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LA
SINAPTIC NETWORK GLOBALE DI MARTE |
Generalmente, osservando le immagini della superficie
marziana rilasciate dalle varie Università
Americane (sotto l’egida della NASA) si pensa che quanto appaia ai
nostri occhi sia null’altro di ciò che effettivamente c’è, ma la realtà
nasconde qualcosa di assai più straordinario e incredibile. Finora
abbiamo tentato di descrivere quello che sta appoggiato sopra le sabbie,
le colline, nei crateri ecc. Ora invece andremo a descrivere quello che
sta sotto le sabbie, dentro le colline, sotto i crateri ecc…
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Fig. 1. PIA03640. Le "pieghe" visibili nella
sabbia si pensa vengano prodotte dalle interazioni del vento
con le rocce, tali da generare le curiose venature a
connessione. Ma osservandole molto attentamente si intuisce
che probabilmente si tratta di ben altro…
Fig. 2. PIA03640. Abbiamo evidenziato un po’
alla bene meglio le venature della sabbia, abbastanza da
farci comprendere che le "pieghe" sono il risultato dell’interazione fra il
vento, i gusci e "qualcosa" che
sta sotto la superficie, la quale connette tutti i gusci fra
loro… |
Il dr. Alessio Feltri la definisce "Synaptic Network" ed è in
sostanza una colossale e smisurata rete di "tubi biogenetici" alla quale i
gusci si collegano per attingere acqua ed altri elementi nutritizi.
Questa rete tubolare dovrebbe estendersi su tutto il pianeta, dal Polo Nord al Polo
Sud e, molto probabilmente, scende a profondità rilevanti. Non è facile
stabilire se essa sia un organismo unico oppure una sorta di struttura
composta da una "collettività" di
microrganismi, tuttavia non sarebbe da escludere nessuna delle due
ipotesi.
Naturalmente i "tubi" non possono essere facilmente osservati dato che si snodano
sotto la superficie visibile, ma capita sovente che alcuni d’essi
situati in un contesto periferico affiorano appena dalle sabbie e si confondono
piuttosto bene fra le dune, tant’è vero che nessuno li ha mai notati.
Eppure sono sempre stati sotto il naso di tutti. Scienziati compresi.
Per fare un paio di
esempi, potremmo paragonare la rete tubolare di Marte al nostro
sistema circolatorio, dove l’arteria aorta e la vena cava stanno nel
punto più centrale del nostro corpo, mentre via via i condotti sanguigni
("tubi") si estendono fino a coprire l’intero organismo divenendo sempre
più sottili (vasi capillari). Oppure potremmo paragonarla alle radici
delle nostre piante che attingono dal terreno acqua e altri minerali
nutritizi e che possono raggiungere dimensioni ragguardevoli.
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Fig. 3. PIA03640. Altro esempio di come le
"rocce" siano connesse fra di loro mediante i piccoli "tubicini" che passano
appena sotto la sabbia formando canali intrecciati. E’ comprensibile il fatto
che nessuno ci abbia dato peso, considerandoli solo delle insignificanti pieghe
create dal vento.
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Fig. 4. PIA03640. Anche in questo caso abbiamo
tracciato alla bene meglio i piccoli condotti in blu per renderli più
distinguibili a tutti.
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Nelle figure da 1
a 4 abbiamo cercato di rendere il più intelligibile possibile la
presenza di questi "tubicini" i quali – come si dovrebbe ben comprendere
– non solo collegano fra loro i gusci (le "rocce"), ma creano delle
connessioni multiple fra vari "tubicini" che, a loro volta, andranno poi
a collegarsi ad un condotto più grande (probabilmente nascosto
nell’immediato sottosuolo). Per coloro che avessero tempo e volontà di
cercare altre tracce di questa rete tubolare suggeriamo di dare
un’occhiata al fotogramma PIA11746 prestando però attenzione a non
confondere tutte le pieghette e le piccole dune sulla sabbia con i
tracciati dei suddetti tubicini. Evitiamo, cioè, di cadere nel laccio dell’eccessiva
suggestionabilità al punto da diventare come chi cerca facce su
qualsiasi nonnulla. Con un po’ di pratica e tanta pazienza si dovrebbe
riuscire nell’intento.
Qualche Lettore
avrà senza dubbio da ridire circa la fondatezza di simili asserzioni dal
momento che – come già detto – ne la NASA e nemmeno l’ESA hanno mai
diramato comunicati stampa inerenti la scoperta di una tale e complessa
strutturazione biologica su Marte. Vediamo allora di prendere in esame
altro materiale attinente che il dr. Alessio Feltri molto gentilmente ci
ha inviato.
Suggeriamo a
coloro che ne hanno la possibilità di indossare gli occhialini 3D perchè
sono stati allegati diversi fotogrammi elaborati con questo sistema.
Dunque, le figure 5 e 6 (Spirit, sol 338) mostrano in maniera più che
eloquente la presenza di questi "tubi" nel substrato dove le ruote del
rover hanno smosso e parzialmente scavato il terreno. Come appare fin
troppo chiaramente i condotti tubolari si snodano, si diramano e si
articolano in modo capillare. Sembrerebbe persino che le ruote di Spirit
ne abbiano spezzato alcuni in modo netto.
La figura 7 è
un’immagine in 3D relativa al sol 121 di Spirit. Osservando attentamente
si riesce a distinguere abbastanza bene la struttura tipicamente
"fibrosa" dei piccoli condotti tubolari che si estendono nel substrato
del terreno marziano. Anche la figura 8 relativa al sol 304 di Spirit
mostra – sia nella versione 3D che in quella 2D – la presenza di alcuni
piccoli condotti tubolari che emergono appena dal terreno.
Ancora, possiamo
vedere un ulteriore esempio nella figura 9 (Spirit, sol 123) di
condotti fibrosi che emergono dal terreno smosso dalle ruote del rover.
Abbiamo inoltre degli esaustivi fotogrammi che ci mostrano alcuni
dettagli strutturali dei condotti tubolari nella figura 10 (Opportunity,
sol 217), nella figura 11 e nella figura 15 (Spirit, sol 376). Si riesce
quasi a intravedere la micro-tessitura di questi intriganti condotti
sinaptici che però rimangono difficili da interpretare qualora ne
volessimo dedurne la rispettiva composizione. Generalmente le
spiegazioni più accreditate dalla Comunità Scientifica vertono su
normali interazioni chimiche fra l’acqua che un tempo bagnava la regione
visitata dal rover e i minerali disciolti nel terreno.
Fig. 11 |
Fig. 13 |
Fig. 14 |
Fig. 12 |
Fig. 15 |
Per cominciare ad
avere una sommaria idea sul perchè alcuni gusci sembrano talvolta
sfidare le leggi fisiche assumendo posizioni da equilibrista abbiamo un
esempio (figura 12 in 3D relativa a Spirit, sol 521) che ci mostra la
presenza di "venature" verticali situate nella parte bassa della
struttura. Probabilmente i "tubicini" si aggancino ai gusci permettendo
di penetrarli e trasferire acqua e nutrienti all’interno. Poichè il
guscio risulterebbe essere assai più leggero rispetto ad una pietra,
questi una volta agganciato tramite le fibre organiche potrà persino
penzolare su un lato senza cadere.
Il fotogramma 3D
di figura 14 (Spirit, sol 512) potremmo definirlo straordinario poiché
si può osservare un intero raggruppamento di questi "tubi" che sbucano
fuori dal substrato del suolo marziano. L’impressione che si ha in base
alla disposizione del filamenti tubolari è che siano stati tranciati o
comunque spezzati in blocco.
Per chiudere
questa parte non poteva mancare certo un piccolo saggio di –
probabilmente
– ciò che resta della rete tubolare situata sulla Luna. La figura
13 evidenzia appunto un esteso reticolo composto da "qualcosa" di
analogo ai condotti fibrosi di Marte nella regione del Monte Hadley (Per
approfondire consultare l’articolo
"Hadley’s
Inferno" del dr. Alessio Feltri). Abbiamo detto che supponiamo si tratti di "ciò che
resta" in quanto dalla figura 16 sembrerebbe che anche sulla
Luna esistano "rocce" del tutto identiche ai gusci marziani, però fossilizzate. Vi sono solo deboli tracce di quelle
connessioni fibrose, sebbene nella parte DX del fotogramma si vede molto
chiaramente una "roccia" a sezione arcata esattamente come quelle
identificate nella regione di Husband Hill su Marte. Confrontando la
figura 18, qui sotto, con i paesaggi ripresi da Spirit e Oppurtunity
balza subito all’occhio l’incredibile similitudine di texture delle
"rocce", per cui dobbiamo ammettere che anche la Luna potrebbe aver
avuto un periodo durante il quale c’è stata una certa attività
biogenetica, forse cessata quasi completamente o forse non del tutto….
Fig. 18. Il terreno lunare ricorda alquanto la
superficie di Marte. Solo una coincidenza geologica? |
Dal momento
che l’ubicazione di questa immensa rete biogenetica è la sub-superficie
di Marte, dobbiamo ragionevolmente concludere che essa sia fondamentalmente costituita dal medesimo materiale presente sul
pianeta. D’altronde la stessa Comunità Scientifica, in
linea di massima, è
favorevole nel ritenere il sottosuolo marziano una potenziale sede
di nicchie adatte allo sviluppo di forme di vita anche relativamente complesse.
Oltretutto è ormai risaputo che tanto l’acqua quanto il sale sono
entrambi presenti su Marte. Infine, persino l’esistenza di sostanze
organiche è un aspetto oggi riconosciuto, nonostante gli
interminabili e stucchevoli dibattiti
che durano sin da quando furono effettuati i famosi esperimenti
biologici delle Viking nel 1976.
Come abbiamo
detto poc’anzi,
i condotti tubolari si diramano per captare acqua e sali minerali dal sottosuolo marziano. Oltretutto, non sarebbe nemmeno da escludere che le
pareti di questi condotti siano fabbricate da microrganismi
simbiotici preposti a tale scopo esattamente come i
gusci creati a loro volta da altri tipi di microrganismi simbiotici.
La rete tubolare di Marte in sostanza fungerebbe da mezzo di
trasporto dell’acqua e di elementi nutritizi che alimenteranno tutte le forme di vita
presenti sull’intero pianeta le quali, in un modo o
nell’altro, "costruiscono" gusci e condotti tubolari come in un’immensa catena di
montaggio globale.
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Fig. 20. Canale in Coracis Fossae
situato nella regione di Bosporus Planum. |