favorisce la coagulazione di nessuna
particolare molecola o composto chimico, ma ne favorisce lo scioglimento.
Cosa dovrebbe indicare? Che il "Brodo Primordiale" potrebbe essere solo
una bella congettura (fanta)scientifica.

La Vita, poi, segue tutta una serie di
rigorose codifiche informatiche le quali, se volessimo paragonarle ai
nostri migliori sistemi oggi disponibili, batterebbero di 10 n^ a 1
persino il più sofisticato e potente dei nostri computer. Si pensi alla
"codifica" delle vitamine e degli amminoacidi. Figuriamoci poi alla
struttura degli acidi Ribonucleico e Desossiribonucleico (RNA e DNA). Ma qui entriamo
in un discorso molto lungo e complicato che preferiremmo rimandare alla
lettura di qualche buon testo di Biologia ed Eso-Biologia (nella sezione
libri troverete qualcosa).

Morale della favola? Si suppone che su Marte
accadde qualcosa di simile alla Terra poco dopo la sua formazione, quando
anche il Pianeta Rosso dovette possedere molta acqua liquida in
superficie. Secondo l’opinione di parecchi Scienziati anche Marte ebbe un
momento critico in cui la vita tentò di emergere da un ipotetico "Brodo
Primordiale" ma, per qualche ragione sconosciuta, tale processo
si interruppe. Ed ecco perchè l’esplorazione marziana sembrerebbe così
focalizzata sull’acqua: si spera vivamente di trovare tracce di qualche
microrganismo o micro vegetazione viventi o, per lo meno, fossili.

(Suggerimento:

www.1D20.net
)





Mappatura
in falsi colori sulla distribuzione dell’acqua nel Polo Sud di
Marte

MA SE L’ACQUA DI MARTE
NON FOSSE TUTTA ACQUA? –

Agli inizi del 1998 la sonda Mars Global
Surveyor iniziò la sua decennale opera di mappatura del Pianeta Rosso. La
MGS era anche dotata di diversi sofisticati strumenti adatti allo
svolgimento di svariate analisi scientifiche, grazie ai quali fu
individuata una copiosa presenza di idrogeno sotto la superficie
planetaria. La presenza dell’idrogeno fu confermata ed approfondita dalla Mars Odyssey,
permettendo così agli Scienziati di
intuire il perchè di questo gas:
secondo la loro autorevole opinione (in casa NASA e non solo) esso era
indice della presenza (per la maggioranza) di acque ghiacciate mischiate
al terreno (permafrost) e sparse per gran parte del pianeta.

Nel corso di questi 10 anni la
documentazione fotografica disponibile nei siti NASA ed ottenuta dalle
sonde MGS e Mars Odssey hanno fortemente corroborato l’ipotesi dell’acqua
in grandi quantità. Pare che in molte località di Marte vi siano
interi laghi ghiacciati, rigagnoli che discendono pareti di crateri,
fondali di crateri dall’aspetto fangoso e molto altro. Ma la cosa non si è certo limitata a
questo.

Nel frattempo diversi Appassionati e Ricercatori
Indipendenti si sono dedicati alla raccolta, catalogazione e studio di
moltissimi frames NASA proponendo essi stessi qualche ardita ipotesi.
Noi, dal canto nostro, avevamo preso in esame le affascinanti teorie del dr. Joseph P. Skipper
relative ad Aram Chaos e, con i Colleghi Lunexit, abbiamo condiviso,
almeno in parte, alcune sue conclusioni. Skipper sostiene che nella
regione di Aram Chaos esisterebbero alcuni invasi formati da acqua allo
stato liquido, ma tali laghi sarebbero in progressiva ritirata e
dovrebbero scomparire entro non molto tempo. Di per se la sua costruzione

nel limite delle odierne condizioni di Marte – potrebbe anche essere
accettabile. Così, d’accordo con il Collega dr. Gian Luigi Barca, si era
pensato di andare a caccia negli archivi della Odyssey per cercare
ulteriore documentazione a supporto delle suddette ipotesi. Con nostro
disappunto la ricerca aveva dato esito incerto: trovate molte immagini di Aram Chaos, ma nessuna di quella specifica zona dove sarebbero ubicati i
"laghetti". Pare che nemmeno l’ESA abbia molto di interessante da offrire.
Stessa cosa dicasi (almeno per ora) della MRO.

Occorreva affrontare il problema in modo
diverso e così abbiamo tentato di fare. Se volete visionare il nostro articolo "ARAM
CHAOS: E QUELLA SAREBBE ACQUA?
" noterete che è stata adottata una metodologia
per lo meno analoga a quella che il
personale NASA propose nel "comparare" (a loro modo) alcune
immagini MGS, a riprova (e sempre secondo loro) della presenza di acqua liquida in un cratere
marziano. Abbiamo però voluto arricchire il nostro lavoro operando
un’analisi (speriamo) oggettiva, basata su un insieme di dati e presupposti i più
ragionevoli possibile, ma non troppo imbavagliati dai preconcetti
comunemente accettati dalla maggioranza di Scienziati e Pubblico. Il risultato,
decisamente "folle", era prevedibile: quella
roba scura in Aram Chaos, che sembra acqua, non dovrebbe essere affatto
acqua per ovvii motivi che non stiamo qui a ripetere. Quella sostanza
scura, almeno secondo noi (Pianeta Marte.net) potrebbe essere un
"affioramento di idrocarburi" apparentemente molto simile al
petrolio.

Ci rendiamo perfettamente conto della
nostra presa di posizione, discutibilissima e per nulla certa. Intendiamo
dire che non siamo qui a urlare al Mondo: "Signore e Signori su Marte c’è
l’Oro Nero a palate". Però, però… non possiamo e non ce la sentiamo
nemmeno di negarlo. Le apparenze, d’altronde, ce lo danno da pensare.
Siamo consapevolissimi che potremmo aver visto "lucciole per lanterne" e,
se così si rivelerà, Amen! Sia la nostra clamorosa figuraccia. Per fortuna (o sfortuna) non siamo
i soli a
pensarlo.

Ma ora dobbiamo muovere qualche passo indietro e
renderci partecipi di un dato di fatto del quale c’è ben poco su cui
blaterare: gli idrocarburi eso-terrestri, evoluzione o no, quelli ci sono
davvero!


Rappresentazioni artistiche di Titano (Credits ESA)


Rappresentazioni artistiche di Titano (Credits ESA)


Titano e i suoi mari di idrocarburi (credits ESA)



Il Mare di Titano
.
La missione congiunta
NASA-ESA relativa alle sonde Cassini-Huygens è, dopo quelle
marziane, la più affascinante e importante per quanto concerne le
implicazioni sullo studio dell’origine del Sistema Solare e della
vita sulla Terra. Perchè? Il motivo porta due nomi: Titano ed Hyperion.

L’ipotesi che Titano
potesse avere in superficie dei veri e propri oceani di idrocarburi
(tra cui metano, etano ecc…) era molto accarezzata già nei primi
anni ’80 del XX secolo grazie alle rilevazioni delle due sonde
Voyager. Ma la recente esplorazione diretta del modulo Huygens pare
finalmente averne confermato l’esistenza. Su Titano esistono veri
mari di idrocarburi, oltre che molti altri composti di tipo
organico, presumibilmente presenti nella Terra Primordiale. Questo ha acceso
l’interesse degli scienziati in modo ancora più palese, e per molte
ovvie ragioni. Potremmo infatti chiederci se la presenza di tali
idrocarburi sia parte del processo "naturale" e, sopratutto,
conseguenza stessa della formazione dei corpi celesti planetari.
Oppure se la loro comparsa sia stata un evento scaturito da eruzioni
vulcaniche e altri processi chimico-geologici successivi alla
formazione dei pianeti. Oppure saranno vere entrambi le situazioni.

Titano, comunque,
vive in un eterno letargo, essendo un immenso freezer la cui
temperatura scende a -180° C circa. Pertanto ci troviamo ad
osservare un pianeta con mari, nubi e piogge di metano che si
comportano grossomodo come l’acqua sul nostro Pianeta, volendo fare
un simile paragone.


Per quanto concerne
il satellite Iperione la faccenda merita un momento di riflessione.
Sarebbe il caso di unire la nostra voce solidale ai Colleghi di
Lunar Explorer Italia in quanto, due anni prima che la NASA
pronunciasse qualche timida parola sulla possibile presenza di
idrocarburi in questo piccolo satellite di Saturno, già il dr.
Alessio Feltri propose tale ipotesi, la
quale rimase, tuttavia, nel silenzio dell’indifferenza… Lasciando
stare da parte le inutili dietrologie ci limitiamo a segnalare ai
Lettori di Pianeta Marte.net il resoconto di questa storia:

Gli idrocarburi di Hyperion
.

E così la nostra
distanza che ci porta all’ipotetico petrolio di Marte si è
abbreviata perchè, evidentemente, gli idrocarburi non sono affatto
una prerogativa del pianeta Terra. Adesso
la faccenda diventa davvero calda e dobbiamo porre un’altra
importante domanda: quanti e quali tipi di idrocarburi esistono nel
Sistema Solare, disseminati in vari corpi planetari?




Hyperion, satellite di Saturno

Facciamo ora una rapida volata su Marte e
diamo la parola al dr.
John Ackerman
, tenendo mente locale a proposito
della rilevazione di idrogeno sotto la superficie marziana. Egli scrive:
"Scientists, who believe that these massive flows
occurred billions of years ago, still ponder the question of where all the
water went. Ironically, it makes up a part of every living thing on this
earth. Unfortunately, those proposing to terra-form priori-Mars are
counting on using Martian water, which they believe resides in the
permafrost, just below the surface. The puzzle of "where the water went?"
was intensified in late 1998 when the NASA delivered priori-Mars Orbital
Laser Altimeter revealed that the northern ice cap contains only one tenth
of the calculated minimum volume of water required to carve the great
outflow channels on its surface. The latest probe, Mars Odessy, supposedly
has found significant water hidden in the top three feet of the Martain
soil in areas poleward of 55 degrees latitude. However, the gamma ray
spectrometer gives only a crude estimate of the amount of hydrogen in this
layer. Scientists make the huge assumption that this is in the form of
water. It could well be a completely different compound or the dessicated
remains of millions of tree roots, which died less than 6,000 years ago."

Ackerman sostiene che la maggior parte
delle acque di Marte siano state acquisite dal nostro pianeta migliaia di
anni fa a causa dell’estrema vicinanza alla Terra in cui venne a trovarsi
(una tesi che però non sposiamo affatto!). Pertanto sotto
l’attuale superficie marziana dovrebbero essere ubicati i resti di
milioni di alberi essiccati e decomposti. Al di là della credibilità o
follia delle teorie di questo Ricercatore americano resta almeno un
aspetto che meriterebbe un pizzico d’attenzione: l’origine stessa degli
idrocarburi e il relativo dibattito sulle implicazioni biologiche e/o
mineralogiche. Per quel che concerne Titano ed Hyperion può essere che ci
troviamo dinnanzi a idrocarburi di origine abiotica. Per quel che concerne
invece il petrolio terrestre l’opinione unanime è che sia di origine
biologica, ovvero Combustibile Fossile. Ma cosa dovremmo pensare se
veramente ci fosse una notevole quantità di petrolio anche su Marte? Origine
abiotica o biologica? Su questo argomento ci torneremo più avanti…

Prima di procedere
desideriamo precisare un’altra cosa: l’articolo che state leggendo non dovrebbe essere
salutato come "novità eclatante" o "scoperta epocale". Non siamo stati noi
(Pianeta Marte.net) i primi ad aver messo "la pulce nell’orecchio",
sebbene nella Sezione "Mars Gallery" potrete trovare qualche commento
interessante… Degli idrocarburi di Marte se n’è già parlato su Lunar
Explorer Italia in diverse occasioni; basta fare una ricerca su
www.lunexit.it
per consultare il materiale pubblicato (il più recente risale alla fine di
agosto 2007).


…CONTINUA…


Orbit Mars


U.S.A. Mars Society


Mars News

Mars Today

Picture of Day


Space.com


Messenger


Cassini-Huygens


Link To Universe

 


La Stampa Scienze


Apollo Image Atlas


Ceifan.org


Italian Mars Society


Sistema Solare


Mappa Stellare


La Repubblica Scienze


Corriere.it - Scienze


Rai Explora


Galileo


Le Scienze Web


News Spazio


Astronomicamentis


Videogulp - Astronomia


Unione Astrofili Italiani

Sei il visitatore numero:





Torna in alto