Ancora una volta l'impareggiabile professionalitÓ di Piero e Alberto Angela e della Rai Radio Televisione Italiana hanno fatto meritatamente centro nel regalarci un ora e mezza di autentica Storia dell'Esplorazione Spaziale.

La trasmissione di Rai Tre, Ulisse, ha ripreso il suo nuovo ciclo. Nella puntata di sabato 22 settembre 2007 Alberto Angela ha ripercorso tutte le fondamentali tappe che portarono l'Uomo sulla Luna. La Redazione, comprendenti Piero e Alberto Angela, merita il nostro sentito ringraziamento ed elogio per l'ottimo lavoro svolto, anche perchŔ questa puntata resterÓ quale straordinario documento a testimonianza della genuinitÓ del Programma Spaziale Americano.

Proprio dove oggi decollano gli Space Shuttle, tra il 1967 e il 1972 il Programma Spaziale Apollo divenne la pi¨ grande sfida che l'uomo abbia mai intrapreso nel corso della Storia fino ad oggi: mettere piede sulla Luna.

Ma il programma Apollo non deve essere necessariamente visto nella sua parte culminante. Gli sforzi compiuti dagli Americani per conquistare la Luna iniziarono oltre dieci anni prima con gli esperimenti missilistici ereditati dai vettori V2, utilizzati per fini bellici nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Durante il ventennio 1950-1969 la competizione spaziale si era focalizzata nei due blocchi USA-URSS e per molti anni furono proprio i Russi a mantenere un notevole vantaggio strategico e tecnologico.

I problemi da affrontare, nel tentativo di riuscire a portare con successo uomini sulla Luna, sarebbero stati numerosissimi e altamente rischiosi. Occorreva studiare, realizzare e collaudare un razzo vettore adeguato all'arduo compito; occorreva realizzare un sistema sicuro onde effettuare tutte le operazioni "in volo"; occorreva creare ambienti nei quali gli astronauti avrebbero dovuto viverci parecchi giorni; occorreva anche realizzare e collaudare tute spaziali sufficientemente flessibili per garantire un minimo di mobilitÓ agli astronauti e aria... Detto in poche parole tutto ci˛ potrebbe apparire fin troppo semplicistico, ma furono le missioni Mercury e Gemini a fungere da precursore, permettendo di affrontare una gran mole di problemi tecnici.

Con l'avvio del Programma Apollo nel 1967 iniziava la fase pi¨ importante: mettere a punto tutta la tecnologia necessaria per arrivare sulla Luna. Eppure incombevano sempre due costanti: i Russi con il loro Programma Spaziale e la fretta di batterli sul tempo. Furono proprio i satelliti spia della CIA ad individuare una piattaforma di lancio Sovietica con un vettore (l'N1) pronto per il decollo ad accrescere tale disagio. Di conseguenza l'industria Americana ebbe un surplus lavorativo eccezionale riuscendo a mantenere attiva la produzione delle numerosissime parti che avrebbero formato il Saturno V, il LEM e tutta la componentistica informatica di Terra e di bordo. Ovviamente, non si doveva sbagliare nemmeno un pezzo secondario, pena il fallimento dei lanci stessi!

Saturno V

N1

Comunque l'N1 sovietico esplose in volo, tutte le volte, poco dopo il decollo e gli USA si ritrovarono, per sfortuna dei Russi, in vantaggio pressocchŔ totale.

Partire, percorrere il tragitto Terra-Luna, atterrare sulla Luna, decollare dalla Luna e tornare sulla Terra avrebbe richiesto un sistema relativamente "leggero" e agevole; quindi alla NASA si pens˛ inizialmente di adottare un unico vettore per tutta la missione. Successivamente si pens˛ a due vettori che avrebbero poi svolto in orbita terrestre le manovre di aggancio tra il modulo principale e un secondo modulo lunare. Ma entrambi questi metodi sarebbero risultati troppo pesanti e pericolosi. Che accadde? Un "semplice" ingegnere di nome John Houbolt, mettendo al tappeto tutta la schiera gerarchica della NASA propose una soluzione diversa: un vettore unico contenente il modulo principale e un modulo lunare che avrebbero operato distintamente. Dapprina, nell'orbita terrestre, il modulo lunare sarebbe stato estratto ed agganciato al modulo principale; successivamente entrambi avrebbero percorso il tragitto Terra-Luna. Giunti sulla Luna, il LEM sarebbe sceso, mentre il modulo principale doveva restare in orbita; infine, terminata la fase esplorativa sulla Luna, il modulo lunare sarebbe decollato senza la sua piattaforma base e, riagganciandosi al modulo orbitale, potevano rientrare sulla Terra. Naturalmente il LEM ed il serbatoio del modulo principale alla fine si abbandonavano e rientrava in atmosfera solo la capsula abitativa.

Una tecnologia davvero straordinaria , ma non esente da problemi: l'Apollo 1 and˛ distrutta per un cortocircuito che fece incendiare la cabina, con i tre membri dell'equipaggio, satura di ossigeno puro ad alta pressione, per cui il portello non si riuscý ad aprire dall'interno. L'Apollo 13, sempre a causa di un cortocircuito, rischi˛ di andare in pezzi perchŔ esplose un serbatoio di ossigeno sul modulo principale (Odyssey).

Che dire dell'Apollo 11? La missione rischi˛ di fallire proprio nel momento pi¨ culminante, mentre il LEM era a pochi passi dal suolo lunare! Motivo? Un errore tra i computer e i radar. Pare che la telemetria da Terra dava valori diversi rispetto a quanto dicevano i computer di bordo. Cosý il punto previsto di atterraggio fu perso e, per una botta d'occhio del pilota, si trov˛ una piccola porzione di terreno adatta per un atterraggio quasi di fortuna. Oltretutto il carburante stava per finire (mancavano 10 secondi) e la velocitÓ di discesa era troppo elevata. La missione fu salvata, ancora una volta, grazie ad un personaggio "secondario" il quale disse di ignorare i dati dei computer e di procedere manualmente.

Altra "curiositÓ storica" era la presenza di un italo-americano, Rocco Petrone, alla conduzione delle missioni Apollo. Anzi, era italiano (lo Ŕ tuttora perchŔ ancora vivo), ma aveva solo 3 anni quando i genitori emigrarono in America. Laureatosi brillantemente al MIT fu notato e meritatamente acquisito dalla NASA.

Che dire infine a proposito delle tesi complottiste secondo le quali la NASA inscen˛ tutto? Beh... E' stato lo stesso Direttore Gene Kranz, intervistato da Alberto Angela, a rispondere con poche e convincenti parole:

  1. Chi avrebbe convinto i Russi se le missioni sarebbero state delle montature?

  2. Chi avrebbe convinto gli scienziati che, ben presto, si sarebbero accorti anche loro della messinscena?

  3. Chi avrebbe convinto i giornalisti, i veri detective dell'informazione?

Ad essere sinceri un'altra efficace risposta alle tesi complottiste la possiamo trovare nello stesso Piero Angela in persona! Chi ha seguito la trasmissione di sabato sera avrÓ senz'altro apprezzato rivedere alcuni frammenti di telecronaca dei lanci narrata dall'allora pi¨ giovane giornalista ed inviato speciale della Rai. Un Piero Angela con qualche ruga e qualche capello bianco in meno ma, immancabilmente, lui. Ci vuole un bel coraggio nel pensare che quest'uomo fosse stato convinto dalla NASA a raccontare una colossale farsa; o, magari, che si trovasse a Hollywood... In caso di dubbi si pu˛ sempre interpellare la Rai, i giornalisti di allora e di oggi (ivi compreso lo stesso Piero Angela) e chiedere quanto avranno intascato per partecipare ad uno spettacolo tanto ben inscenato.... C'erano 1 milione di persone al momento del lancio dell'Apollo 11 e tutta questa gente non potÚ vedere un modellino che decollava!

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SIAMO MAI STATI SULLA LUNA?

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