Elementi Vita Marte 2

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025


8 GIUGNO 2011

LA
SINAPTIC NETWORK GLOBALE DI MARTE

Generalmente, osservando le immagini della superficie
marziana rilasciate dalle varie Università
Americane (sotto l’egida della NASA) si pensa che quanto appaia ai
nostri occhi sia null’altro di ciò che effettivamente c’è, ma la realtà
nasconde qualcosa di assai più straordinario e incredibile. Finora
abbiamo tentato di descrivere quello che sta appoggiato sopra le sabbie,
le colline, nei crateri ecc. Ora invece andremo a descrivere quello che
sta sotto le sabbie, dentro le colline, sotto i crateri ecc…




Fig. 1. PIA03640. Le "pieghe" visibili nella
sabbia si pensa vengano prodotte dalle interazioni del vento
con le rocce, tali da generare le curiose venature a
connessione. Ma osservandole molto attentamente si intuisce
che probabilmente si tratta di ben altro…



Fig. 2. PIA03640. Abbiamo evidenziato un po’
alla bene meglio le venature della sabbia, abbastanza da
farci comprendere che le "pieghe" sono il risultato dell’interazione fra il
vento, i gusci e "qualcosa" che
sta sotto la superficie, la quale connette tutti i gusci fra
loro…

Il dr. Alessio Feltri la definisce "Synaptic Network" ed è in
sostanza una colossale e smisurata rete di "tubi biogenetici" alla quale i
gusci si collegano per attingere acqua ed altri elementi nutritizi.
Questa rete tubolare dovrebbe estendersi su tutto il pianeta, dal Polo Nord al Polo
Sud e, molto probabilmente, scende a profondità rilevanti. Non è facile
stabilire se essa sia un organismo unico oppure una sorta di struttura
composta da una "collettività" di
microrganismi, tuttavia non sarebbe da escludere nessuna delle due
ipotesi.
Naturalmente i "tubi" non possono essere facilmente osservati dato che si snodano
sotto la superficie visibile, ma capita sovente che alcuni d’essi
situati in un contesto periferico affiorano appena dalle sabbie e si confondono
piuttosto bene fra le dune, tant’è vero che nessuno li ha mai notati.
Eppure sono sempre stati sotto il naso di tutti. Scienziati compresi. 

Per fare un paio di
esempi, potremmo paragonare la rete tubolare di Marte al nostro
sistema circolatorio, dove l’arteria aorta e la vena cava stanno nel
punto più centrale del nostro corpo, mentre via via i condotti sanguigni
("tubi") si estendono fino a coprire l’intero organismo divenendo sempre
più sottili (vasi capillari). Oppure potremmo paragonarla alle radici
delle nostre piante che attingono dal terreno acqua e altri minerali
nutritizi e che possono raggiungere dimensioni ragguardevoli.




Fig. 3. PIA03640. Altro esempio di come le
"rocce" siano connesse fra di loro mediante i piccoli "tubicini" che passano
appena sotto la sabbia formando canali intrecciati. E’ comprensibile il fatto
che nessuno ci abbia dato peso, considerandoli solo delle insignificanti pieghe
create dal vento.




Fig. 4. PIA03640. Anche in questo caso abbiamo
tracciato alla bene meglio i piccoli condotti in blu per renderli più
distinguibili a tutti.

Nelle figure da 1
a 4 abbiamo cercato di rendere il più intelligibile possibile la
presenza di questi "tubicini" i quali – come si dovrebbe ben comprendere
– non solo collegano fra loro i gusci (le "rocce"), ma creano delle
connessioni multiple fra vari "tubicini" che, a loro volta, andranno poi
a collegarsi ad un condotto più grande (probabilmente nascosto
nell’immediato sottosuolo). Per coloro che avessero tempo e volontà di
cercare altre tracce di questa rete tubolare suggeriamo di dare
un’occhiata al fotogramma PIA11746 prestando però attenzione a non
confondere tutte le pieghette e le piccole dune sulla sabbia con i
tracciati dei suddetti tubicini. Evitiamo, cioè, di cadere nel laccio dell’eccessiva
suggestionabilità al punto da diventare come chi cerca facce su
qualsiasi nonnulla. Con un po’ di pratica e tanta pazienza si dovrebbe
riuscire nell’intento.

Qualche Lettore
avrà senza dubbio da ridire circa la fondatezza di simili asserzioni dal
momento che – come già detto – ne la NASA e nemmeno l’ESA hanno mai
diramato comunicati stampa inerenti la scoperta di una tale e complessa
strutturazione biologica su Marte. Vediamo allora di prendere in esame
altro materiale attinente che il dr. Alessio Feltri molto gentilmente ci
ha inviato.



Fig. 5



Fig. 6

Suggeriamo a
coloro che ne hanno la possibilità di indossare gli occhialini 3D perchè
sono stati allegati diversi fotogrammi elaborati con questo sistema.
Dunque, le figure 5 e 6 (Spirit, sol 338) mostrano in maniera più che
eloquente la presenza di questi "tubi" nel substrato dove le ruote del
rover hanno smosso e parzialmente scavato il terreno. Come appare fin
troppo chiaramente i condotti tubolari si snodano, si diramano e si
articolano in modo capillare. Sembrerebbe persino che le ruote di Spirit
ne abbiano spezzato alcuni in modo netto.  



Fig. 7



Fig. 8

La figura 7 è
un’immagine in 3D relativa al sol 121 di Spirit. Osservando attentamente 
si riesce a distinguere abbastanza bene la struttura tipicamente
"fibrosa" dei piccoli condotti tubolari che si estendono nel substrato
del terreno marziano. Anche la figura 8 relativa al sol 304 di Spirit
mostra – sia nella versione 3D che in quella 2D – la presenza di alcuni
piccoli condotti tubolari che emergono appena dal terreno. 


Fig. 9


Fig. 10

Ancora, possiamo
vedere un ulteriore esempio nella figura 9 (Spirit, sol 123) di
condotti fibrosi che emergono dal terreno smosso dalle ruote del rover.
Abbiamo inoltre degli esaustivi fotogrammi che ci mostrano alcuni
dettagli strutturali dei condotti tubolari nella figura 10 (Opportunity,
sol 217), nella figura 11 e nella figura 15 (Spirit, sol 376). Si riesce
quasi a intravedere la micro-tessitura di questi intriganti condotti
sinaptici che però rimangono difficili da interpretare qualora ne
volessimo dedurne la rispettiva composizione. Generalmente le
spiegazioni più accreditate dalla Comunità Scientifica vertono su
normali interazioni chimiche fra l’acqua che un tempo bagnava la regione
visitata dal rover e i minerali disciolti nel terreno. 


Fig. 11


Fig. 13


Fig. 14


Fig. 12


Fig. 15

Per cominciare ad
avere una sommaria idea sul perchè alcuni gusci sembrano talvolta
sfidare le leggi fisiche assumendo posizioni da equilibrista abbiamo un
esempio (figura 12 in 3D relativa a Spirit, sol 521) che ci mostra la
presenza di "venature" verticali situate nella parte bassa della
struttura. Probabilmente i "tubicini" si aggancino ai gusci permettendo
di penetrarli e trasferire acqua e nutrienti all’interno. Poichè il
guscio risulterebbe essere assai più leggero rispetto ad una pietra,
questi una volta agganciato tramite le fibre organiche potrà persino
penzolare su un lato senza cadere.

Il fotogramma 3D
di figura 14 (Spirit, sol 512) potremmo definirlo straordinario poiché
si può osservare un intero raggruppamento di questi "tubi" che sbucano
fuori dal substrato del suolo marziano. L’impressione che si ha in base
alla disposizione del filamenti tubolari è che siano stati tranciati o
comunque spezzati in blocco.



Fig. 16



Fig. 17

Per chiudere
questa parte non poteva mancare certo un piccolo saggio di –
probabilmente
– ciò che resta della rete tubolare situata sulla Luna. La figura
13 evidenzia appunto un esteso reticolo composto da "qualcosa" di
analogo ai condotti fibrosi di Marte nella regione del Monte Hadley (Per
approfondire consultare l’articolo

"Hadley’s
Inferno"
del dr. Alessio Feltri). Abbiamo detto che supponiamo si tratti di "ciò che
resta" in quanto dalla figura 16 sembrerebbe che anche sulla
Luna esistano "rocce" del tutto identiche ai gusci marziani, però fossilizzate. Vi sono solo deboli tracce di quelle
connessioni fibrose, sebbene nella parte DX del fotogramma si vede molto
chiaramente una "roccia" a sezione arcata esattamente come quelle
identificate nella regione di Husband Hill su Marte. Confrontando la
figura 18, qui sotto, con i paesaggi ripresi da Spirit e Oppurtunity
balza subito all’occhio l’incredibile similitudine di texture delle
"rocce", per cui dobbiamo ammettere che anche la Luna potrebbe aver
avuto un periodo durante il quale c’è stata una certa attività
biogenetica, forse cessata quasi completamente o forse non del tutto….


Fig. 18. Il terreno lunare ricorda alquanto la
superficie di Marte. Solo una coincidenza geologica?

2)
STRUTTURA, COMPOSIZIONE E FUNZIONALITA’ DELLA RETE TUBOLARE MARZIANA –
La rete tubolare di Marte non ha niente a che vedere con fantomatici canali d’irrigazione
costruiti da qualche Civiltà Marziana e nemmeno con le celeberrime
tubazioni di vetro o metalliche immaginate da svariati cultori
dell’archeologia spaziale. Come abbiamo già detto, si tratta piuttosto di
strutture
biologiche estremamente organizzate, ramificate e ripetitive. Per rendere l’idea,
il condotto più grande svolge lo stesso compito di quello più piccolo. Nella figura
19 possiamo
osservare un altro schema realizzato dal dr. Alessio Feltri il quale
mostra la strutturazione gerarchica di condotti tubolari all’interno di
un cratere marziano.

Fig. 19. Schema riassuntivo che mostra grossomodo
la connessione fra i tubi di una porzione di rete all’interno di un
cratere marziano. (Credits: dr- Alessio Feltri). 

Dal momento
che l’ubicazione di questa immensa rete biogenetica è la sub-superficie
di Marte, dobbiamo ragionevolmente concludere che essa sia fondamentalmente costituita dal medesimo materiale presente sul
pianeta. D’altronde la stessa Comunità Scientifica, in
linea di massima, è
favorevole nel ritenere il sottosuolo marziano una potenziale sede
di nicchie adatte allo sviluppo di forme di vita anche relativamente complesse.
Oltretutto è ormai risaputo che tanto l’acqua quanto il sale sono
entrambi presenti su Marte. Infine, persino l’esistenza di sostanze
organiche è un aspetto oggi riconosciuto, nonostante gli
interminabili e stucchevoli dibattiti
che durano sin da quando furono effettuati i famosi esperimenti
biologici delle Viking nel 1976.

Come abbiamo
detto poc’anzi,
i condotti tubolari si diramano per captare acqua e sali minerali dal sottosuolo marziano. Oltretutto, non sarebbe nemmeno da escludere che le
pareti di questi condotti siano fabbricate da microrganismi
simbiotici preposti a tale scopo esattamente come i
gusci creati a loro volta da altri tipi di microrganismi simbiotici.
La rete tubolare di Marte in sostanza fungerebbe da mezzo di
trasporto dell’acqua e di elementi nutritizi che alimenteranno tutte le forme di vita
presenti sull’intero pianeta le quali, in un modo o
nell’altro, "costruiscono" gusci e condotti tubolari come in un’immensa catena di
montaggio globale.  

Fig. 20. Canale in Coracis Fossae
situato nella regione di Bosporus Planum.

Soffermiamoci ora brevemente sulla
figura 20. Sebbene la maggior parte dei
canali visibili sulla superficie marziana potrebbero essere stati
scavati da antichi corsi d’acqua o da flussi di lava, non sarebbe da
escludere che alcuni d’essi siano invece la parte emergente di condotti tubolari
il cui percorso complessivo in realtà si diparta dalla superficie. In
sostanza, ciò che si vede rappresenterebbe solamente un tratto
dell’intero condotto. Non dobbiamo però tralasciare un fattore
determinante: i canali di solito non sono convessi, ma concavi, ed è proprio a motivo di errate interpretazioni
che sono poi sorte le teorie dei tubi artificiali fabbricati da una
presunta Civiltà Marziana. Il condotto tubolare potrebbe dunque trovarsi
immediatamente sotto la zona depressa del canale oppure – perchè no – è
persino probabile che la superficie ad albedo maggiore del canale sia
essa stessa la parete emergente del condotto.

Fig. 21. Da
quando sono state rese pubbliche queste immagini, molti
appassionati di "anomalie marziane" vi hanno visto in esse
l’evidenza di costruzioni artificiali opera di una non
precisata Civiltà Marziana. Tuttavia non si tratterebbe di
tubazioni artificiali fatte da esseri umanoidi, ma di canali
naturali formatisi sia ad opera di agenti idrogeologici che
biogenetici.

Indubbiamente il
fascino dei "tubi di vetro" (glass tubes) è notevole, tant’è
vero che questa idea per un certo tempo l’abbiamo
tenuta in elevata considerazione anche noi. Sebbene oggi non la rigettiamo
in modo ignominioso, riteniamo piuttosto che almeno un
certo numero di canali marziani debbano essere rivisti non tanto in chiave
ingegneristica, come prodotto di attività di origine artificiale, ma
come prodotto di attività biogenetica indigena. Ovviamente la maggior
parte degli scienziati pensano che l’alternarsi di tracciati regolari
all’interno dei canali sia dovuto alla presenza di dune prodotte da
antichi flussi d’acqua o dal debole vento marziano; certamente una
spiegazione plausibile, ma inefficace nel suo insieme. La
fig. 22 ci fornisce invece un eccellente supporto visivo per meglio identificare
queste linee quali "strutture di tipo fibroso" che si ripetono in continuazione, conferendo
dunque ai suddetti canali caratteristiche ancora più significative. Si
noti bene come le suddette strutture di tipo fibroso riescano facilmente a
sistemarsi pure all’interno di crateri in modo da creare forme di tipo
geometrico con collegamenti ai bordi.

Fig. 22.
Esempi di come la rete tubolare di Marte si snoda sulla
sub-superficie planetaria; si noti come in taluni casi
questi tubi biogenetici emergono appena in superficie
rendendosi visibili e dando l’impressione di strutture
artificiali. Immagini credits NASA ottenute dalla Mars
Global Surveyor


Ecco
un’altra serie di punti chiave del dr. Feltri a proposito della
"synaptic network" e dell’interazione con i gusci:

Perchè nelle Pancam le strutture
reticolari non si vedono?

  1. Perchè le foto "Pancam"
    sono trattate e quindi virtuali, per cui possono solo essere
    utilizzate per interpretare grossolanamente la forma dei
    gusci e non la loro composizione.

  2. Perchè la
    virtualizzazione comporta l’applicazione di una texture
    "lapidea" del tutto diversa dalla realtà, con metodologie
    che la NASA perfeziona da oltre 12 anni.

  3. Perchè se si vedessero in
    alta risoluzione non se ne potrebbe negare l’origine
    biologica

Ma se i gusci
sono dappertutto, come possono trovare l’acqua
sub-superficiale praticamente dovunque?

  1. L’intera
    superficie del pianeta è coperta da una fitta rete di
    fibre tubolari biancastre lineari a loro volta connesse
    da filamenti trasversali.

  2. Quando gruppi di
    fibre incontrano altri gruppi di fibre, si dispongono
    secondo strutture radiali, le cui costolature originano
    altri gruppi di fibre che si dipartono a 360° dal nodo
    radiale.

  3. Quelle che
    sembrano "dune" sono in realtà formate da depositi
    salini mescolati a sabbia e compattati da
    microorganismi, con evidente funzione di isolante.

  4. Le fibre sono in
    realtà fasci di filamenti paralleli, che conducono acqua
    e nutrienti praticamente ovunque.

  5. La presenza di
    nodi radiali potrebbe anche segnalare che i suddetti
    filamenti potrebbero anche condurre segnali di natura
    elettromagnetica, motivo per il quale ho parlato di
    "rete sinaptica".

VEGETAZIONE
MARZIANA –
Un
ultimo aspetto a proposito della "rete tubolare" marziana
menzionato dal dr. Feltri merita la nostra attenzione perchè
ci aiuta ancor più a comprendere le dinamiche
dell’interazione tra atmosfera e ambiente locale. E’
altamente plausibile che, in definitiva, si tratti di una
sterminata forma di vegetazione orizzontale. Cosa vorrebbe
indicare ciò? Ebbene, poichè la parte di atmosfera ad alta
densità è ubicata a contatto con il suolo (e non
mantenendosi tale che per pochissimi metri al di sopra) tale
forma vegetale non si è sviluppata come quella terrestre
crescendo in verticale, ma si è adattata sviluppandosi al
suolo e nel sottosuolo dove aria ed acqua sono facilmente
captabili. Questo aspetto demolisce le tesi secondo cui vi
sarebbero su Marte estese foreste di alberi alti decine se
non centinaia di metri. Come spiega il dr. Feltri, una tale
situazione implicherebbe presumibilmente l’esistenza "al
suolo" di un’atmosfera di tipo terrestre, ipotesi che
condividiamo largamente ma che da un punto di vista
volumetrico non
coincide con i dati ufficiali conosciuti. E’ infine da
ritenere (come anche la NASA ipotizza) che la proto-vita di
Marte non sia un qualcosa di primitivo, ma di precedente
alla vita terrestre; pertanto se l’immensa rete simbiotica
gusci-synaptic network esistesse da moltissimo tempo
potrebbe indicare la presenza oggi di grandi quantità di
petrolio di origine biologica nel sottosuolo marziano,
ipotesi che Pianeta Marte.net porta avanti dal 2007.
 


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