Viking

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025

Abbiamo
voluto giustamente dare spazio non solo alle nostre opinioni, ma anche a quelle più pragmatiche
ed in linea al pensiero correntemente diffuso. E lo faremo
ancora. Ci sarà anche posto per alcune importanti premesse e
considerazioni dei Colleghi di Lunar Explorer Italia. Ora però è il momento di
approfondire dovutamente i documenti tradotti ed inseriti nelle due
precedenti pagine.





Cominciamo a ragionare
sul documento inserito nella pagina



"orizzonte(1)"
.

La
limonite ha la seguente formula: FeO(OH)·nH2O.
Si tratta, dunque, di un minerale le cui molecole non sono
propriamente inconsistenti se messe in raffronto con quelle di CO2, costituenti
presumibilmente l’atmosfera marziana. Come  facilmente
intuibile, la polvere di limonite avrà un peso senza dubbio maggiore dell’aria di Marte e,
conseguentemente a ciò, non dovrebbe rimanere in sospensione se non
per un tempo relativamente breve prima di ricadere al suolo. Tanto più se
l’atmosfera è (parole non nostre) "estremamente sottile e
rarefatta". E di
questa argomentazione già ne parlammo in passato.

Ma il
problema non risiede nelle disquisizioni fisiche sulle lunghezze
d’onda luminose assorbite dalla limonite in quanto è vero ciò che
si dice, lo sappiamo benissimo. Piuttosto, non è esatta la tesi
secondo cui il cielo di
Marte appaia perennemente e costantemente tinto di giallo, marrone e
rosso poichè sono proprio le stesse immagini a colori NASA a
smentire tale idea: esse mostrano in diverse occasioni varietà di tonalità molto
differenziate e talvolta contraddittorie. Lo
stesso documento che abbiamo tradotto lascia trasparire un discreto
margine di
incertezza in merito a questa – sinceramente – inutile querelle.





Spendiamo due parole sulla "permanente presenza di polveri in
quota". Tale presenza dovrebbe esser quantificata in funzione
ed in proporzione della quantità d’aria in grado di sollevarle e
mantenerle in sospensione. Aggiungiamo un ulteriore
aspetto che non sempre viene debitamente considerato…



Marte dall’Hubble ST (credits
NASA)


Sappiamo che la
superficie di Marte è pari, grossomodo, all’estensione delle terre
asciutte sul nostro pianeta. Dovremmo allora tener conto che, in
primis, le
regioni polari saranno prevalentemente sottoposte a regimi di
temperature bassissime e, conseguentemente, avremo terreni molto
irrigiditi dal freddo intenso. Ciò nonostante, quando il CO2
sublima, i terreni intrisi dai ghiacci secchi (ed anche quelli
immediatamente adiacenti) dovrebbero in teoria subire smottamenti e
fratture a causa della pressione dei gas.


La sublimazione del CO2 dovrebbe anche fungere da "motore" di
innesco delle correnti d’aria che si muoveranno poi verso
latitudini inferiori. Queste, non appena raggiunta una certa forza,
potrebbero smuovere nel complesso ingenti quantitativi di micro polvere.


Tuttavia non possiamo generalizzare l’intero pianeta secondo una
visione univoca di deserto sahariano. In pratica, avremo per esempio
terreni ben compattati da permafrost o altre sostanze le quali
renderanno il suolo maggiormente difficile da scrollare. Ed avremo
infine una discreta porzione di superficie dove il vento sarà in
grado di sollevare la polvere e trasportarla altrove.

Ecco come
potremmo dunque riassumere la questione: in funzione delle ridotte
dimensioni del pianeta anche il volume d’aria, per forza di fatti,
sarà inferiore se confrontato con la Terra; quindi la presenza
di polveri in sospensione risulterà proporzionalmente ridotta.




Diversamente sulla Terra, tenendo conto della superficie asciutta e dei
suoi vari costituenti minerali, degli oceani rilascianti vapore
acqueo in modo costante e della maggior densità (e forza) dell’atmosfera, avremo sempre
una quantità di polveri in
sospensione proporzionalmente superiore a quella di Marte, oltre al vapore acqueo.
Ma, alla fine dei fatti – merito delle abbondanti precipitazioni
piovose e nevose – sulla Terra il cielo sarà mediamente più limpido.

La
presenza permanete di polveri atmosferiche su Marte non è dunque un
argomento così speciale da
quelle presenti sulla Terra. Di conseguenza, la domanda "perchè il cielo di
Marte è rosso?" non ha più pregio della domanda "perchè il
cielo è rosso sulla Terra?": le cause saranno esattamente le stesse
in entrambi i pianeti. Lo insegna la Fisica, non noi.

Che
poi la riflessione-dispersione dovuta alle particelle di polvere
possa sembrare più complessa del "semplice" Rayleigh
Scattering non rende il problema complicato, di per sé, al punto
da giustificare i cieli perennemente rossi di Marte. E’ un’argomentazione
che non regge molto. Sono proprio le molteplici varietà di
tonalità del cielo terrestre a rendere il Rayleigh Scattering un
fenomeno naturale così
affascinante e complesso. Lo stesso discorso potrebbe valere, entro
certi limiti, anche per Marte. 

Se,
dunque, su Marte abbiamo una rilevante presenza di polveri in
sospensione vuol dire che l’atmosfera non è affatto così
rarefatta come si
pensa. Non si scappa: poca aria = poca polvere (quindi cielo
blu scuro); tanta aria = più polvere (quindi cielo variegato dal blu
al rosso).



Le famose immagini Viking

Passiamo adesso a esaminare il problema delle immagini Viking che
mostravano un paesaggio marziano simile a quello terrestre. Dato che
la NASA ha ammesso che esse furono effettivamente trasmesse dalle TV
significa che non furono partorite dalla fantasia di qualche bontempone.
Benchè siano trascorsi decenni da quel 1976, tutte le immagini
originali sono ancora pubblicamente fruibili; diverse vengono conservate negli archivi NASA, altre
invece si possono liberamente trovare nel Web, fortunatamente preservate dalla sparizione.


Quanto sono credibili le spiegazioni addotte per
quelle famigerate immagini simil-terrestri diffuse dai media oltre 30 anni fa?
Occorre usare un po’ di logica:


1) giungono
le prime foto di Marte dalle Viking le quali…


2) vengono presentate al Pubblico dalle TV con
meritato orgoglio, ma…


3) il giorno seguente le stesse vengono rimpiazzate da
nuove immagini corrette in forte bilanciamento verso il rosso-arancio
con…


4) la motivazione dell’incertezze sulla
calibratura, perchè le ottiche si erano sporcate di polvere durante
l’atterraggio.


5) In definitiva potrebbe anche essere un buon
motivo. Allora parliamo di prassi scientifica e di pragmatismo e prendiamo
come primo esempio la Medicina:


6) prima di mettere in commercio un farmaco,
questo deve superare anni di sperimentazione e SOLO DOPO si immetterà sul
mercato.


Altro esempio: le Pubblicazioni Scientifiche.


Quando si rendono pubblici determinati
articoli nelle Riviste Specializzate (sia quelle disponibili nelle edicole
che, sopratutto, quelle riservate agli Addetti ai Lavori) devono essere
PRIMA approvati e, solo DOPO, verranno pubblicati. Questa è una collaudata
prassi che si segue ormai da parecchi decenni


Torniamo alle nostre
fotografie Viking:


1) dunque sarebbero state
diffuse attraverso le TV delle immagini errate e/o mal calibrate…


2) ma poco dopo scaturivano
delle plausibili spiegazioni a titolo di "mea culpa"…


3) e nel giro di meno di 36 ore
sbucarono fuori le versioni corrette in dominante cromatica
rosso.-arancio.


Onestamente, e con il massimo rispetto
per il prezioso lavoro dell’Ente Spaziale Americano, questo non si può
definire un comportamento propriamente professionale e degno di Persone di
Scienza nonché Paladini dell’Esplorazione Spaziale. Non lo potremmo
nemmeno
definire un atto di pragmatismo scientifico.


E
che dire delle ottiche impolverate durante l’atterraggio? Per confutare,
almeno in parte, questa affermazione è possibile verificarla
sperimentalmente in svariati modi: sporcando il vetro di una finestra, le
ottiche di una fotocamera, di una videocamera o di un binocolo con
polvere, condense o altra sostanza e osservarne il risultato ottenuto.
Basterebbe solo guardare attraverso la finestra o il binocolo, oppure
scattare una foto o girare un breve filmato. Probabilmente, a parte la peggiorata
qualità della visione dovuta alle
impurità, riusciremo comunque a distinguere i colori e gli oggetti inquadrati senza cambiamenti drastici. A meno che non gettassimo
un pesante blocco di fango o
della vernice; meglio ancora se applicassimo lenti colorate e/o
filtri polarizzanti.  




La sonda Viking 1 (credits NASA)


Nonostante tutto, nel sito NASA dedicato alle Viking 1 e 2 non abbiamo
riscontrato nulla di particolarmente drammatico circa presunti problemi di polvere sulle
ottiche delle fotocamere.
Semmai il contrario: leggiamo che le Viking iniziarono ad inviare immagini già
pochi secondi dopo l’atterraggio (peraltro riuscito perfettamente). La
contraddizione arriva al suo culmine quando leggiamo che se l’aria di
Marte fosse completamente pulita dalle polveri vedremmo il cielo blu. Ed
infatti è vero.


Torniamo un momento alla Terra. Sul nostro pianeta l’aria non
è mai
completamente libera dalle polveri in sospensione anche se –
fortunatamente – l’azione degli agenti atmosferici ne impedisce un
accumulo eccessivo; eppure
il cielo rimane basilarmente blu. Quindi non comprendiamo il perchè su
Marte la situazione debba essere tanto forzatamente diversa.


Per concludere questa serie di riflessioni sul primo link, abbiamo trovato
stupefacente la frase finale secondo cui le future missioni potrebbero trovare un
cielo dal colore diverso. Un altro eloquente segno di incertezza più che
comprensibile e da non biasimare affatto. Può darsi che qualche Addetto ai
Lavori stia cercando, magari involontariamente, di prevenire eventuali
magre figure a causa di un certo modo di pensare così rigido e
contradditorio che dura da decenni. Forse nei prossimi anni avvenire, davanti ad un paesaggio
marziano che
non mostrerà più d’essere monocromatico, sentiremo (o
leggeremo) frasi del tipo: "Noi ve
lo avevamo detto che le cose potevano essere diverse…".



Soffermiamoci sul documento
inserito nella pagina


"orizzonte(2)"
.

Questa è
una trattazione molto ben curata, ricca e particolareggiata nei contenuti,
che ci aiuta a comprendere i meccanismi alla base del colore del cielo.
Ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole perchè Pianeta Marte.net ne aveva già parlato un anno e mezzo
fa (verso ottobre 2005) e, successivamente, anche sulla stessa Mars Gallery.

Quindi tutto materiale
validissimo che non può per certo avvalorare la tesi della perenne presenza di polveri
rosse in sospensione su Marte, tanto da tingere di rosso, rosa, arancione,
giallo o marrone il cielo 24 ore su 24 (è
proprio il caso di dirlo!). Al contrario, rileggiamo che: "Il colore del cielo
marziano cambierà secondo le condizioni atmosferiche. Dovrebbe essere blu
quando non ci sono state tempeste recenti, ma sarà comunque più scuro del
cielo diurno terrestre a causa dell’atmosfera più rarefatta di Marte".

Dunque, la querelle
dei "colori e dei cieli azzurri di Marte" in questi ultimi anni ha
raggiunto un livello di paradossalità senza precedenti, da rendere
talvolta patetico e poco serio un settore delle Scienze Planetarie che, a
nostro parere, meriterebbe più rispetto.



E’ giunto il momento di concludere la nostra trattazione riprendiamo questa
ottima illustrazione. Ed ecco le domande finali: Crederemmo forse che su Marte la
situazione sarebbe tanto enormemente diversa? Se ci trovassimo sulla
superficie di Marte come apparirebbe il cielo,
osservando la parte più breve di atmosfera
anche se ci fosse una certa presenza di polveri sottili? 


Quando aumenta il livello di opacità atmosferica, a causa delle polveri
e anche di una certa presenza di umidità, avremo cieli dalla tonalità
bianco-rosa.
Quando invece l’opacità è minima avremo cieli blu chiari all’orizzonte
che diverranno poi
sempre più blu scuri man mano che saliamo verso lo zenit. Poichè finora non abbiamo mai avuto
modo di osservare una tempesta di sabbia dalla superficie,
l’unico dato abbastanza credibile e coerente è che la dominante rosa
aumenterà su quella blu.


















Sei il visitatore numero:





Torna in alto