Intervista Robert Zubrin

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025











30 agosto 2010


È stata annunciata la X
European Mars Society Convention


22- 23 ottobre 2010

PIAP Conference Center, Aleje Jerozolimskie 202, Varsavia,
Polonia


Per ulteriori informazioni clicca


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23 giugno 2010 –

Sul numero di mercoledì 23 giugno del quotidiano
La Stampa
è

stata pubblicata l’intervista a Robert
Zubrin realizzata da Antonio Lo Campo nel corso della IX
European Mars Society Convention
tenutasi ad ottobre.

”In quattro a spasso su Marte” –
Intervista a Robert Zubrin

ANTONIO LO CAMPO – "Si deve puntare alla conquista
umana di Marte. Si tratta anche di una ragione culturale: oggi abbiamo
bisogno di una nuova meta e di una nuova frontiera come quella della Luna,
lanciata da John Kennedy nel 1961". Parola di Robert Zubrin, considerato
l’uomo che ha ereditato da Werner von Braun i sogni per posare il piede
sul Pianeta Rosso.


dr. Robert Zubrin

"Marte – spiega – è un pianeta
straordinario, il più simile al nostro per il suo passato, e non ci
ha ancora svelato molti dei suoi segreti, compresi quelli sulla
vita. L’entusiasmo che susciterebbe una missione simile non avrebbe
precedenti". Ex ingegnere capo alla Lockeed Martin e fondatore della
societa’ di ricerca "Pioneer Astronautics", è presidente di "Mars
Society Usa", l’organizzazione internazionale che vuole convincere
opinioni pubbliche, esperti e governi che ciò che è considerato
difficile e costoso è in realtà possibile. La fama arriva negli Anni
90, quando presenta uno studio per inviare in tempi brevi un
equipaggio su Marte – denominato "Mars Direct" -, e da allora la sua
campagna prosegue senza sosta. La missione – spiega – è fattibile e,
punto fondamentale, con le tecnologie attuali, come ribadisce nella
versione italiana del suo libro "The case for Mars", che si avvale
di un’introduzione di Arthur Clarke.

 

 

Ingegnere, il presidente Barack Obama ha spento
molti sogni della Nasa, sia lunari sia marziani. Per lei è un brutto
colpo, non è così?

"E’ chiaro che tutto dipende dalla volontà politica.
Eppure, se decidessimo di andare oggi su Marte, potremmo arrivarci entro
un decennio e con i mezzi di oggi. Un razzo vettore della capacità del
Saturno 5, come quello per i voli Apollo, sarebbe sufficiente: l’Ares 5,
in via di progettazione, è un razzo di quella classe: ne basta uno così
per spingere su Marte un carico automatico di 45 tonnellate. Due anni
dopo, con un carico identico e un razzo dello stesso tipo, possono partire
4 astronauti, a bordo di un’astronave che permetterà la discesa sul
pianeta. L’equipaggio troverebbe un habitat già pronto, che diventerà
l’astronave per il ritorno".

E il carburante?

"Sarà stato prodotto dal veicolo stesso, su Marte: è il
”segreto” di ”Mars Direct”. Portarsi dietro, fino a Marte e ritorno,
tutto il carburante sarebbe troppo complesso".

Quanto dovrebbe durare il viaggio del mezzo
"abitato" e quanto costerebbe la missione?

 "Sfruttando le finestre di lancio, cioè il
momento in cui Terra e Marte si trovano nella posizione più vantaggiosa,
l’andata può durare 6-7 mesi, mentre per la permanenza sul pianeta bisogna
valutare 2 opzioni: di qualche settimana o di un anno e mezzo.
Naturalmente le 2 opzioni richiedono tipi diversi di rifornimento e
attrezzature logistiche differenti. Quanto al costo, prevedo 60 miliardi
di dollari per la prima missione e 20 per le successive".

Che tipo di motori si dovranno usare: "tradizionali"
o di nuova concezione?

"Bastano quelli oggi in uso, chimici, aumentandone
l’efficienza. Realizzare un propulsore nucleare richiederebbe troppo
tempo. Ma sul modulo da spedire prima degli astronauti potrebbe essere
montato un piccolo reattore nucleare, accanto a un carico di idrogeno.
Così, sfruttando l’atmosfera marziana, si produrrà il propellente, metano
e ossigeno liquido, necessario all’astronave per il ritorno".

Immaginando di partire a breve, quali sarebbero i
problemi ancora da risolvere e, soprattutto, i rischi?

"Partire per Marte entro un decennio comporterebbe meno
rischi della prima missione Apollo sulla Luna, quando le tecnologie
dell’epoca non erano in grado di garantire alti livelli di sicurezza.
Certo, anche tentare lo sbarco su Marte non sarebbe uno scherzo, ma credo
che saremmo comunque in una condizione di sicurezza. I problemi da
risolvere, piuttosto, riguardano la schermatura dell’astronave abitata,
durante il passaggio di regioni dello spazio attraversate da forti
radiazioni".

Molti esperti ritengono che i problemi siano
maggiori.

"Quando Colombo partì per le Americhe, lo fece con
mezzi della sua epoca, molto spartani. Ma erano gli unici. Avrebbe potuto
aspettare o lasciare l’avventura alle generazioni successive, ma lui si
imbarcò nell’impresa perchè, prima o poi, qualcuno doveva riuscire. E’
questo lo ”Spirito di Ulisse” che contraddistingue da sempre la
conquista dello spazio".

E l’idea di utilizzare la Luna come tappa?

"Sono favorevole al ritorno sulla Luna, ma utilizzarla
per andare su Marte non sarebbe conveniente".

I fondi, comunque, sono stati tagliati. A
Washington, in realta’, si guarda altrove.

"Quando Kennedy annunciò nel 1961 che gli Usa sarebbero
andati sulla Luna entro un decennio, le motivazioni politiche erano molto
forti. Ma quel momento era ben peggiore rispetto a oggi. E la Luna veniva
considerata come un sogno, quasi irraggiungibile, un po’ come oggi è
Marte. E, invece, la sua conquista è possibile, anche grazie alla
cooperazione internazionale. Sarebbe un evento straordinario, capace di
unire tecnologia e coraggio".

Per informazioni:

sito web:
http://archivio.lastampa.it

email:
[email protected]

Pubblicazione: [23-06-2010, TUTTOSCIENZE,
NAZIONALE, pag.29] – Sezione: TUTTOSCIENZE. Autore: LO CAMPO ANTONIO


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