Introduction

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025





Introduzione –

Questa area speciale di
Pianeta Marte.net, da sezione indipendente, è stata reintegrata a tutti
gli effetti nel portale principale.

L’importanza di avere una rassegna di
immagini è stata ampiamente premiata nel corso degli anni grazie alle
numerosissime visite e all’interesse suscitato nei Lettori. Naturalmente
continueremo ad inserire esclusivamente fotogrammi a colori sebbene ciò non significhi che
quelli in b/w debbano essere scartati o da ritenere inutili.

La nostra scelta operativa è solo una strategia studiata per
mettere il
Visitatore in condizioni di fare una valutazione personale fra varie
possibili interpretazioni dei colori di Marte, siano essi ritenuti
"veri", "approssimativamente veri", "quasi veri" e "falsi colori". Potrà
sembrare irrilevante, ma la percezione cromatica dell’ambiente marziano
(come per gli altri corpi celesti) non è un discorso banale in quanto osservare un cielo e un suolo
apparentemente monocromatici
o dalle tonalità incongruenti potrebbe dare origine a confusione e
fraintendimenti.

NELLA NOSTRA MARS GALLERY PER
OGNI IMMAGINE ORIGINALE NASA VE NE SARA’ ALMENO UNA RIELABORATA
NEL TENTATIVO DI RIMUOVERE L’ECCESSO MONOCROMATICO.

Sia ben chiaro che
non siamo certo nelle condizioni di affermare che le nostre elaborazioni e/o
teorizzazioni siano la luce divina portata in un mondo di tenebre. Abbiamo però una speranza,
ovvero quella di
suscitare sincero interesse verso tutti coloro che provano attrazione nei
confronti dell’esplorazione del Sistema Solare, con la mente sgombra da
pregiudizi di stampo cospirazionista, gossip-ufologico, pseudo scientifico
e pseudo religioso.

Ci auguriamo che la nostra Mars Gallery sia e resti un
luogo
di riflessione su quanto di affascinante si cela nei dintorni del nostro
caro Pianeta Terra. E mentre ammiriamo le immagini del paesaggio marziano
ricordiamoci bene che la Terra è la Nostra Casa e come tale dobbiamo
considerarla con grande Amore e Rispetto. Altrimenti a cosa serve voler mettere il naso su altri pianeti
e, allo stesso tempo, rovinare il nostro?





Marte ripreso dalla sonda
Rosetta. Qual è la dominante cromatica prevalente?  Credits ESA



Come sarà strutturata la Mars
Gallery –

La nostra rassegna di immagini
sarà organizzata in modo strutturale così da garantire una certa praticità e rapidità di
consultazione.
Quindi ci saranno le "small images" che faranno da
presentazione e la relativa pagina contenente i dettagli.

Inseriremo dove possibile il
link NASA per ogni serie di frame e caption originali, allo scopo di
garantire al Lettore la vera e comprovabile provenienza del materiale
trattato. Inseriremo poi la nostra rielaborazione dei medesimi frames
originali e relativi commenti.

Vogliamo che il Lettore abbia la piena
facoltà di verificare la genuinità della documentazione trattata, potendo
farsene un proprio giudizio così da essere in grado di esprimere critiche
a favore o contro quanto da noi espresso. In ultima analisi il nostro
lavoro deve esser chiaro che provenga non da invenzioni o immagini di
dubbia fonte, ma da fonti attendibili e certificate: la NASA.





Il mondo digitale, la
risoluzione e i problemi tecnici correlati –

Prendiamo
in esame ora alcuni modi di ottenere le immagini. Poichè il mormorio
intorno ai presunti falsi o veri colori del pianeta rosso dura ormai da
molti anni dobbiamo anzitutto comprenderne le cause. Come sarà facilmente
intuibile, la fotografia digitale non si basa sull’impressione che la luce
esercita sopra una pellicola fotosensibile.

La fotografia tradizionale,
quando il materiale utilizzato è di elevata qualità, solitamente offre
immagini e colori straordinariamente realistici, ma sfortunatamente non
abbiamo ancora avuto l’onore di inviare un abile fotografo a immortalare
il paesaggio marziano.

D’altro canto, la fotografia digitale si basa sulla trasformazione
dell’informazione reale in una serie di impulsi elettrici codificati come 0
e 1.
Analogamente alla registrazione audio digitale, nelle fotografie abbiamo
concetti paralleli: nell’audio si usa dire "sonorità a x bit" (dove x sta
per valori compresi tra 1 e 64) e "campionamento a x KHz" (dove x sta per
valori compresi tra un minimo di 8 e un massimo attuale di 192).

La
frequenza di campionamento standard (tipicamente detta
"qualità CD") si intende come "16 bit e 44,1 KHz al secondo". Nella
fotografia digitale oggi è altrettanto comune sentir parlare di "MegaPixel".
Tenendo conto che l’informazione visiva verrà anch’essa codificata
con rappresentazioni di bit, abbiamo una situazione paragonabile
all’audio: se consideriamo una superficie ipotetica di 15 pollici (pari al
tipico monitor di un computer laptop) possiamo suddividerla
in tanti puntini (pixel) che, messi insieme, ci permetteranno di ottenere
un’immagine. La combinazione tra il numero di pixel e la codifica in bit
dell’informazione potremmo definirla "risoluzione".

E’
facilmente intuibile che una risoluzione di 1,5 MegaPixel sarà certamente
migliore di una a 640×480, ed una risoluzione di 3,5 MegaPixel garantirà
immagini sempre migliori. Più aumenta la risoluzione maggiore sarà la
precisione delle immagini sia nella definizione che nei colori. Ma
aumentano anche le risorse necessarie per offrire una elevatissima
qualità (al 2010 le fotocamere commerciali hanno superato i 12 MegaPixel).


passiamo al piatto forte –


Fin qui
abbiamo fatto paragoni, tutto sommato, alla portata di tutti. Se adesso considerassimo che
le PanCam di Spirit e Opportunity hanno costi elevatissimi
possiamo immaginare quali sofisticate caratteristiche dovrebbero
possedere. Sfatiamo quindi un altro mito della NASA che, a detta di
alcuni, non avrebbe fornito al pubblico sufficienti informazioni circa le PanCam e altre importanti caratteristiche dei Rover. Non è
del tutto vero:
l’informazione esiste ed è reperibilissima. Spirit e Opportunity
dispongono di ben 8 filtri sulle PanCam per catturare i colori del
paesaggio marziano.




http://athena.cornell.edu/the_mission/instruments.html



PanCam di sinistra:

L1 – Vuoto

L2 – 750 (20)

L3 – 670 (20)

L4 – 600 (20)

L5 – 530 (20)

L6 – 480 (25)

L7 – 430 (PS) *

L8 – ND Solare 440

PanCam di destra:

R1 – 430 (PS) *

R2 – 750 (20)

R3 – 800 (20)

R4 – 860 (25)

R5 – 900 (25)

R6 – 930 (30)

R7 – 980 (LP) *

R8 – ND Solare 880




Credits:
NASA/JPL/Cornell



Credits:
NASA/JPL/Cornell

Ma non è
solo la Cornell University a fornire informazioni; anche la Planetary
Society offre utile materiale peraltro messo a disposizione dalla NASA:



http://www.planetary.org/mars/mer.html



http://www.planetary.org/mars/mer-inst-pancam.html
 



http://www.planetary.org/mars/mer-inst-navcams.html



http://www.atsnn.com/story/30048.html


Sopra:
PanCam, NavCam e MarsDial  Credits: NASA/JPL/Cornell


Finalmente entriamo nel cuore del problema
Il MarsDial viene
impiegato come strumento di calibrazione dei colori (oltre che come
meridiana). La NASA ha creato un ricco archivio pubblico di immagine
"grezze" dei Rover, ottenute attraverso differenti filtri. Per creare
un’immagine a colori occorre prendere almeno 3 frames grezzi ripresi con
filtri rappresentanti le tonalità base RGB. Occorre poi sovrapporle
opportunamente ed infine assemblarle per cavarne l’immagine finale a
colori.

Dobbiamo comunque aver chiaro
che riceviamo
"pacchetti di dati" ad alta risoluzione (piuttosto pesanti) da una distanza di
molti milioni di km, per cui occorrono potenti risorse hardware e software per
inviare e ricevere tali dati; occorre anche tenere a mente che le immagini digitali non
sono mai perfettamente identiche alla realtà. Di conseguenza dovremmo
essere in grado di comprendere la difficoltà di riuscire ad ottenere immagini davvero
realistiche al 100%.

Attenzione
però: questo non significa che sia totalmente impossibile ottenere immagini che si
approssimino ai veri colori dell’ambiente locale ripreso. Chiaro? Una cosa
è "difficile", altra cosa è "impossibile". Noi non crediamo affatto che
sia impossibile ottenere dei risultati di tutto rispetto.


Metodi
di elaborazione –
Holger Isemberg ha adottato la ricombinazione
RGB.



Credits:


www.areo.info
/mer 


Prelevando tre immagini originali grezze scattate con differenti filtri,
egli non fa altro che riassemblarle per ottenerne una, secondo il
suo punto di vista,
in "true colors". Isemberg sostiene che il risultato
consiste in un immagine "vera".

Certamente è un metodo
valido e, ci
pare di aver capito, adottato anche dai tecnici NASA e dal Team di
Lyle.org. Quello che invece lascia alquanto perplessi è il fatto
che i fotogrammi a colori NASA mostrino quasi sempre tonalità monocromatiche
con spinte su toni rossastri, talvolta simil-marrone o giallastri.

Ed è
proprio questo il guaio: dinnanzi a tali carnevali di colori non si riesce
più a capire bene quali siano quelli naturali. Eppure abbiamo constatato
con vero apprezzamento quanta tecnologia avanzata sia stata
impiegata per i Rover come anche per le Viking e la Pathfinder. Ogni
modulo ha svolto egregiamente
il suo compito di esploratore interplanetario.
Eppure il mormorio sembra non aver fine.

Ragioniamo
allora su un semplice aspetto di natura strettamente fisica:

  • il Sole che illumina la Terra è
    lo stesso sole che illumina anche Marte (ovviamente la quantità di luce
    sarà inferiore, ma sufficiente da rendere chiaro il
    paesaggio).

  • I gas atmosferici della Terra e di Marte sono, basilarmente, gli stessi;
    potranno cambiare quantità e pressione
    atmosferica, ma gli effetti sulle onde elettromagnetiche saranno
    fondamentalmente analoghi.

  • Il pulviscolo sollevato su Marte non è un fenomeno
    tanto "alieno" rispetto a come viene sollevato sulla Terra. Anzi, qualora su Marte l’aria
    fosse estremamente rarefatta
    anche la quantità di pulviscolo sollevato sarebbe irrilevante.

  • Le rocce terrestri e le rocce marziane possono non
    essere esattamente identiche nella composizione, ma non in modo
    esasperato.

Pertanto il paesaggio marziano mostrerà una ricchezza di
tonalità e colori con dominanti cromatiche locali che subiranno variazioni
notevoli. Eppure le monocromaticità è spesso la principale
peculiarità dei frames NASA.

Il Marte
che osserviamo dalla Terra, sia ad occhio nudo che nella visione
telescopica – definito comunemente "Pianeta Rosso" – corrisponde alla somma di tutte
le componenti cromatiche del pianeta. La dominante prevalente tende verso
l’arancione, indicativo di una probabile massiccia presenza di terreno
ossidato. Questa è la spiegazione ufficiale fino ad oggi più accettata e
diffusa.


Come elaboreremo
noi le immagini a colori –
Abbiamo
deciso di partire da una serie di presupposti così riassumibili:

  1. Supponiamo che altre volte
    le immagini, per evidenziare certi particolari del terreno, siano state
    esaltate in determinati colori o contrasti.

  2. Supponiamo che il personale
    NASA abbia spesso dei dubbi su come modulare i filtri in fase di
    assemblaggio delle immagini, basandosi allora su ciò che, secondo loro,
    dovrebbe essere il corretto modo di interpretare la realtà.

  3. Supponiamo che
    la quantità di dati sia elevata e si verifichino errori di trasmissione
    e/o ricezione.

  4. Supponiamo pure che, per una serie di pregiudizi di natura psico-sociologica, il personale NASA abbia scelto volutamente di spostare
    sul rosso (o giallo o marrone) i colori delle immagini, onde non
    creare nella popolazione sensazioni di disagio mentale dinnanzi ad un
    altro pianeta avente – più o meno – l’aspetto del nostro. Ma non di sabotarle in modo
    irreversibile (come qualcuno crede erroneamente).

In base a
tutti questi fattori riteniamo che
i veri colori di Marte siano il più delle volte solamente "mascherati"
attraverso un semplice sbilanciamento cromatico. Basterebbe quindi rimodulare la Palette RGB per centrare approssimativamente il reale aspetto del paesaggio
immortalato dalle sonde. Per verificare questa ipotesi abbiamo
fatto alcuni esperimenti di manipolazione RGB in condizioni normali a
terra notando poi gli effetti dello spostamento su una Palette a matrice
dinamica. I risultati sono stati davvero sorprendenti al punto che ci
siamo quasi convinti che veramente le immagini di Marte a colori sembrano ricordare
vagamente la visione che si otterrebbe indossando gli occhiali da sole
colorati.


sistema
di editing con Palette RGB a matrice dinamica


Attenzione ai software –
Abbiamo provato a fare qualche esperimento
usando due tipi differenti di software dedicati al video editing: uno a
matrice lineare e uno a matrice dinamica. In quello a matrice lineare le
modifiche seguono un percorso su una sola linea cromatica, rendendo
difficoltosa la rimodulazione delle altre linee cromatiche. In quello a
matrice dinamica le modifiche possono essere fatte contemporaneamente su
linee differenti della Palette RGB. Questo ci ha permesso di individuare
molto più rapidamente la possibile tonalità del paesaggio marziano più
vicina alla realtà. Seguono
alcuni esempi chiarificatori con relativi commenti.



Da immagini originali NASA/JPL.
Elaborazione: Credits Pianeta Marte.net

Come si può
notare nel frame (Viking 1) di sinistra tutto è caratterizzato da un
predominante colore rossastro arancione. Pare che il frame originale fosse
leggermente saturato. Tentando di rimuovere l’eccesso cromatico sono emersi
colorazioni decisamente più naturali. Il metallo della sonda ha
l’aspetto di metallo grigio-argenteo; il suolo è marroncino, tipico di un
paesaggio desertico ed il cielo è azzurrino con una discreta velatura
rosata (foschie e pulviscolo). 



Immagine originale: Credits
NASA/JPL. Immagine elaborata: Credits Pianeta Marte.net

Questo
fotogramma non avrebbe bisogno di commenti, ma ne vogliamo elargire uno noi.
A
sinistra l’originale NASA, a destra la nostra proposta. Ecco come cambia
radicalmente la percezione ambientale dei colori. Da una monocromaticità tendente al
giallastro dell’originale risalta ora un cielo biancastro-azzurrino,
mentre i famosi "martian paving" acquistano un colore quasi "calcareo".
Inoltre  la sabbia evidenzia a volte sfumature verdognole. E’
plausibile pensare a qualche forma di micro vegetazione? Oppure misture di acqua, solfati e
idrocarburi? Riguardando molto attentamente il frame
NASA forse ci accorgeremmo che i colori da noi ottenuti erano esattamente
lì, sotto il naso di tutti.


Immagine originale: Credits
NASA/JPL


Immagine elaborata: Credits Pianeta Marte.net

Anche qui
vale lo stesso discorso di prima. Abbiamo usato sempre la stessa modalità
correttiva. Notiamo un paesaggio desertico (Ares Vallis) e le "Collinette
Gemelle" in lontananza.

Tentando di
bilanciare l’eccesso cromatico spicca ora un
colore più vivace nella conformazione del terreno la quale ricorda
ancora una volta i deserti terrestri. Dal colore del cielo (celeste quasi
bianco) sembrerebbe
che la concentrazione di polveri sottili e umidità dovevano
essere piuttosto elevate.


Prima di
addentrarci nella Mars Gallery ed in risposta alle "vox populi" dei
forum –

Ringraziamo sempre e di cuore coloro che ci seguono e che parlano di noi
sui forum, ed apprezziamo sia i commenti favorevoli che quelli
con tono più critico in quanto ci hanno sempre permesso di migliorare il
nostro lavoro. Al di la delle certezze e delle incertezze 
individuali, la
nostra rassegna non pretende di essere la Verità Assodata: è
un’interpretazione. Pertanto, ci auguriamo possa risultare un valido tentativo
di rendere il paesaggio marziano verosimile. Tuttavia prestiamo attenzione a non dare
credito al "sentito dire" ed alle chiacchiere. Esempio:


Anche questo scatto fotografico proviene dalla sonda Rosetta (ESA),
ma a differenza del precedente – inserito in questa pagina
introduttiva – Marte ci appare cromaticamente diverso. Spesso
immagini del genere vengono presentate come "prova" che Marte è un
mondo dall’aspetto terrestre. Sfortunatamente la realtà è
leggermente diversa: il fotogramma è stato realizzato utilizzando un
filtro-colore. Lo scopo? Evidenziare certe caratteristiche
planetarie meno visibili in condizioni normali.


In mancanza di adeguata conoscenza si può facilmente rimanere suggestionati
da didascalie e commenti intriganti che molte volte si risolvono in
banali malintesi. Suggeriamo i Lettori della nostra Mars
Gallery di non lasciarsi prendere da eccessivo stupore, clamore e
suggestione davanti alle nostre elaborazioni, ma di consultate anche
le pagine successive.


Infine vogliamo ricordare che il Rayleigh Scattering avviene sulla
Terra e su Marte basilarmente in modo simile. Quindi la mattina e la
sera il cielo dovrebbe assumere colori rosati a causa del maggior
spessore dello strato d’aria che i raggi devono attraversare e per
le particelle di polvere e/o goccioline d’acqua in sospensione.
Durante il giorno invece l’atmosfera funge in modo più efficiente da
dispersore, la quale fa passare tutte le frequenze, ma tende a
disperdere il blu, che verrà diffuso dagli atomi di gas abbastanza
distanti fra loro.

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