Marte Oggi9

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025



 

S P I R I T

Sol 1

Sol 33


Sol 63


Sol 93


Sol 123


 Sol 153


Sol 183


Sol 213


Sol 245


Sol 273


Sol 303


Sol 333


Sol 363


Sol 392


Sol 424


Sol 453


Sol 487


Sol 513


Sol 543


Sol 573


Sol 603


Sol 633



PREMESSA
L’argomento che ci
accingiamo a considerare non è affatto semplice, trattandosi di meteorologia. Poco importa se è Marte il
pianeta in questione: anche la meteorologia marziana, contrariamente a molti miti
e luoghi comuni, presenta certe complessità ed ha qualcosa in comune con quella
del nostro pianeta. Probabilmente, affrontare il tema basandoci sugli
stessi principi che governano la meteorologia terrestre potrebbe rivelarsi
di valido aiuto. Abbiamo inoltre dovuto compiere un lavoro approfondito
fatto di ricerche,
analisi, confronti e raccolta dati. Siamo andati a cercare negli archivi
della NASA quanta più documentazione possibile ed abbiamo anche cercato di
reperire informazioni scritte in diversi libri del
settore allo scopo di comprendere l’odierno grado di conoscenza circa le
tempeste di polvere (dust storms) che periodicamente sconvolgono la
superficie di Marte.



Luoghi comuni della letteratura
scientifica

Iniziamo subito mostrando
cosa si scrive riguardo ai dust storms in alcuni testi di divulgazione
scientifica. Per esempio nel libro "Alla scoperta del Sistema Solare" (tra
cui spicca anche la partecipazione della Dr. Margherita Hack), a pagg.
112-113, troviamo quanto segue: "Infine, le tempeste di polvere che si
estendono su tutto il pianeta, hanno effetti drastici sul clima … Le
tempeste di polvere, che sono una caratteristica di Marte, e che, come
accennato, si estendono spesso a tutto il pianeta, potrebbero essere
dovute ai venti causati da forti differenze di temperatura, come quelle
che si verificano in vicinanza delle calotte polari, fra le zone da cui il
ghiaccio si è ritratto e quelle ancora congelate. La loro esistenza era
nota da tempo ed è una delle cause principali che rendono spesso
impossibile osservare i particolari della superficie marziana."  
Peccato
però che non ci sia nemmeno un’immagine che mostri in modo convincente
tali tempeste di polvere. Sarebbe stato un ottimo elemento probatorio. Nel complesso, la maniera in cui viene presentato
il dust storm in questo libro sembra un po’ confusa. Precisiamo inoltre
che le tempeste di polvere sono anche una caratteristica della Terra, e
non solo di Marte e, come vedremo, non si verificano solamente ai poli.

AGGIORNAMENTO – A distanza di 5
anni dalla pubblicazione di questo articolo qualche immagine è stata
catalogata; tuttavia, nel complesso, la documentazione non è poi così
abbondante rispetto a quello che si dice sulle tempeste di polvere

Di ben altro tono è il
libro "La vita nell’Universo" di Luigi Bignami, Gianluca Ranzini e Daniele
Venturoli che, a pag. 234 dice: "… vi è l’insorgere di violente
tempeste di sabbia come quelle qui riprese dalla sonda Mars Global
Surveyor nel giugno del 2001 … le tre diverse tempeste …. hanno finito
per espandersi fino a confluire in un’unica enorme tempesta di sabbia di
dimensioni planetarie che ha oscurato la superficie di Marte per diversi
giorni".
Ed infatti, a sostegno di questa interpretazione, si trovano
due ottime immagini NASA/JPL, a pag. 235, che almeno sembrano comprovare
l’evento. A proposito del dust storm avvenuto nel 2001 ci soffermeremo
dettagliatamente più avanti; per adesso ci limitiamo a notare il pensiero
secondo cui la tempesta avrebbe oscurato la visuale per "diversi giorni".

Molto interessante è quanto
scrive il Dr. Stefano Cavina nel suo libro "Pianeta Marte" a pag. 58,
dove si sofferma sulla meteorologia marziana. Parlando dell’influsso
solare dice che "… è tale da provocare perturbazioni atmosferiche di
grande entità, in grado di scatenare variazioni climatiche ancora da
comprendere e grandi tempeste di sabbia"
. In pieno accordo con questa
affermazione anche noi riteniamo che la meteorologia di Marte abbia ancora molto
da svelare. Di conseguenza preferiamo comparare il
tutto con la meteorologia terrestre che, malgrado la sua maggiore complessità, offre
i migliori criteri per effettuare uno studio approfondito e completo.

Anche qui, a pag. 59, il Dr. Cavina scrive: "Le tempeste di maggior
entità si evolvono rapidamente su scala planetaria, avvolgendo nel giro di
pochi giorni, l’intera superficie del pianeta e perdurando per molte
settimane"
.  Da questa descrizione ci dovremmo aspettare di
poterne vedere qualcuna all’opera anche dalla superficie, in tal caso
avremmo una conferma diretta di tali fenomeni.

Non meno interessante è
quanto scrive la Dr. Margherita Hack nel suo libro "Dove nascono le
stelle"
a pag. 5, dopo aver mostrato un deludente quadro offerto dalle
sonde spaziali, afferma: "…. La superficie di Marte è desertica,
coperta di sabbia rossastra e le tempeste di polvere estese a tutto il
pianeta spiegano i cambiamenti di colore"
. Sebbene il libro sia nel
complesso molto interessante ed esauriente, non possiamo fare a meno di
notare, tristemente, come sia stato relativamente facile liquidare un argomento così complesso e
tutt’altro che relegabile a "eventi di serie B". Ovviamente il
libro non è stato specificamente scritto per approfondire Marte, ma per
spiegare i meccanismi che regolano la nascita e lo sviluppo dell’Universo.

Per gli amanti della
meteorologia segnaliamo il libro, curato dal Team del Colonnello Dr. Mario
Giuliacci,  "Manuale di Meteorologia" (in altre parole stiamo
parlando del Centro Epson Meteo). Poiché abbiamo volutamente scelto di
adottare un metodo comparativo dei fenomeni atmosferici di Marte con quelli terrestri, basta aprire
il libro a pagg. 34-35 per trovare il capitolo intitolato "Marte, il
pianeta più simile alla Terra".

Nella trattazione vengono messi in
relazione un numero davvero rilevante di similitudini tra le atmosfere di
Terra e Marte; ovviamente si evidenziano importanti differenze ma,
nonostante tutto, la nostra linea di analisi è stata ampiamente rafforzata
alla luce dell’autorevole parere di questi esperti meteorologi. Tuttavia
vorremmo fare una piccola puntualizzazione su una frase:
"La pressione media al livello del mare su Marte è invece modesta (appena
6 hPa a fronte dei 1013 hPa sulla Terra) perchè l’atmosfera è meno densa e
meno spessa di quella terrestre (in media 20 g per m3 contro i 1200 g per
m3 sulla Terra)"
.  Inutile dire che su Marte non c’è il mare,
pertanto parlare di "livello del mare" è errato. Esiste però un
particolare termine per Marte denominato "Punto Dato" il quale
rappresenterebbe il valore medio della pressione atmosferica tra minimo e
massimo punto di elevazione superficiale: essa, stando ai dati diffusi al
Pubblico, varrebbe circa 6,1 HPa. Interessante che la velocità dei venti
marziani, come spiega il libro, possono variare dai 2-10 m/s fino ai 20-30
m/s nelle tempeste di sabbia.




Luoghi comuni nei siti web




LINK 1
– Questo
soggetto, tratto dal sito 3B Meteo, prende in esame la meteorologia
marziana. Ci soffermeremo su una serie di "luoghi comuni" meritevoli di
particolare rilievo: "Tempeste di polvere, improvvise impennate
termiche o cali repentini della temperatura possono oltre agli altri
fattori ambientali mettere a rischio le due ben note missioni marziane
della NASA giunte ormai al loro terzo mese di attività".
Siccome
l’articolo è datato 13 ottobre 2005 ci stavamo chiedendo cosa volesse
intendere con "tre mesi di attività", sopratutto in considerazione del
fatto che sono trascorsi quasi due anni terrestri da che le sonde
esplorano Marte; pare che siano sostanzialmente intatte e nessuna tempesta
di sabbia le ha danneggiate.
"Non esistono fronti freddi o fronti caldi …"
Questo non è del tutto
vero e vedremo più avanti il perché. "Marte non va certo a fuoco
per l’effetto schermante della CO2 in quanto la densità dell’aria è almeno
1000 volte inferiore a quella della Terra. Al suolo la pressione media è
di 1 Hpa".

Nemmeno la NASA, per quanto sostiene che Marte possegga un’atmosfera
ipobarica, si è mai sognata di diffondere una tale notizia! Il valore di 1
hPa si presume esista su Marte a circa 25 km di altitudine. "Se sulla
Terra è il fronte polare o il fronte tropicale a determinare questi
cambiamenti, su Marte sono le tempeste di polvere e di vento".
 
Bene, ma cosa fa scatenare queste tempeste? Non sono forse dei valori
differenziati di pressione, determinati da fronti termici? "… con
venti di oltre 200 km/h che possono durare anche mesi o addirittura anni".

Sembra che questo sia più uno dei tanti "miti di Marte" più che un dato di
fatto. Se davvero si verificassero tempeste di sabbia da perdurare così a
lungo, e sopratutto regolarmente, ci si chiede in che stato dovrebbero
essere oggi Spirit e Opportunity. Avremmo dovuto ricevere almeno qualche
frame di tali eventi. E invece pare che non sia propriamente così. 



LINK 2
– In
questo articolo del Corriere della Sera web è interessante leggere come l’atmosfera
marziana sarebbe pari a 1/150 di quella
terrestre, in linea con le indicazioni della NASA. Notiamo inoltre quanto viene qui detto: "Esiste inoltre una notevole
differenza fra le temperature equatoriali e quelle polari e ciò crea,
soprattutto durante l’inverno, delle potenti aree di basse pressioni che
scatenano uragani, i quali
trasportano le abbondanti sabbie e polveri
dalla superficie fino a 30 km d’altezza"
.
Ecco un aspetto che spesso viene
sottovalutato da molti divulgatori scientifici: "uragani". Ma la domanda
che ci poniamo è questa: che senso ha parlare di basse pressioni in un
pianeta la cui atmosfera è già di per se a bassissima pressione? E come
potrebbe un’atmosfera tanto esigua avere la forza di sollevare e mantenere la sabbia a 30 km di quota,
dove la pressione sarebbe, a detta delle tesi ufficiali, meno di 1 hPa? Inoltre,
che senso ha parlare di inverno, come se fosse un evento univoco? Si da il
caso che, analogamente alla Terra, su Marte quando è inverno in un
emisfero è estate nell’altro. Di conseguenza, dato l’alternarsi delle
stagioni, dovremmo aspettarci di assistere a perenni tempeste di sabbia.



LINK 3
– Questa è sostanzialmente
una fonte tratta da Focus del 20 dicembre 2003.  Confermando la presenza
di tempeste di polvere questo breve articolo dice tra l’altro: "
Le
tempeste di polvere non sono inusuali su Marte: due anni fa, una delle più
forti registrate nell’arco di numerose decadi, si aggirò sul pianeta per
molte settimane".
Riferimento alla tempesta del 2001 osservata dal Mars Global Surveyor,
pare che sia stata praticamente l’unica serie di tempeste che da allora
hanno riempito siti e libri vari. La ripetitività a breve termine di tali
fenomeni tuttavia non è mai stata provata con certezza. Inoltre i timori
per le sonde si sono, per fortuna, dimostrati abbastanza infondati; è
evidente che le aspettative sono state basate su un certo modo di
concepire l’atmosfera marziana, probabilmente non del tutto esatto.



LINK 4
– Da questo breve
articolo sembrerebbe che anche nel 2003 qualche tempesta di vento si sia
manifestata, ma non si è trasformata in una tempesta globale, di
quelle che coprirebbero l’intera superficie del pianeta.  Ecco il
punto che ci interessa:

"Attraverso questo impressionante processo
Marte scambia parte del calore atmosferico tra le fredde regioni della
calotta polare nord, tuttora avvolta da nubi e oscurità, e le regioni più
meridionali verso est".
Dunque lo scambio termico, la differenza di
pressione in aree locali e altri fattori sarebbero alla base delle
tempeste di polvere. 


Volendo tentare di
tirare due conti
parrebbe che il principale luogo comune oggi diffuso
consista nel descrivere Marte quale teatro di regolari e violente tempeste
di sabbia che scaturirebbero sopratutto in concomitanza dei solstizi, allorchè la differenza termica tra estate ed inverno provocherebbe forti
sbalzi di pressione atmosferica; da questi fattori si attiverebbero moti
d’aria estesi e potenti, in grado di sollevare la sabbia finissima e
rendere opaca l’atmosfera al punto da impedire l’osservazione della
superficie marziana.

Se le cose stessero davvero così dovremmo poter quasi
"prevedere" i dust storms, grossomodo come si usa per
le previsioni meteo terrestri. In pratica abbiamo dei dati costanti: Marte
orbita in 687 giorni, quindi ogni 343 giorni circa avremmo un solstizio;
sappiamo che le calotte polari si ritraggono da un emisfero e si estendono
nell’altro; conosciamo il periodo di rotazione di Marte; sappiamo che ci
sono 42 milioni di km di differenza tra perielio ed afelio; si presume di conoscere
i valori di pressione, densità e composizione chimica dell’aria in superficie;
sappiamo grossomodo le presunte temperature superficiali che si possono
registrare in determinate zone del pianeta ed infine, ciliegina nella
torta, abbiamo tre sonde in orbita (al 2010: Mars Express, Mars Odyssey e
Mars Reconnaissance Orbiter) dotate di
sofisticati sistemi di rilevazione e monitoraggio. Cosa impedisce di poter effettuare delle previsioni meteorologiche?

E’ probabile che la
meteorologia marziana venga un po’ banalizzata ma, forse, sarebbe più
corretto che essa meriti una maggiore attenzione, sopratutto per
comprendere meglio i meccanismi che regolano il verificarsi delle tempeste
di polvere. In effetti, pare che questi eventi non
siano poi così frequenti come si pensava;
oltretutto le tempeste capaci di offuscare l’intera superficie del pianeta
si verificano
ancora meno di quanto si credeva.

Lo stesso scioglimento e ricongelamento delle calotte polari non è
necessariamente uguale ogni volta, ma potrebbe
variare. Molte osservazioni telescopiche, dove si osservavano possibili
tempeste di polvere, probabilmente non lo erano affatto, oppure si
trattava di eventi poco estesi. Inoltre, pare che la consuetudine oggi
generalmente diffusa sia quella di far apparire i dust storm marziani come eventi troppo estranei al nostro modo di
intendere, mentre invece si tratta di fenomeni non molto
lontani da quelli terrestri.



Spirit e Opportunity –
La permanenza su Marte dei due rovers ormai è arrivata a quasi 2
anni terrestri, praticamente è trascorso un anno marziano. Ciò significa
che Spirit e Opportunity dovrebbero aver ampiamente sperimentato le quattro
stagioni di Marte per intero. Quindi, se le teorie sui dust storms fossero
completamente vere allora sia Spirit che Opportunity in linea teorica
avrebbero dovuto cessare la loro attività a motivo dei danni provocati
dalla finissima sabbia spinta dagli impetuosi venti di un’atmosfera
estremamente tenue. Ma noi abbiamo preferito rendere l’idea attraverso le due sequenze di immagini che si
possono  vedere all’inizio e alla fine del presente articolo. Non c’è
dubbio che le immagini spesso e volentieri valgono molto più di mille
parole… 

Si
noti che i fotogrammi corrispondono a intervalli di circa un mese l’uno
dall’altro. Pare che i rovers non abbiano mai incontrato nessun dust storm
durante l’anno marziano. Eppure, stando alle teorie, avrebbero dovuto verificarsene
almeno un paio di proporzioni planetarie. Osservando attentamente i singoli frames, abbiamo sempre
terreni ricchi di particolari interessanti e cieli limpidi alternati a
cieli offuscati da un velo di opacità (forse nebbia e/o particolato a
bassa quota). Sarebbe stato davvero illuminante poter visionare qualche immagine
del vento che smuoveva la sabbia e che
ricopriva i pannelli solari dei rovers. Ma, cosa sarebbe accaduto qualora
uno strato di sabbia finissima avesse impedito il passaggio dei raggi
solari? Probabilmente la fine stessa delle missioni.
Insomma, dal gennaio 2004 a novembre 2005 nessun dust storm ha
intralciato l’esplorazione di Spirit e Opportunity se non proprio
recentissimamente ed in modo leggero. (arrivati al 2010 non si sono
verificati fenomeni globali classificabili come dust storms).


Il dust storm del 2001
Probabilmente è stato uno
degli eventi più interessanti seguito dal Mars Global Surveyor in questi
anni, riferendoci alla meteorologia di Marte. Nel corso di alcuni mesi
pare che si siano verificate una seire di tempeste di sabbia che infine
hanno confluito in un’unica mega-tempesta globale, tale da rendere la
superficie inosservabile. Dal momento che, stando alle tesi correnti,
l’atmosfera diviene opaca, resta molto difficile cogliere particolari
superficiali, come appena spiegato; tuttavia se si potesse riuscire ad
osservare la superficie dovremmo poter distinguere ad esempio qualche
fronte d’aria che spinge grandi estensioni di sabbia, magari porzioni di
suolo che vengono ricoperte e, magari, altre che vengono scoperte.

L’immagine qui sopra proviene dal sito
ufficiale dell’MSSS. Tra l’altro è disponibile un’intera
sezione dedicata ai dust storms; chiunque può consultarla ed esaminare la
relativa documentazione: non c’è proprio nulla di nascosto. Le nostre
perplessità nascono da ben altri fattori che ora prenderemo in
considerazione.

  • Dal frame del 1° giugno 2001 al frame del 31
    luglio 2001 c’è un lasso di tempo di quasi 2 mesi.

  • Non siamo stati in grado di trovare
    sufficiente materiale per documentare l’evoluzione di questo interessante
    fenomeno.

  • Per ragioni di studio e di correttezza
    nell’informazione avremmo gradito vedere un discreto numero di frames intermedi onde ottenere un quadro davvero convincente del dust
    storm.

  • Non siamo stati in grado di trovare
    sufficiente materiale per documentare l’epilogo dell’evento e confermare in modo definitivo la tesi dei dust storm globali.

Abbiamo trovato invece qualcos’altro che
reputiamo molto interessante, facente sempre parte del sito MSSS. Per
arrivare a tale documentazione siamo passati attraverso una news
dell’epoca pubblicata da Sky and Telescope web del 25 luglio 2001.

La sonda Mars Global
Surveyor dispone di un rilevatore chiamato TES (
Thermal
Emission Spectrometer). L’immagine che possiamo osservare a fianco
dovrebbe risalire al 23 luglio 2001. Cosa rappresenta la fascia rossa?
Indicherebbe la presenza di polvere nell’atmosfera. Non possiamo che
essere ben lieti di aver reperito la gif animata la quale mostra l’evoluzione
del fenomeno. Va precisato che uno degli effetti
della tempesta, a detta del commento di Sky and Telescope, è stato
l’aumento della temperatura atmosferica. In ogni caso, dato che reputiamo
questo articolo decisamente autorevole, ne indichiamo senza dubbio il
relativo


link

Per osservare l’evoluzione
della gif animata occorre che sia completamente caricata. Essa rappresenta
il dust storm nelle sue fasi avanzate fino al suo termine. Ricordiamo
infatti che il fenomeno sarebbe iniziato già da maggio 2001. La nostra
principale perplessità sta proprio in questo: se dunque il TES ha
effettuato un eccellente monitoraggio del dust storm globale, dove sono le
immagini intermedie che ne dovrebbero rappresentare lo svolgimento? Per
immagini noi intendiamo quelle normali, che riprendono il pianeta senza
colori aggiunti. Sappiamo che l’MGS descrive un’orbita polare,
quindi dovremmo in realtà possedere un numero di frames tali da poter
costruire una spettacolare animazione dell’intero dust storm, dalla sua
formazione fino alla sua conclusione. Come mai abbiamo l’animazione del
rilevamento termico e non di immagini naturali? Ecco cosa siamo riusciti a
trovare in casa MSSS:




Hellas/Syrtis Major – June 10, 2001

Tharsis – June 10, 2001




Hellas/Syrtis Major – July 31, 2001


Tharsis – July 31, 2001




Hellas/Syrtis Major – Sept. 24, 2001


Tharsis – Sept. 24, 2001

Con questo non si vuole
certamente screditare l’ottimo lavoro del personale tecnico NASA. Al
contrario ci rendiamo conto che sarebbe stato più utile fornire una
documentazione accurata, onde presentare questa serie di fenomenologie da
una prospettiva sicuramente migliore. Soprattutto vogliamo enfatizzare il
modo di fare scienza e informazione che non si dovrebbe semplicemente
limitare a liquidare un argomento con descrizioni semplicistiche.
Chi lo desidera può in ogni caso sfogliarsi tutto l’archivio dell’MSSS;
certamente troverà molta documentazione per fare confronti e
analisi personali in modo indipendente dai nostri presupposti.

Ed ecco una splendida
immagine ripresa dal Mars Global Surveyor che sembrerebbe mostrare proprio
ciò che descrivevamo prima: il vento che smuove la sabbia marziana
nell’arco di 3 giorni. Nel sito MSSS, dove abbiamo raccolto questo frame è
possibile leggere il caption originale NASA (che non trascriviamo, ma
invitiamo a consultare direttamente). Si direbbe che è stato quasi
provvidenziale il fatto di poter aver acquisito l’immagine. Ma anche qui
la nostra perplessità non manca: come è possibile che non siano stati
ripresi altri simili frames? Sebbene già questo dovrebbe essere
convincente, un numero maggiore avrebbe certamente costituito una solida
prova per le teorie attuali sui dust storms marziani.



Per concludere questa
serie di riflessioni, possiamo certamente affermare che i dust
storm di Marte sono fenomeni che necessitano una maggiore
comprensione, sopratutto per le implicazioni globali che ne
derivano:

  • Siamo in presenza di un’atmosfera
    davvero molto rarefatta come si dichiara da decenni?

  • E se invece l’atmosfera
    del pianeta fosse più consistente del previsto (sopratutto la parte
    a contatto con la superficie) come
    cambierebbero le nostre attuali concezioni di Marte?


Quando nel 2001 si verificò questo eccezionale evento noi pensavamo che la
MGS avrebbe dovuto incontrare serie difficoltà nel riprendere particolari
della superficie. Così, per confermare la supposizione,  abbiamo
visionato gli archivi dell’MSSS inerenti il periodo tra il maggio e il
dicembre 2001. Risultato? Le immagini panoramiche mostrano
effettivamente una maggior opacità; tuttavia anche le
immagini relative ad altri periodi mostrano un certo grado offuscamento.


Ma
la cosa sorprendente è che le immagini ad alta risoluzione mostravano
ottimi particolari della superficie planetaria. Abbiamo allora provato con fotogrammi
relativi a diversi periodi, sempre compresi nell’intervallo di tempo del dust storm, ed il responso non è mai cambiato: decisamente buone. Insomma,
se qualcuno le potesse vedere, senza sapere del fenomeno, probabilmente
penserebbe che siano immagini di Marte normali e senza tempeste di polvere
in atto.

Pertanto, la nostra opinione è che
questi fenomeni
meteorologici non sono esattamente come le teorie in voga tentano di spiegare. C’è qualcosa che
deve essere ancora meglio compreso. E, per avvallare la nostra tesi,
torniamo ai giorni nostri, dove Opportunity sta esplorando la
superficie.



Il dust storm di fine ottobre
2005 –


Resta inteso che il fenomeno del 2001 forse rimarrà nella storia
documentata di Marte come uno dei più intensi. Questo a dimostrare che
qualcosa probabilmente sta cambiando su quel pianeta. Eppure le teorie
maggiormente accreditate (lo ripetiamo) prevedono che i dust storms
globali siano eventi abbastanza ricorsivi, anzi, stagionali. Invece,
apparentemente, sono già poco frequenti quelli locali e meno ancora quelli
globali.


Sicuramente le sequenze di immagini di inizio e fine articolo sono già di per sé chiarificatrici. Molti addetti ai
lavori, scienziati ed appassionati hanno temuto per le sorti di Spirit e
Opportunity. Invece nulla del genere. Ci
sono tuttavia i segni, almeno così sembrano, di interazione del vento con
la sabbia.


Per esempio nel sol 543 di Opportunity le
striature del terreno assomigliano a qualcosa di smosso dal vento. Ma la
nostra curiosità è maggiormente rivolta al’impronta che il rover ha
lasciato nel terreno durante il Sol 483; se quella fosse sabbia
completamente asciutta come sarà stato possibile?
(su Marte i rovers pesano circa 40 kg ciascuno) A meno che non sia sabbia
asciutta, ma bagnata. In pratica fango situato proprio sotto lo strato
esposto alla superficie. Gli
scienziati suppongono che la sabbia di Marte sia soggetta a una coesione
straordinaria grazie a fattori chimici attualmente poco conosciuti ed in
via di studio. Noi non scartiamo a priori l’opinione degli scienziati
NASA, ma riteniamo l’ipotesi della "sabbia umida" (e satura d’acqua)
migliore. Vedremo cosa salterà fuori.


Perché tutto questo discorso?  Perché pare che tra la fine di ottobre
e gli inizi di novembre 2005, nei Sol compresi tra il 627 e il 629 si sia
abbattuto un dust storm nella zona dove si trova Opportunity. Infatti il 2
novembre 2005 la NASA ha diffuso il comunicato ufficiale nel sito dei
Rovers come si legge:



sol 627-630, Nov 02, 2005: Dusty Weekend

"The three-sol plan for
Opportunity’s sols 627 to 629 (Oct. 29 to 31, 2005) began well, with a
drive of 51 meters (164 feet) on the first sol. To allow as much time as
possible for driving on that sol, the rover’s usual post-drive imaging
from its new location had been planned for the following sol. Overnight,
Opportunity went into the deep-sleep mode for saving energy. The morning
after a deep sleep, the rover wakes up when solar panels start putting out
a prescribed level of energy. However, a dust storm in the Meridiani
region reduced sunshine enough on the morning of sol 628 that Opportunity
did not wake from deep sleep early enough for the first scheduled
activities of that sol. The rover’s onboard software properly put
Opportunity into self-protective automode for the day, so the rover did
not take the post-drive images. Analysis continued on Sunday, and the team
uplinked commands on Monday to resume activities. On sol 630, Opportunity
successfully took pictures showing the terrain surrounding its new
position. Dustiness of the atmosphere above Opportunity diminished a
little on sol 630, as indicated by increased output from the solar panels".

Così, a causa di apparente inattività da parte del rover, non abbiamo immagini in
primo piano del dust storm nella regione Meridiami. Possibile che anche questo
evento locale abbia
letteralmente colto di sorpresa i tecnici NASA considerati i
mezzi per monitorare Marte? Che dire di questa bellissima
immagine ripresa da Hubbe ST proprio nel periodo del dust storm?


A quanto pare la macchia gialla estesa dovrebbe corrispondere alla
tempesta di polvere di Meridiani Planum. E ci chiediamo ancora come sia
possibile che l’evento abbia colto così di sorpresa, perplessità peraltro
condivise anche da altri ricercatori (senza tralasciare poi le macchie
verdi e il bagliore azzurro nella regione polare). Per intanto vorremmo portare all’attenzione
qualche commento di alcuni studiosi italiani in merito ad un fotogramma
del Sol 627.


In the Kingdom of Meridiani Planum (2)
Cerchiatura Blu: un sasso di colore chiaro
(pensiamo la parte superiore di un outcrop) e, davanti ad esso,
due corpi scuri che non sembrano dei photo-artifacts ma che non
paiono neppure dei sassi.



Da notare, inoltre, la inusuale bassissima luminosità del
cielo di Marte il quale sembra davvero "scuro", come se il Sole
fosse stato coperto da uno spesso strato di nuvole (la NASA dice
che l’immagine è stata ottenuta alle 15 MLT. Non sappiamo quale
sia stato il filtro-colore usato).

Chiaro il concetto? Poi, ecco che arriva il
dust storm! Allora: era veramente inatteso oppure no?

Ma non finisce qui. Noi
ci aspettavamo pure – per ovvie ragioni – di trovarci di fronte ad un paesaggio per
lo meno sconvolto dal vento che, per poco densa che sia l’atmosfera di
Marte, avrebbe dovuto lasciare qualche segno tangibile. E invece, soffermandoci su
queste immagini scelte PRIMA e DOPO la tempesta, le cose non sembrano
essere tanto diverse. Come mai?

Sol
618

Sol
632

Certo, si notano chiaramente i
segni che, nel corso del tempo, il vento pare lasciare nel terreno,
ma tali segni fanno
pensare a un terreno umido più che secco. Perciò, verrebbe da
dedurre che
quando il vento soffia a fortissime velocità non sempre è in grado
di smuovere le sabbie più di tanto, e questo a causa della presenza di acqua
che tende ad appesantire e compattare il suolo. In simili condizioni
la finissima polvere non potrà essere sollevata e trasportata fino a quote elevate.
Ovviamente l’ipotesi più accreditata è che la
coesione della sabbia sia dovuta a fattori chimici non legati
all’acqua (ipotesi interessante ma da verificare). Diversamente,
quando la sabbia è
secca (o priva di fattori di coesione) il vento potrebbe avere
sufficiente forza da smuoverla e sollevarla fino a quote abbastanza
elevate.

Tirando altre due somme, se
Marte fosse davvero diverso da come è sempre stato descritto e
fatto vedere, per quale ragione bisognerebbe crearsi patemi
psicologici? Al contrario, dovremmo essere ben felici
di avere un altro pianeta a noi così simile e vicino. E dovremmo
essere ancor più motivati a conoscerlo ed esplorarlo senza però
strascicarci pregiudizi, timori inutili e orgoglio antropocentrico.


IL ROVER OPPORTUNITY –
La serie di stranezze
continua e diventa ancora più avvincente. Soffermandoci proprio sul rover Opportunity, non riusciamo a
capire come mai non sembri poi così impolverato come ci saremmo aspettati
dopo una tempesta di sabbia.

Attenzione a non farsi trarre
in inganno dalle differenze di tonalità prodotte dai filtri
applicati a ciascuno scatto. Se osserviamo dunque la sequenza di
immagini qui sotto notiamo una diversa luminosità cromatica tra il primo fotogramma del sol 627 ed il
secondo. Apparentemente, in soli 49 secondi, la polvere avrebbe ricoperto la
meridiana. Alle 12, 45 ce n’era ancora di più, ma dopo 4
minuti scarsi il sun dial era di nuovo quasi pulito. In un intervallo di
nemmeno 2 ore abbiamo visto la polvere apparire e sparire? Nulla
di allarmante: i filtri colore possono creare questa impressione.
Tuttavia, fosse anche vero, questo dimostra semplicemente che su Marte
il
vento è più che una blanda manciata di atomi a 6-7 hPa.

Ora soffermiamoci sul Sol 632. Dopo il dust storm dovevamo
attenderci una discreta quiete climatica e tanta, tanta sabbia
depositata sul rover. E invece no. Nel primo fotogramma la meridiana
sembra praticamente
pulita; dopo 3 minuti sembra piuttosto impolverata; dopo altri 3 minuti
circa sembra di nuovo pulita. Pertanto, gli effetti
della tempesta di polvere pare non abbiano sortito
rilevanti alterazioni generali. Consideriamo anche il fatto che i
rovers dispongono di una certa riserva d’energia in grado di permettere un
funzionamento in condizioni di bassa luminosità come dimostrato da
un certo numero di immagini riprese – apparentemente – all’alba, al tramonto e
di notte.


PRIMA DELLA TEMPESTA




Left Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 627 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately11:26:06 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 4 (601 nm). NASA/JPL/Cornell

Left Panoramic Camera
Non-linearized Sub-frame EDR acquired on Sol 627 of Opportunity’s
mission to Meridiani Planum at approximately 11:26:06 Mars local
solar time, camera commanded to use Filter 4 (601 nm). NASA/JPL/Cornell


DOPO LA TEMPESTA



Left Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 632 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately11:10:23 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 2 (753 nm). NASA/JPL/Cornell

Left
Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired on Sol 632 of
Opportunity’s mission to Meridiani Planum at approximately 11:10:23
Mars local solar time, camera commanded to use Filter 2 (753 nm).
NASA/JPL/Cornell




Left Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 627 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately11:26:55 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 6 (482 nm). NASA/JPL/Cornell

Left Panoramic Camera
Non-linearized Sub-frame EDR acquired on Sol 627 of Opportunity’s
mission to Meridiani Planum at approximately 11:26:55 Mars local
solar time, camera commanded to use Filter 6 (482 nm). NASA/JPL/Cornell



Left Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 632 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately11:13:33 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 7 (432 nm). NASA/JPL/Cornell

Left Panoramic Camera
Non-linearized Sub-frame EDR acquired on Sol 632 of Opportunity’s
mission to Meridiani Planum at approximately 11:13:33 Mars local
solar time, camera commanded to use Filter 7 (432 nm). NASA/JPL/Cornell




Right Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 627 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately12:45:17 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 1 (436 nm). NASA/JPL/Cornell

Right Panoramic Camera
Non-linearized Sub-frame EDR acquired on Sol 627 of Opportunity’s
mission to Meridiani Planum at approximately 12:45:17 Mars local
solar time, camera commanded to use Filter 1 (436 nm). NASA/JPL/Cornell



Right Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 632 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately11:16:35 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 6 (934 nm). NASA/JPL/Cornell

Right Panoramic Camera
Non-linearized Sub-frame EDR acquired on Sol 632 of Opportunity’s
mission to Meridiani Planum at approximately 11:16:35 Mars local
solar time, camera commanded to use Filter 6 (934 nm). NASA/JPL/Cornell




Right Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 627 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately12:49:53 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 4 (864 nm). NASA/JPL/Cornell

Right Panoramic Camera
Non-linearized Sub-frame EDR acquired on Sol 627 of Opportunity’s
mission to Meridiani Planum at approximately 12:49:53 Mars local
solar time, camera commanded to use Filter 4 (864 nm). NASA/JPL/Cornell



Right Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR acquired onSol 632 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately11:15:37 Mars local solar time, camera commanded to useFilter 2 (754 nm). NASA/JPL/Cornell

Right
Panoramic Camera Non-linearized Sub-frame EDR  acquired on Sol
632 of Opportunity’s mission to Meridiani Planum at approximately
11:15:37 Mars local solar time, camera commanded to use Filter 2
(754 nm). NASA/JPL/Cornell



Left Navigation Camera Non-linearized Full frame EDR acquired onSol 630 of Opportunity's mission to Meridiani Planum at approximately11:14:42 Mars local solar time. NASA/JPL

Dopo aver preso in esame questa documentazione, le cose
(secondo noi) veramente
straordinarie che balzano all’occhio sono due:

  • prima di tutto i pannelli solari
    pulitissimi del rover Opportunity.

  • le impronte nel
    terreno.

Pensiamoci bene: le tracce sono nette, precise e continue fino in fondo. Se
quella fosse solo sabbia secca probabilmente lo scenario sarebbe
stato molto diverso. Invece il terreno stesso appare simile al fango: è
perciò presumibile che tutto quel
terreno sia completamente inzuppato d’acqua. Non acqua
ghiacciata, ma acqua liquida mescolata con la sabbia. E questo forse
sta a spiegare il perchè la tempesta di polvere non abbia sortito
apprezzabili effetti collaterali. Ammettendo dunque che le cose
stiano realmente così, viene ancor più spontaneo domandarsi perché
non abbiamo fotogrammi e dati di rilievo della tempesta e dei suoi
effetti. Forse il problema di fondo è che fornire una spiegazione coerente
costava fornirne un’altra che ne richiedeva un’altra e un’altra..


ALTRI PRECONCETTI DISCUTIBILI –
Abbiamo talvolta letto, sia attraverso
internet che in vari libri, frasi fatte del genere: "nonostante la bassa densità e
pressione, l’atmosfera di Marte è in grado di sollevare ingenti quantità
di polvere durante le tempeste….".
Perchè non dimostrarlo
sperimentalmente?

Supponiamo di prendere un cubo di 4 metri di lato, ben isolato e pieno
d’aria a 6 hPa di pressione. Sistemiamo al suo interno un ventilatore
telecomandato ed una fonte di calore. Sulla parte che funge da pavimento mettiamo
sassi, pietruzze, sabbia e qualche litro d’acqua (ovviamente a pressione
così bassa l’acqua dovrebbe evaporare).
Facciamo partire il ventilatore e generiamo calore. Cosa
pensiamo che accadrà? Probabilmente è solo un esperimento ridicolo, ma è
anche probabile che ci fornirebbe una risposta esauriente di come certe frasi fatte
siano decisamente scontate e il più delle volte basate sul sentito dire.

Rendiamo l’idea con un diverso tipo di frase fatta:
"nonostante Tizio non mangia da 2 settimane è
riuscito a sollevare un peso da 40 chili e trasportarlo per 100 metri"
.
Questo è esattamente il valore della frase. La polvere non è leggera: si provi a riempire un
grosso sacco con del borotalco oppure
farina, oppure ancora cemento o, meglio ancora, con finissima sabbia. Anche a 1/3 di gravità
il loro peso avrà poi una certa rilevanza. Se poi li inseriamo in un
contesto dove l’aria avrebbe una densità pari a meno di 1/100 di
quella terrestre, saremmo proprio curiosi di vedere quanta polvere del
suolo verrà sollevata, fino a che altitudine e per
quanto tempo. Chiaro il concetto?

Sulla Terra ci sono molte
aree dove le tempeste di polvere si possono verificare, tra cui il Nord
America, l’Africa (sopratutto il deserto del Sahara), l’Arabia, la
Mongolia, la Cina ecc. Il motivo di tali fenomeni, come abbiamo già
appurato, è n genere legato (su zone semi aride) a correnti convettive che
si formano a causa dell’intenso riscaldamento del suolo. L’aria sopra la
sabbia diventa calda e tende a salire. Questo crea differenze di
temperatura e pressione così che i venti più freddi si appressano a
entrare nella zona di bassa pressione. Il risultato sarà l’alta velocità
dell’aria, tanto da smuovere la sabbia e creare un considerevole offuscamento della
visuale.  

Si osservi la foto
satellitare che mostra la nuvola di polvere di un dust storm
verificatosi nel 2000 sul Sahara. La nube di polvere è situata sopra
l’Oceano Atlantico. Quando si verificano tali tempeste sulla Terra i
mezzi di trasporto e le attrezzature di ripresa sono esposte alle
forti velocità del vento e alla sabbia, e possono arrecare danni.

Le due illustrazioni
sotto mostrano l’entità delle tempeste di polvere sulla Terra e la
loro potenza effettiva di sollevare la polvere. Teoricamente su Marte
ciò potrebbe accadere se la sabbia fosse effettivamente secca. Qualora
invece fosse
umida o bagnata diverrebbe più pesante e difficile da trasportare.
Rilevante è il fatto che le tempeste di vento per verificarsi
necessitano di un riscaldamento del suolo intenso. Suggerisce forse che
anche su Marte vi sono aree dove la temperatura sale davvero tanto?
La zona di Meridiani Plamun effettivamente è vicinissima
all’equatore, di conseguenza, durante il giorno potrebbe davvero
salire molto e interagire con zone a bassa temperatura. Ma resta la
questione fondamentale: quanto è densa l’atmosfera marziana?
Possiamo ipotizzare che attualmente è in atto un processo di
costante evaporazione d’acqua dal suolo ed inspessimento atmosferico? Sarebbe stato davvero
interessante osservare un dust storm sulla superficie di Marte come
questi accaduti sulla Terra.




o p p o r t u n i t y

Sol 1

Sol 33

Sol 63

Sol 93

Sol 123

Sol 153

Sol 183

Sol 215

Sol 243

Sol 273

Sol 303

Sol 336

Sol 363

Sol 393

Sol 423

Sol 453

Sol 483

Sol 515

Sol 543

Sol 574

Sol 603

Sol 618


Orbit Mars


U.S.A. Mars Society


Mars News

Mars Today

Picture of Day


Space.com


Messenger


Cassini-Huygens


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Apollo Image Atlas


Ceifan.org


Italian Mars Society


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La Repubblica Scienze


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