Misere Ricchezze Esa

AUTORE
Matteo Bianchi
Matteo Bianchi
Esperto di Mystery Box
Specialista in recensioni di siti Mystery Box
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2025


2 maggio 2007


LE
MISERE RICCHEZZE DELL’EUROPEAN SPACE AGENCY


del dr. Gialuigi Barca e Lunar Explorer Italia


“…Governare è far credere…” (Niccolò
Macchiavelli)


Nel Vecchio Continente, la
nostra cara (e “vecchia”, appunto) Europa, possiamo trovare davvero
un po’ dappertutto le tracce e le evidenze di un’antica e
ricchissima creatività artistica, nata da spiriti sensibili e
fantasiosi, capaci di eccellere nelle varie Arti.

Così, almeno, fu in passato.

Ma oggi? Oggi c’è ancora
qualcuno che, a quanto pare, nutre nuovamente una passione
irresistibile per l’Arte Grafica, esibendo dei super-tecnologici
disegni e degli affascinanti (sebbene alquanto improbabili) ritratti
che arrivano, addirittura, dallo Spazio!

Di chi stiamo parlando? Ma dell’ESA, ovviamente!

Della splendida e
Dannunzianamente immaginifica Agenzia Spaziale Europea.

Quando, tra la fine del 2003 e
l’inizio del 2004, la Sonda Europea Mars Express
cominciò il suo lavoro di perlustrazione (orbitale) del Pianeta
Rosso, tutti i Ricercatori ed Appassionati di Scienza e Planetologia
si aspettavano (probabilmente a ragione) delle grandi novità, ma la
prima doccia fredda arrivò con la perdita (?) del piccolo-grande
Beagle 2, il Rover che avrebbe dovuto portare sul
suolo di Marte alcune delle tecnologie più avanzate per lo studio e
l’analisi del medesimo.

Considerazioni “postume”?

Succede.

Del resto, purtroppo, può
sempre capitare un errore od una disgrazia, su qualsiasi mondo ed in
qualsiasi campo…

Ma per fortuna restava l’Orbiter,
con tutte le sue spettacolari dotazioni e le sue incredibili
telecamere rivolte verso il Pianeta Rosso: telecamere in grado di
fornirci – ESA dixit – immagini e dettagli mai
visti prima.

Ed infatti, sulle prime, qualche vera fotografia ci arrivò:
bellissima ed affascinante.

Ma ben presto, e quindi così continuando sino ad oggi, l’ESA
prese la mala abitudine di rilasciare al Pubblico delle pseudo
immagini incredibilmente elaborate, digitalizzate e virtualizzate le
quali, di conseguenza, tanto apparivano (ed appaiono) intriganti e
sorprendenti quanto erano (e sono) false ed ingannevoli.

Ad esempio, già il 19 Gennaio
2004 il Sito Ufficiale dell’Ente Spaziale Europeo ci presentò una
“spectacular stereoscopic colour picture” che avrebbe dovuto
mostrare alcuni Canyons della Valles Marineris (con un
dettaglio di 12 metri per pixel) e fu proprio da questa prima (e
sventurata) esperienza che sarebbe dovuto risultare subito molto
chiaro a tutti – Professionisti e Dilettanti – che l’idea di usare
queste immagini per fare della Ricerca “a tavolino” fosse, se non
del tutto inutile (anzi: errata in nuce), per lo meno assai
rischiosa.

Pensate che stiamo esagerando?

E allora guardate il frame
super-elaborato ESA che segue: in esso, una serie
di gradoni del tutto inesistenti (trattasi di meri vizi di
elaborazione), ma simili a scale di antiche piramidi si mostrarono
sulle montagne, aggiungendo un ulteriore (ma del tutto falso e
gratuito) mistero ad un contesto comunque alieno e, quindi, già (ed
in sé) anomalo per definizione.

Vedete? Ora, il fatto di
chiamare questa immagine “fotografia”, magari aggiungendoci anche un
“originale”, equivale, a nostro parere, al visionare un famosissimo
quadro di Andy Warhol che ritrae Marylin
Monroe
(vedi sotto) e quindi uscirsene fuori asserendo che
quell’Opera è una foto della grande attrice…

Una foto?…beh, diciamo una “pseudo-foto” o una “quasi-foto” o…una
“mezza foto”.

Ed una “pseudo/quasi/mezza foto”, in fondo, concreta una
“pseudo/quasi/mezza verità”.

Ma, per farla breve, se le “mezze verità”, nell’Arte, come spesso
nella Vita, sono solo delle Verità Imperfette, le “mezze verità”,
nel campo della Scienza (anche quella di confine), finiscono solo
per essere delle “intere stupidaggini”.

In effetti il commentare
queste digitally-created pictures come se fossero delle autentiche
fotografie orbitali non è mai stato un problema per l’Ente Spaziale
Europeo per il semplice motivo che i loro Responsabili, nelle
captions alle immagini da loro stessi predisposte, non hanno mai
nascosto questo (chiamiamolo) “vizio” di partenza.

Le annotazioni ESA ai frames, infatti, comunque
spiegavano (sempre o quasi…) come essi rappresentassero delle mere
elaborazioni – tridimensionalizzate ed in falsi colori – di alcune
Regioni Marziane fotografate da Mars Express (dove
si possano trovare gli originali “RAW”, e cioè le foto nude e crude,
all’ESA non sembrano volerlo dire…ma questo è tutto
un altro discorso che, magari, affronteremo in futuro).

Comunque sia: tutto qui?

Certamente no!

Dal bizzarro (e comunque un
poco scorretto, a nostro avviso) comportamento dell’ESA, sono nati
svariati malintesi.

E, assieme ad essi, tantissimi problemi “interpretativi”.

Alcuni di questi problemi si
sono posti soprattutto in Italia (un Paese di “Creativi”, oltre che
di Poeti, Santi e Navigatori…guarda caso), allorché un elevatissimo
numero di Anomaly Hunters, muovendosi sulle orme di qualche
Autore che ha usato questi scatti digitalizzati per i suoi lavori,
si sono sbizzarriti a vedere delle (strane) costruzioni sul Suolo
Marziano.

Insomma: questi veri e propri “Disegni Made in ESA”, belli
da guardare, ma inutili ai fini di una qualsiasi analisi scientifica
o para-scientifica, vennero invece studiati sin nei loro minimi
dettagli, usandosi fiumi di parole che descrivevano torri, strade e
città situate in varie zone del Pianeta Rosso.

Favole, ovviamente.

Ma, tutto ciò…Cui prodest?

Dipende. In fondo, il fatto di
aver dato nuova linfa allo studio delle Anomalie Spaziali può
sicuramente essere considerato, in Valore Assoluto, un elemento
positivo. Ma fra le tante (diciamo pure troppe…) discussioni
derivate dalle prime (ed un bel po’ capziose…) interpretazioni su
quanto ripreso negli pseudo-frames ESA Mars Express,
l’equivoco di partenza non fu MAI minimamente menzionato.

Ora, se lo studio delle
immagini orbitali, come sapete, è già di per se stesso alquanto
rischioso e, a detta di molti Scienziati – vista la naturale
ambiguità di queste istantanee, dovuta a motivi tipo l’altitudine,
l’angolo di ripresa, l’ora dello scatto ed il conseguente
posizionamento del Sole rispetto all’orizzonte locale etc. –,
addirittura “fuorviante” (!), come sarà mai logicamente e
razionalmente possibile riconoscere allora una (anche) minima
valenza, in termini di affidabilità ed oggettività, a degli studi
che non sono neppure stati svolti su immagini “reali”, bensì su
“ricostruzioni digitalizzate di (supposti) frames orbitali” (come l’ESA
stessa ha tranquillamente ammesso)?

Ai Posteri l’ardua sentenza.
Et procedemus

Prendiamo un’elaborazione
digitale divenuta “famosa” in seguito alla momentanea rimozione
della medesima dal Sito ESA,  avvenuta poco dopo la
sua pubblicazione.

In questo – comunque stupido – gesto (probabilmente determinato non
solo da ragioni meramente organizzative, ma anche – e soprattutto –
da motivazioni direttamente legate alla scoperta, da parte di alcuni
Alti Funzionari ESA, che alcune immagini proposte
dal Sito Ufficiale Mars Express (immagini quindi e
per definizione protette da un Diritto di Copyright Originale
in favore dell’Agenzia Spaziale Europea) erano state usate per
fini, diciamo così, in  parte “divulgativi”, ed in parte
“commerciali”) alcuni hanno cercato di riconoscere il verificarsi di
un vero e proprio “cover up”.

Ora, a parte il fatto che un
“cover-up” fatto in questo modo sarebbe semplicemente ridicolo (ed i
Signori che si occupano di queste cose non scherzano mai…), qui si
sta comunque dimenticando il fatto – incontrovertibile – che le
immagini originali RAW Mars Express (a prescindere
dalle “sparizioni” occorse nel Sito Ufficiale ESA)
erano e sono sempre state disponibili negli archivi del
NASA Imaging Center
e che i “rilievi” mostrati da
quella immagine super-manipolata, in fondo, di realmente misterioso
non avevano (ahinoi) proprio nulla..

Il frame in oggetto, come vedete, rappresenta una (piccola) parte
del Valles Marineris Canyon System (una cinquantina di Km
con una definizione di 12 mt per pixel) in 3d.

La foto originale venne ottenuta il 14 gennaio 2004 (durante
l’orbita n. 18) e le coordinate della Regione ripresa ci dicono che
siamo a 5° di Lat. Nord ed a 323° di Long. Est. L’altezza dell’Orbiter
rispetto al suolo era, all’atto della ripresa, di circa 250 Km.

Della stessa elaborazione se
ne possiede anche una con visuale dall’alto

In questo “disegno” (dopo
quanto detto sino ad ora non possiamo proprio chiamarlo
diversamente) qualche Ricercatore ha fatto notare come potessero
essere ben visibili, in alcune zone, dei rilievi anomali i quali
avrebbero dovuto costituire dei “segni evidenti di strutture
architettoniche” (per definizione artificiali), ed “emblemi di
antiche costruzioni”.

Precisiamo che queste immagini sono state tratte dal sito dell’Ente
Spaziale Europeo, del quale Vi proponiamo anche i link di
riferimento




http://www.esa.int/esa-mmg/mmg.pl?b=b&keyword=marineris&single=y&start=20




http://www.esa.int/esa-mmg/mmg.pl?b=b&keyword=marineris&single=y&start=23

Noi Vi proponiamo un dettaglio
delle varie zone, affinché ogni Lettore possa osservare CON I PROPRI
OCCHI e con la MASSIMA CHIAREZZA le possibili Anomalie segnalate.

In questa porzione dell’elaborato digitale è stato intravista una
“piramide a gradoni”, con il tipico stile che caratterizzava
l’architettura dei templi mesopotamici, ed abbastanza simile alle
piramidi mesoamericane.

Qui, a nostro parere, il problema reale (al di là
delle logiche investigative e speculative che caratterizzano e
distinguono i vari Ricercatori e che, giustamente, in quanto costituenti
una diretta espressione della loro Natura ed Indole individuale, restano
inquestionabili nel merito) deriva dall’aver attribuito (o meglio:
ricondotto) alla nozione/definizione di fotografia, un qualcosa che,
molto semplicemente (ed al di là di ogni e qualsiasi dubbio, logica e
speculazione), fotografia NON E’.

In questo dettaglio, ad esempio, si è voluta
evidenziare la presenza di una città, la cui realtà sarebbe dimostrata
dall’esistenza di innumerevoli rilievi ad angolo retto (ben visibili
nell’elaborato digitale) i quali, proprio in quanto tali, non
consentirebbero assolutamente di pensare ad una matrice naturale di
quanto ripreso: si dice infatti che la probabilità che tre linee si
dispongano naturalmente formando un angolo di 90°, sarebbe di una su
centomila (ed in questo dettaglio, di linee che formano angoli retti, se
ne possono osservare a decine).

Scoperta Epocale, quindi?

No. Purtroppo no.

La realtà è un’altra, ed è ben diversa dai
presunti “reticolati” che caratterizzerebbero questa (immaginaria)
“Città Dimenticata”.

La realtà, forse deludente, ma certo difficilmente questionabile (e
comunque NECESSARIA per fare VERO Progresso, VERA Divulgazione e VERA
Cultura), è che queste linee, strutture ed angoli presenti in grande
abbondanza nei “Disegni ESA”, non sono altro che il risultato
(per altro discutibile, sia come “filosofia” ispiratrice del lavoro
svolto, sia come indice della qualità finale del prodotto ottenuto) di
una pesante elaborazione digitale.

In altre parole?

In altre parole queste linee non esistono nei
frames raw originali.

In altre parole queste linee NON ESISTONO SULLA SUPERFICIE DI
MARTE!

Si sta discutendo, insomma, sulla struttura di un mero image
artifact il quale accede ad una immagine virtuale di Marte (ossìa una
ricostruzione computerizzata al 100%).

E che dire poi dei Colori? I tanto “vessati”
Colori di Marte?

Ebbene anche i colori di questi virtual frames
sono una interpretazione (per altro anche piuttosto improbabile…)
dell’Ente Spaziale Europeo, e la completa trasformazione del frame
originale in frame virtuale ha fatto il resto, creando artefatti grafici
i quali NON ESISTONO nei frames orbitali RAW.

Siete ancora “scettici”?

Ed allora andiamo a guardare questa immagine 2001 – Mars
Odyssey della stessa Regione inquadrata da Mars
Express
e poi, senza spendere troppe parole di commento,
lasciamo al Lettore il compito di notare le tantissime differenze che
intercorrono tra questa sorta di “gioco digitale” creato dall’ESA
ed una autentica foto orbitale.

Certamente è strano che fra i tanti difensori di
queste strutture nessuno, ma proprio nessuno, abbia cercato e mostrato,
magari prima di vedere, studiare (e vendere al Pubblico…) queste,
diremmo del tutto inesistenti, anomalie, il vero (anzi: I VERI, visto
che sono più di uno) frames Mars Express: i frames RAW
che, proprio perché tali, li possiamo legittimamente (e finalmente)
chiamare per quello che sono e cioè: “fotografie del Pianeta Rosso”.

 

In realtà, come dicevamo, i frames Mars Express RAW
originali, belli e puri nella loro versione nuda ed integrale, sono
sempre stati disponibili negli archivi della NASA.

Il punto è che le vere fotografie sono un po’ più
difficili da trovare e, motivo forse più importante, sebbene esse sìano
ricche di autentiche ed inspiegabili anomalie, e fonti di
interessantissimi luoghi su cui concentrare lo studio, non offrono
sicuramente tutti gli abbondanti falsi indizi digitali per chi cerca (o
vuole per forza mostrare) città o miniere sul Pianeta Rosso…un ottimo
motivo, insomma,  per non volerle non solo vedere, ma neppure cercare…

Ed ecco allora, finalmente, due dettagli dei
famosi frames originali Mars Express dai quali si è
ottenuta la completa e illusoria rielaborazione digitale che, in fondo,
costituisce la base della nostra prolusione: nella porzione di
superficie Marziana rappresentata dalla prima immagine abbiamo la
blue-print del “fumetto” ESA, con la Valles
Marineris
vista dall’alto.

Nella seconda, invece, a
coordinate di riferimento praticamente identiche, abbiamo i medesimi
rilievi visti a rovescio. La definizione di ambedue i frames, anche se i
loro contenuti sono certamente interessanti, resta comunque bassa.

 

Che altro aggiungere?

Perché le fotografie reali (RAW
Frames) ci mostrano delle cose mentre le interpretazioni
tridimensionalizzate, colonizzate e ritoccate digitalmente delle
medesime ce ne mostrano delle altre?

Noi ci chiediamo (guardando i
frames RAW): dove sono andate a finire le decine di angoli a 90°?

Qualcuno riesce ancora ad
intravedere (almeno!) le Città Sepolte?

E le costruzioni situate alle
spalle del cratere maggiore posto ai lati dell’immagine?

Magia della Tecnologia! (e
scusateci la piccola rima…)

Per il resto (ed un po’ ci spiace
anche a dirlo), le presunte strutture artificiali, una volta tolta la
“maschera virtuale” al “paesaggio reale”, si rivelano per quello che
sono: collinette, dune, qualche canalone, alcuni crateri.

Nulla d’altro.

Nulla di più.

Ricapitolando, i Signori dell’ESA
non hanno fatto altro che “taroccare” i loro stessi Original RAW Frames
ingrandendoli oltre ogni logica ed oltre ogni misura, colorandoli color
“zucca” e quindi tridimensionalizzandoli.

Conseguenze?

Una su tutte: l’iper-processing
dei frames ha portato alla creazione di innumerevoli image-artifacts,
ovvero di vizi e difetti di elaborazione che si sono manifestati ai
nostri occhi come angoli “retti&fasulli” e come “rilievi fantasiosi”.
Tutti quanti frutti del digitale più estremo.

Allora è stata tutta una
conseguenza della Neo-Tecnologia conosciuta come Virtualizzazione?

Niente affatto!

La presenza nei “frames spaziali” degli image-artifacts è una
circostanza abituale (e spesso facilmente riconoscibile) da Esperti ed
Appassionati di Ricerca Spaziale, perché questi “vizi” dell’immagine
sono presenti non solo nelle elaborazioni digitali di frames orbitali
moderni (diciamo post Anni ’80), ma anche nelle stesse scansioni dei
rullini Apollo e pre-Apollo!

Certo, gli image-artifacts sono
diversi, ma il principio sottostante all’analisi dei frames (e che vuole
la considerazione degli image-artifacts come elementi ESTRANEI ai
rilievi ripresi) è stato ed è sempre lo stesso.

Ciò detto, possiamo quindi dire
che il cerchio si sta chiudendo su questo presunto ed emblematico caso
di (pseudo) Anomalie Marziane.

Resta solo un quesito, forse
semplice, forse inquietante, a cui bisognerebbe dare una risposta.

La Sonda Mars Express, il 22 Luglio 2006, scattò una
serie di immagini alla “Face on Mars”, la celebre e presunta Sfinge
di Cydonia
, con un dettaglio di 13,7 mt per pixel: ebbene, giusto
il tempo di fare i loro giochetti digitali e di rifletterci sopra per un
po’ e quindi l’ESA pubblicò, a Settembre, le
elaborazioni digitali del Volto.

Ecco cosa leggiamo nel sito
ESA:

Queste immagini di Cydonia
sono davvero spettacolari
” ha commentato Agustin Chicarro,
Project Scientist della Mars Express:“Non solo ci
offrono una vista completamente nuova e dettagliata di un’area cara agli
amanti dei miti spaziali, ma ci forniscono anche un impressionante zoom
di un’area di grande interesse geologico, mostrando – una volta di più –
le grandi capacità della camera ad alta risoluzione di Mars Express
”.

Di certo anche al caro Dr
Chicarro
bisognerebbe far presente che queste grandi capacità
di Alta Risoluzione le vorremmo vedere davvero tutti e, per rendere ciò
possibile, basterebbe rilasciare al Pubblico la foto RAW e NON i suoi
elaborati, ma non è questo il punto.

Il punto vero è: come mai nel caso
della Face, la quale è un rilievo realmente famoso (nel bene e
nel male), già a fine Settembre si sentirono cori di protesta contro
queste elaborazioni mentre nei casi dei rilievi “meno noti” (tra cui i
Canyons della Valles Marineris) nessuno disse nulla?

Perché, nel caso del Face on
Mars
, i “Tarocchi ESA” sono state visti e riconosciuti
come tali (e lo sono tuttora), mentre nel caso che abbiamo dianzi
analizzato – le immagini della Valles Marineris, appunto –
tutto è andato bene e, anzi, si è sentito anche parlare di immagini
spettacolari e bellissime?

Di sicuro questo non è dovuto alla
mancanza di argomenti, come crediamo di aver mostrato e dimostrato.

Una possibile Verità è che la Face on Mars, forse, essendo un
rilievo celebre per la Regione Marziana di Cydonia Mensae
quanto lo è la Sfinge per l’Egitto, meritava una netta e decisa presa di
posizione in sua difesa contro questi trucchi computerizzati.

Ma che dire, invece, del caso
della Valles Marineris? No, la Valles Marineris non è
così “pubblicisticamente” importante e allora…allora lasciamo alla
Fantasia lo spazio che merita e, anziché condannare i trucchi digitali
dell’ESA, lodiamoli!

Ed interpretiamoli.

O forse, molto più semplicemente,
all’ESA (come alla NASA), sono davvero
convinti che la Comunità dei Liberi (e Privati) Ricercatori ed
Appassionati sia davvero costituita, nella sua interezza, da babbei che
non solo non hanno la minima idea di quello che vedono, ma che non si
rendono neppure lontanamente conto di ciò di cui parlano (anzi:
blaterano).

E quindi, per concludere:
complimenti. Complimenti davvero a tutti.

I misteri, reali o presunti che
sìano, si moltiplicano esponenzialmente, giorno dopo giorno, e le
risposte latitano.

Ma non fa niente.

Quello che conta, in fondo, non è
ricercare, evidenziare e diffondere usando la noiosa prudenza e lo
stancante pragmatismo. No.

Quello che conta, quello che bisogna essere capaci di fare e di dare al
Pubblico – in questo mondo che va troppo veloce e nel quale non serve
più “essere” ma occorre, sempre ed a qualsiasi costo, “sembrare” – è
solo sorprendere, meravigliare, stupire e far sognare (magari arraffando
qualche euro, così, tanto per rifarsi del tempo impiegato per pensare e
scrivere).

Giusto. Va bene così.

E poi…Poi non importa se i sogni
andranno (inevitabilmente) infranti e le meravigliose e stupefacenti
sorprese si riveleranno come delle “bufale di dimensioni
planetarie
”.

Quando la Verità l’avremo
realmente davanti, tanto Tempo sarà ormai passato e, a quel punto, tutti
i giochi saranno (e già da MOLTO tempo!) chiusi: rien ne va plus
e quindi…

Chi ha avuto ha avuto, e chi ha
dato, ha dato… Grazie & Addio!


Postfazione – del Dr
Paolo C. Fienga

Cari Amici,

dopo aver letto questo (secondo me
acuto e preciso) articolo del mio Amico e Collega, Dr Gianluigi
Barca
, molti di Voi penseranno che qui, all’interno della
Fondazione Lunar Explorer Italia, non amiamo e
non apprezziamo il lavoro di personaggi quali l’Americano (Storico e
comunque grande) Prof. Richard Hoagland ed il nostrano
(e recentissimo) Ing. Ennio Piccaluga.

Ebbene no, non è così. O almeno:
non è esattamente così.

Richard Hoagland
ha avuto tanto occhio (nello scoprire la “Face“), una felice
intuizione (scientifica e commerciale), ha coltivato un’idea e, alla
fine (ed una volta raggiunta, in parte con merito, la notorietà), ha
“usato” la sua fama e la sua “visione” – a nostro parere – per fare
quattrini vendendo – anche – fumo, frottole e teorie complottistiche
bacate.

Questo è criticabile?

Da un punto di vista strettamente
“etico” questo atteggiamento non è solo criticabile: noi diciamo che
questo atteggiamento è profondamente (ed intellettualmente) DISONESTO.
Approfittare del proprio nome e della propria credibilità per vendere
scempiaggini ad un Pubblico che, purtroppo, in larghissima maggioranza è
fatto da persone che hanno degli entusiasmi enormi ma delle competenze
limitatissime (e che quindi, in ultima analisi, ”crede al nome
e “crede a prescindere“) è opera da furfantelli.

Ma nessuna Legge impedisce di
vendere stupidate ad un Pubblico recettivo e quindi…

Diverso è il discorso che riguarda
l’Ing. Piccaluga. Lui pure ha avuto una intuizione ed un
eccellente occhio. Il suo Lavoro è discorsivo ed accattivante, senza
dubbio.

E forse, al di là di tutto, magari
ci potrebbe anche essere qualche elemento di supporto oggettivo alle sue
speculazioni.

Però rimane un fatto.

L’Ing. Piccaluga potrà
anche aver ragione (e noi, in fondo, un pò glielo auguriamo), ma la
teoria che lui ha costruito poggia su basi che, come è stato assai bene
espresso dal Dr Barca (e come chiunque può verificare), non
sono soltanto discutibili: esse, infatti, sono errate in nuce.

Spieghiamoci: analizzare immagini
orbitali è un’attività già, in sè e per sè, complessa e perigliosa.
E’ azzardato (e comunque difficile) trarre delle conclusioni razionali e
credibili dalla analisi di frames orbitali.

Però si può fare. Tutto si può
fare.

Ma analizzare dei “diorama”
virtuali (e cioè delle FALSE fotografie che ritraggono FALSI paesaggi),
trarne delle “certezze” (perchè è questo che traspare dalle
dichiarazioni rese dall’Ingegnere) e quindi venderle ad un Pubblico che,
sempre in grandissima parte (poichè super-entusiasta e, altrettanto,
super-impreparato), le ”digerisce” come tali in maniera acritica…a noi
non sembra un capolavoro di correttezza e di onestà intellettuale.

Il supporto mediatico, poi (più
che buono per entrambi gli Autori citati), ha fatto il resto.

Morale: noi stiamo cercando di
spiegare agli Appassionati di Spazio e di Scienza di Confine
l’importanza che hanno le premesse che vengono poste alla base di
qualsiasi Lavoro. Insomma: a tutti piace sognare ed ognuno di noi
(Scienziato, Ricercatore Professionista od Appassionato che sia), in
fondo, sogna di essere ricordato, nelle ere a venire, come “Scopritore”
di qualcosa.

E’ un fatto umano: come negarlo?

Ma per scoprire ed essere
ricordati, a nostro parere, occorre abbinare e combinare alcuni
Elementi.

Quali? Beh, pensate a questo: se è
vero (come lo è) che l’Intuizione e la Fantasia – abbinate al Coraggio –
sono elementi fondamentali per il Progresso Scientifico e Tecnologico, è
pur vero che la Razionalità ed il Pragmatismo – abbinate alla Prudenza –
sono elementi essenziali per distinguere una “possibile” realtà, da una
semplice “fantasia a briglia sciolta”.

Razionalità e Pragmatismo (per noiosi che possano essere) sono e saranno
sempre e comunque elementi essenziali per separare le “premesse logiche
e dimostrabili” dalle “assunzioni gratuite”.

Sono e saranno sempre elementi
basilari, in fondo, per separare le Teorie Accettabili e Sostanziabili
(sebbene, magari ed in ultima analisi, errate) dalle semplici
“fesserie”.

Sono e saranno sempre elementi
imprescindibili, alla fine, per operare una separazione fra “Ipotesi di
Frontiera (razionali & sostanziabili)” ed autentiche “Bufale
Commerciali”.

E la Verità? La Verità verrà,
statene certi.

Forse noi, Cittadini ed Uomini del XXI Secolo non avremo il tempo di
conoscerla – forse – ma Essa verrà.

E’ solo questione di Tempo.

Ed è il Tempo, come la Storia
stessa ci insegna, che alla fine avrà l’ultima parola – con buona pace
della Pubblicità e dei Supporti Mediatici – e distinguerà gli Scienziati
ed i Visionari dai poveri illusi (nonché dagli incompetenti e dai
bugiardi)…





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