Come già avemmo occasione
di scrivere in passato, la Professione di “Anomaly Hunter”
(vedi nota 1)
Nota 1: si intende per “Anomaly Hunter”
l’Appassionato-Amateur Researcher o il Professionista che,
attraverso l’osservazione di immagini riferite ad ambienti
extraterrestri, cerca di individuare gli “elementi anomali”
eventualmente presenti in esse e quindi a spiegarli agendo o
1) in accordo ai dettami
ed alle Leggi di una di quelle Scienze che appartengono alla
Famiglia delle “Scienze Convenzionali” (o “Positive” –
tipo: la Fisica, l’Astronomia, la Chimica, la Biologia etc.),
oppure
2) in accordo ai dettami ed alle Leggi di quella che è
conosciuta e definita – usandosi un’espressione piuttosto
ambigua e certo polivalente – come “Scienza di Frontiera”
–,
non solo non è una
Professione semplice (anzi…), ma è – anche ed addirittura – una
Professione rischiosa.
Già, molto rischiosa, da
almeno due punti di vista: uno, soggettivo, che è dato dal tipo
di approccio/analisi impiegato/a dall’Anomaly Hunter per
valutare le immagini ed interpretarle; un altro, oggettivo, che
è dato dal risultato finale dell’analisi.
Un risultato il quale – come sapete –, oltre ad essere (diremmo
inevitabilmente) “destinato a suscitare controversie”,
è funzione non solo della competenza e dell’esperienza
dell’Analista, ma anche della sua sensibilità e, in particolare,
di quelle che sono le basi (rectius: le fondamenta),
scientifiche ed umanistiche, che lui impiega per concepire e
modellare il Lavoro svolto.
Ci spieghiamo meglio: se
l’Anomaly Hunter fosse, tendenzialmente, uno “Scettico”,
le sue basi scientifiche ed umanistiche molto probabilmente lo
orienteranno, durante lo svolgimento del lavoro, in maniera
netta verso il pragmatismo e l’analisi lineare
dei dati disponibili.
Questo significa, in pratica, che l’individuazione di una
Anomalìa (o, quanto meno, di una Singolarità –
vedi nota 2), da parte di un Anomaly Hunter
orientato allo scetticismo, sarà sempre un evento molto
difficile a verificarsi e la sua analisi delle informazioni, per
completa o incompleta che sia, tenderà sempre verso
l’interpretazione dei dati in quanto tali (ossìa “dati riferiti
a se stessi” – ed, eventualmente, alla Scienza Convenzionale
“più prossima/pertinente al/per il caso di specie”) e non in
quanto porzioni visibili di uno scenario – almeno – più vasto di
quello prefigurato dalla branca di Scienza Positiva usata come
riferimento nel caso concreto.
Nota 2:
devono intendersi per Anomalìe “tutti quei
rilievi e/od oggetti posti sulla superficie di un qualsiasi
Corpo Celeste – Terra inclusa – le cui caratteristiche esteriori
ed apparenti inducono l’Osservatore ad escludere la loro origine
naturale (rectius: origine riconducibile a processi geologici in
senso ampio e/o climatici) e/o il loro essere “indigeni” del
luogo in cui essi appaiono e/o si trovano nel momento in cui
sono stati scoperti/individuati”; devono intendersi per “Singolarità”,
invece “tutti quei rilievi e/od oggetti posti sulla
superficie di un qualsiasi Corpo Celeste – Terra inclusa –
aventi un’origine naturale, ma le cui caratteristiche esteriori
ed apparenti inducono l’Osservatore a ritenere che, su di essi,
possano essere intervenuti processi modificativi diversi ed
ulteriori rispetto a quelli geologici in senso ampio e/o
climatici”.
E’ altrettanto ovvio che,
laddove l’ipotetico Anomaly Hunter fosse un “Believer”
(e cioè un “Credente”, un tipo alla Fox Mulder
– l’investigatore dei famosi telefilm “X-Files”
– tanto per intenderci…), le sue basi scientifiche ed
umanistiche lo orienteranno, sempre durante lo svolgimento del
lavoro, ad operare un’analisi dei dati disponibili la quale sarà
(ovviamente) più “immaginifica” e meno
lineare.
Sia in un caso che nell’altro, come ovvio, noi postuliamo che il
nostro ipotetico Anomaly Hunter, sia egli uno Scettico
o un Believer, agisca (e cioè analizzi ed interpreti i
dati disponibili) in Buona Fede.
Questo significa che i
risultati delle sue analisi, quali che sìano (fatta salva
l’esistenza ed il rispetto dei requisiti di Razionalità e
Logicità delle stesse), saranno sempre e comunque dei risultati
“ACCETTABILI” (vedi nota 3).
Nota 3:
il compito ed il ruolo del Ricercatore/Divulgatore, nel campo
specifico dell’Anomaly Hunting ed in quello più generale della
Scienza di Confine, NON ricalcano quelli dello Scienziato
Convenzionale: le “Leggi” che si applicano alle due Figure
Professionali, al pari dei contesti in cui essi operano, sono
molto diverse. Questo significa che l’elemento qualificante di
un’Analisi svolta da un Anomaly Hunter (ossìa un Operatore della
Scienza di Confine) non dovrà essere cercato nella sua
“Scientificità Assoluta” (una verifica impossibile, in quel
contesto), bensì nella “Razionalità e Logicità Interna”
dell’analisi stessa. Laddove l’Analisi in oggetto presenti le
caratteristiche della Razionalità (degli scopi e dei contenuti)
e della Logicità (dei mezzi e dei processi adottati nonché delle
conclusioni raggiunte), potremo dire che l’Analisi è
ACCETTABILE.
Quest’ultima digressione
sul requisito della “Accettabilità” è necessaria per evitare le
solite (e sovente solo pretestuose) risse dialettiche che
occorrono allorché un Anomaly Hunter pubblica/divulga i
risultati di alcuni suoi Lavori.
Di regola, infatti, questi risultati vengono completamente
stravolti e malintesi (spesso anche capziosamente) da soggetti
(magari anche qualificati) i quali, o perché operativi nel Campo
di una Scienza Convenzionale – ergo antitetica, per loro stessa
definizione, alla Scienza di Confine –, o perché “si ritengono”
portatori del Verbo della Scienza Convenzionale (pur non avendo
né titoli, né credenziali), attaccano e tentano di smantellare
dalle fondamenta l’Analisi di Confine poiché essa NON FU
EFFETTUATA in accordo al Metodo Scientifico Tradizionale.
Un Metodo Scientifico Tradizionale che, a nostro parere – e come
dianzi si è cercato di esprimere con la maggior chiarezza
possibile – nelle Analisi e negli Studi svolti dagli Anomaly
Hunters/Ricercatori di Frontiera non può essere (rigidamente)
applicato.
Lo scopo di questa lunga,
ma riteniamo utile, premessa, è quello di tracciare i confini
Logici e Metodologici del Lavoro che viene svolto da un
Ricercatore di Frontiera/Anomaly Hunter.
Ed ora passiamo al nostro
caso specifico, forse uno dei più eclatanti degli ultimi anni:
la vicenda delle “(possibili) Strutture Aliene” individuate (da
un Anomaly Hunter Italiano, il Sig. Alberto Pilolli),
sull’Asteroide 433-EROS, durante la
perlustrazione del medesimo effettuata dalla Sonda
NASA “NEAR – SHOEMAKER”.
Il Sig. Pilolli,
che non conosciamo di persona ma della cui Buona Fede non
intendiamo dubitare, esaminò una serie di frames NASA
i quali, a suo dire, costituivano e contenevano delle palesi
evidenze (evidenze = prove, nell’ottica dello Scopritore)
dell’esistenza di “strutture NON naturali” su un piccolo
asteroide conosciuto con il nome di “433-Eros”.
Così almeno lui disse e
scrisse, quando tentò di interfacciarsi con la NASA
per discutere la sua (potenzialmente epocale) Scoperta.
Noi, come Gruppo di Ricerca Lunar Explorer Italia,
agendo con i mezzi tecnici attualmente a nostra disposizione ed
utilizzando nella maniera più ampia e proficua (così almeno
speriamo ed auspichiamo) le nostre Risorse e Conoscenze, abbiamo
ripreso in mano alcuni dei frames utilizzati dal Sig.
Pilolli per sostanziare le proprie idee ed allegazioni
ed abbiamo cercato di fare quello che, probabilmente, avrebbe
potuto e dovuto fare lui stesso, prima di rendere pubblica la
“Scoperta”.
Ora, tanto per evitare malintesi (che, sulla base della nostra
esperienza, riteniamo che nasceranno comunque…), precisiamo
subito – ed una volta per tutte – che questa nostra Analisi
NON E’ UNA CRITICA GRATUITA del Lavoro svolto dal Sig. Pilolli,
MA COSTITUISCE, piuttosto, una “LETTURA ALTERNATIVA E RAZIONALE”
circa la possibile Natura di alcuni dei rilievi superficiali da
lui individuati sull’Asteroide 433-Eros.
Nulla di più.
IMAGE N. 132 577
092
Caption NASA Originale:
“This image of Eros, taken
from the NEAR Shoemaker spacecraft on May 1, 2000, is among the
first to be returned from “low orbit.” Between May and August,
the spacecraft will orbit at altitudes near 50 Km (about 31
miles) or less. This will be the prime period of activity for
some of the spacecraft’s science instruments. The X-ray /
gamma-ray spectrometer will build up maps of chemical abundances,
while the laser rangefinder measures the shape of Eros to within
meters (a few feet). At the same time the magnetometer will
watch for indications of Eros’ magnetic field and the
near-infrared spectrometer will map rock types. The imager will
take pictures of the entire surface of Eros that capture
features as small as 4 meters (13 feet) across. This particular
image, taken from an orbital altitude of 53 Km (about 33 miles),
shows a scene about 1,8 Km (1,1 miles) across. Numerous craters
and boulders as small as 8 meters (26 feet) across dot the
landscape. The large, rectangular boulder at the upper right is
45 meters (148 feet) across”.
Il frame 132577092
contiene, a nostro avviso, il rilievo superficiale più
intrigante tra quelli evidenziatisi durante l’intera Missione (e
presi in esame anche dal Sig. Pilolli) e la sua
spiegazione, in effetti, può risultare difficile (a e per
chiunque: e cioè senza distinguere fra Scienziato
“Convenzionale” ed “Anomaly Hunter”), ma una cosa va detta
subito e si tratta di una premessa metodologica: attraverso la
mera Analisi Fotografica – per quanto accurata essa possa essere
– di un rilievo FORTEMENTE AMBIGUO, non si potrà (praticamente)
MAI giungere ad alcuna Certezza.
O meglio: non si arriverà (tendenzialmente) MAI a poter dire,
con Assoluta Certezza, “che cosa un certo oggetto E’”.
Al limite, e lavorando al
massimo delle proprie capacità e potenzialità, si POTRA’
arrivare a dire “CHE COSA un certo oggetto – come nel caso di
specie – NON E’”.
E’ proprio questa Premessa Metodologica che, a nostro parere,
alla fine potrà caratterizzare l’Analisi svolta dal nostro
Gruppo come “Accettabile”; ed a tal proposito è bene precisare
subito che l’idea di partire nella Ricerca/Analisi circa la
Natura di rilievi extraterrestri Anomali e/o Singolari dicendo
che questo oggetto (o qualsiasi altro rilievo superficiale
bizzarro) “NON E’ Naturale”, costituisce un errore: un
colossale errore tecnico e tattico.
Si tratta di un “Errore
Tecnico”, poiché nessun Anomaly Hunter potrà MAI giungere
ad asserire con ASSOLUTA CERTEZZA un fatto simile sulla sola
base delle immagini (ivi, peraltro, sulla base di UNA SOLA
immagine!); ed è un “Errore Tattico” perché – e questo
lo abbiamo sperimentato di persona – contattare la NASA
(rectius: qualcuno dei “Cervelloni” della NASA)
dicendo “Ho scoperto un rilievo non naturale – e cioè
artificiale e quindi, in questo ed in altri casi similari,
“alieno” per definizione – in una delle Vostre immagini”,
significa:
1) parlare apertamente di
qualcosa che – e questo lo sanno proprio tutti, sin dagli Apollo
Days… – costituisce una “Materia Proibita” o, se preferite, la
Materia del “No-Comment per definizione” per TUTTO il personale
NASA;
2) dare dei “poco attenti” a coloro che hanno visto e valutato
l’immagine prima di noi (e si tratta di Personale
Super-Specializzato e di Grande Esperienza – se non altro in
teoria –, dotato di una strumentazione che supera di gran lunga
la migliore strumentazione che potrebbe venir mai disponibile al
miglior Anomaly Hunter “non Governativo”);
3) creare (premesso quanto sub 1 e 2 qui di sopra e nell’ipotesi
in cui la Scoperta sia una – rarissima e quindi preziosissima,
oltre che potenzialmente Epocale – Scoperta VERA) la base
oggettiva per l’avvìo di un’operazione di cover-up.
Questo significa che la
“Tattica” migliore da adottarsi in tutti i casi in cui un
Anomaly Hunter ritenesse di aver scoperto qualcosa di realmente
interessante, è quella della VERIFICA INTERNA (e cioè con il
proprio Gruppo di Lavoro e/o, comunque, con qualche Amico e
Collega – possibilmente Esperto della Materia), seguita dalla
eventuale DIVULGAZIONE della Scoperta verso il Pubblico (per
valutarne le reazioni e perchè, molto spesso, l’Anomaly Hunter –
TUTTI gli Anomaly Hunters, anche quelli più bravi, smaliziati e
dotati di mezzi ed esperienza –, con il tempo,
finisce/finiscono con il diventare un po’ “prigioniero/i” della
sua/loro “visione delle cose del cosmo” e quindi
necessita/necessitano di sguardi ulteriori e disincantati.
A volte, magari, anche
“palesemente ostili”. L’unica cosa da NON FARE è quella di
contattare la NASA (o l’ESA, o
chi per esse), perché, delle due l’una:
1) o NON si riceverà
MAI risposta alcuna (un fatto mortificante, alla lunga…)
2) o perché NON si riceverà MAI una risposta di Vostro auspicio
e gradimento (come lo stesso Pilolli – oltre a
noi stessi, finché non abbiamo “capito l’andazzo” – ha
sperimentato).
Ciò detto, passiamo
all’analisi del rilievo anomalo di cui al frame 132 577
092.
In primo luogo abbiamo cercato (riuscendovi) di contestualizzare
il dettaglio in oggetto, inserendolo all’interno di un frame
panoramico che ci mostra la regione centrale di 433-Eros.
Entrambi i frames,
purtroppo, evidenziano (come potete vedere Voi stessi) un
livello bassissimo di risoluzione (specie, naturalmente, quello
panoramico), ma la assoluta peculiarità del rilievo
potenzialmente anomalo appare decisa e chiara in entrambi. Ora,
tanto per usare un approccio quanto più possibile “scientifico”,
diciamo subito che non è possibile parlare di “artificialità”
del rilievo in questione usando solamente queste due immagini
(se lo facessimo, oltre a dimostrare una scarsa dimestichezza
con le tecnicalità proprie del Lavoro dell’Anomaly Hunter,
utilizzeremmo anche uno schema logico che già avemmo occasione
di stigmatizzare e condannare in passato e cioè quello che
vuole che si parta da una conclusione (ivi: “il dettaglio E’
artificiale”) e poi si vada a cercare gli elementi che la
supportano e solo essi. Uno schema logico “inverso” e quindi
assurdo, che scartiamo subito.
E allora? Che cosa
possiamo fare o dire? Beh, tante cose! Vediamone alcune…
Innanzitutto si tratta – ragionando sulla base di quanto si
scorge nel frame panoramico – di un rilievo superficiale che si
caratterizza per la sua albedo (elevata). Una albedo
che lo rende NON SOLO visibile da una notevole distanza, ma
anche UNICO nel contesto al quale esso accede.
L’albedo di un oggetto è
importante (in chiave di Anomaly Hunting), come ovvio, NON “in
sé”, ma in relazione all’ambiente in cui l’oggetto si trova.
Sarà dunque “anomala” l’albedo elevata di un oggetto/rilievo
situato in una zona/regione caratterizzata da profili ad albedo
bassa e, viceversa, sarà anomala l’albedo bassa di un
oggetto/rilievo situato in una zona/regione caratterizzata da
profili ad albedo alta.
CONCLUSIONE
PRELIMINARE: il rilievo che stiamo analizzando (dato
che le immagini disponibili lo inquadrano da notevole distanza e
quindi NON E’ POSSIBILE SCENDERE NEL DETTAGLIO DELLE SUE
FATTEZZE SENZA “TIRARE AD INDOVINARE”) è “anomalo” SOLO in
ragione della sua albedo.
Ma attenzione: neppure questo dettaglio deve essere
assolutizzato poiché, come ben si può vedere nel frame
panoramico, la regione di 433-EROS su cui esso
sorge è, in questo momento (rectius: nel momento in cui venne
ottenuta l’immagine) in condizioni di illuminazione radente
(notare l’ombra dei bordi dei crateri che circondano il rilievo
controverso e l’ombra che esso stesso viene a proiettare).
E le condizioni di illuminazione radente sono – di regola –
ottimali per “esaltare” l’albedo (e la FORMA!) di tutti i
rilievi ripresi (basta osservare le fotografie delle regioni
della Luna che giacciono a ridosso del Terminatore per
realizzare la validità di questo assunto).
Proseguiamo.
Il rilievo, nel frame NON
panoramico (e cioè l’immagine con il seriale n. 132 577
092), SEMBRA mostrare una singolare e duplice linearità
nella sua porzione maggiore (e superiore: come si vede nel
detail mgnf in b/n). Esso, infatti e ad un’osservazione
sommaria, SEMBRA essere costituito, nella sua parte “Nord”, da
due rettangoli (o “dischi”?) affiancati mentre una sorta di
“scivolo” di color bianco brillante si diparte dal suo lato Sx –
Sud (Dx dell’Osservatore) e va a conficcarsi nel suolo.
Bastano queste annotazioni, dunque, per dire che siamo davanti
ad un’Opera “ovviamente” Artificiale?
Ahinoi, no. Proprio no.
Decisamente no.
Come facciamo a dirlo? Ma è semplice: abbiamo analizzato la
posizione del rilievo controverso all’interno del piccolo
cratere che gli funge da “nido”, abbiamo valutato l’altezza del
bordo del cratere e l’ombra che esso proietta sul suo interno ed
infine, dopo aver calcolato l’altezza del rilievo, abbiamo preso
in considerazione l’ombra che si dipartiva da esso e che –
ATTENZIONE! – era MOLTO più chiara e definita (e quindi
SIGNIFICATIVA) del rilievo in sé.
Un lavoro molto semplice, che ci ha richiesto solo qualche
decina di minuti di tempo e che anche il pur bravo
Pilolli (o alcuno dei suoi Amici e Colleghi) avrebbe
potuto fare…se fosse stato più tranquillo, se avesse esaminato i
dati disponibili con maggiore calma ed attenzione oppure –
chissà… – se non gli fosse venuta quella che, nell’ambiente
della Scienza (Convenzionale o Di Confine), si chiama “Ansia
da Scoperta Epocale”.
Un’ansia molto simile, concettualmente, all’Ansia da
Performance, che può riscontrarsi in campo sportivo,
scolastico e sessuale…
Comunque sia, operando
anche una modesta magnificazione del dettaglio e dei suoi
dintorni (modesta onde evitare la “frammentazione” del frame),
abbiamo appurato quanto segue:
1) il rilievo controverso è
tutt’altro che lineare e simmetrico (come appariva ad un’esame
superficiale): si tratta di un boulder (un “macigno”) di
dimensioni medio-grandi la cui base, che giace in ombra, è
caratterizzata da una forma alquanto irregolare (marcata in rosso nel
dettaglio magnificato di cui sopra);
2) la porzione superiore del
macigno – che ha un’altezza compresa (riteniamo) tra i 18 ed i 23 metri
(abbiamo calcolato l’altezza del rilievo conoscendo la lunghezza
dell’ombra che proietta ed operando un’assunzione sull’angolo di
incidenza solare nel punto dove esso sorge) – è illuminata dal Sole
radente e, grazie ad un effetto ottico tanto comune, quanto ingannevole
– provocato dall’azione congiunta fra il contrasto estremo ombra/luce
che coinvolge il particolare, al quale si va ad unire una povera
(davvero MOLTO povera…) risoluzione –, essa finisce con l’apparire, nel
frame, liscia e regolare quando, invece, non lo è affatto;
3) l’apparente divisione della
porzione in luce del rilievo controverso in due rettangoli (o dischi) è
soltanto la conseguenza di una frattura (“crack”) piuttosto regolare che
caratterizza la sommità del boulder (esiste anche un secondo “crack”,
circa ad ore 04:00 del boulder, anch’esso evidenziato in rosso nel
dettaglio magnificato di cui sopra).
CONCLUSIONE DEFINITIVA:
il rilievo di cui al frame 132 577 092 NON E’/NON
COSTITUISCE un’Anomalìa, bensì (se stiracchiamo un po’ il
concetto…) una semplice Singolarità Superficiale la quale è, al
tempo stesso, il frutto di un acuto ed ingannevole contrasto fra la
porzione del suolo in luce e quella che invece giace nell’ombra ed a cui
– purtroppo – deve essere abbinata (quale elemento decisivo nella
creazione della, a questo punto evidente svista) una estrema povertà di
risoluzione del frame NASA originale.
IMAGE N. 013 292 6922
Caption NASA Originale:
“Though NEAR Shoemaker returns
images that reveal a wealth of detail about the landforms on Eros’
surface, appreciating the scale of these features can be a little
difficult without roads, buildings, trees or other familiar landmarks.
This image, taken May 4, 2000, from an orbital altitude of 50 Km (about
31 miles), shows a variety of small surface features. The whole scene is
about 1.8 Km (1,1 miles) across. To better visualize the size of the
features, a to-scale Empire State Building is inset at the bottom of the
image. The shallow, linear troughs in the lower part of the photo (marked
by arrows) are 60 meters (197 feet) across. The boulder on the floor of
the large crater at right is 30 meters (98 feet) across, whereas the
crater itself measures about 800 meters (2,625 feet) across”.
Difficile dire, almeno a prima
vista, quale sia (e perché) il particolare di questo frame che ha
“intrigato” così tanto il Sig. Pilolli e tanti altri
Appassionati ma, come l’esperienza insegna (e come abbiamo cercato di
dimostrare poco fa…) alle volte l’elemento interessante – e/o decisivo –
nella definizione e per la comprensione del frame non è (e non deve
essere ricercato necessariamente) in un oggetto/rilievo in sé, quanto
nell’ombra che esso proietta.
Ed allora, fatta questa quanto mai opportuna precisazione, ecco che
possiamo andare ad osservare il particolare che giace in basso, a Dx
dell’Osservatore, quasi a ridosso della linea che segna la fine della
porzione in luce e l’inizio della porzione in ombra del grande cratere
senza nome che domina tutto il lato del frame che si trova a Dx
dell’Osservatore. E che cosa vediamo?
Secondo il buon Sig. Pilolli vediamo (rectius: DOVREMMO
VEDERE) una “sfera” che si libra all’interno del cratere senza nome.
Sarà così?
Ahinoi (ancora una volta…), NO.
Non è così: è bastato infatti
effettuare una modestissima magnificazione del frame (vedi l’immagine
qui di sopra) per scoprire che ciò che abbiamo davanti NON E’ AFFATTO
una “sfera, bensì – ed ancora una volta – un boulder di medie dimensioni
e dall’albedo molto elevata (ma, in questo caso, NON più elevata
dell’albedo visuale media del panorama a cui esso accede) il quale, di
forma simile a quella di un parallelogramma, giace semi-infossato e
leggermente inclinato sul suo lato corto e quindi viene a configurarsi,
per chi lo osserva dall’alto, come una sorta di struttura colonnare
(diremmo molto simile, concettualmente, al famoso “Monolito di
Phobos”).
Una struttura che, quindi,
sviluppandosi tanto (o forse addirittura di più) in altezza quanto (o
piuttosto che) in larghezza, nel caso di specie può dare l’impressione
(ma SOLO l’impressione!) all’Osservatore di “levitare”, mentre è in
realtà BEN PIANTATA sulla superficie di 433-Eros.
Potremmo scendere ulteriormente in
dettaglio (magari analizzando l’altro rilievo ad albedo elevata che si
trova quasi sulla perpendicolare di questo – comunque curioso –
“capitello”), ma non crediamo che sia necessario.
Basti dire che: in frames di scarsa qualità e di modestissima
risoluzione (così come accade osservando, magari al telescopio – e
quindi da grandissime distanze – dei corpi luminosi di forma
irregolare), accade SEMPRE che gli oggetti di modeste dimensioni,
piuttosto brillanti e posti ad una distanza medio-grande dal punto di
ripresa, FINISCONO SEMPRE – O QUASI – CON L’APPARIRE DI FORMA SFERICA
PUR NON ESSENDO SFERICI.
Suggeriamo a tutti gli Anomaly
Hunters in fieri di annotarsi questa piccola Legge, onde
evitare di cadere in tranelli ottici i quali, alla fine, non depongono a
favore dell’acutezza del Ricercatore quanto, piuttosto e purtroppo, a
favore della sua scarsa/nulla esperienza nell’analisi di immagini in
arrivo dallo Spazio.
IMAGE N. 013 403 0614
Caption NASA Originale:
“Pictures taken during the
low-orbit phase of NEAR Shoemaker’s mission to Eros are revealing the
true appearance of an asteroid’s surface. Eros is turning out to have
diverse surface types ranging from flat to hilly, smooth to rocky, and
monotonously cratered to unique in character.
This picture was taken for “optical navigation,” that is, plotting the
spacecraft’s course by tracking the positions of the landmarks below. It
caught a spectacular view of a horizon sculpted by worn, degraded
craters and punctuated by jagged boulders. The angular boulder at the
center of the frame is about 60 meters (197 feet) tall, or two-thirds
the length of a football field. Angular rocks are very common in nature;
the corners form as a rock is chipped out of a larger mass.
This image was taken May 18, 2000, from an orbital altitude of 50
kilometers (31 miles). The whole scene is about 1,4 Km (0,8 miles)
across, and it shows features as small as 4 meters (13 feet)” .
Questo frame è quello che, per usare le parole del Sig. Pilolli
(come di tantissimi altri Anomaly Hunters che si sono mossi sulle tracce
da lui indicate) ci dovrebbe mostrare una “parabola” la quale,
nel tempo, muta la propria posizione (come dimostrerebbe quanto ripreso
nel frame n. 134 207 162).
La “parabola”, tanto per evitare malintesi, nell’ottica dello
Scopritore della (presunta) Anomalìa, è il rilievo che identifichiamo
con la lettera “P”, nel dettaglio magnificato che segue.
Ora, senza voler essere né
“cattivi”, nè troppo “pignoli”, noi dobbiamo dire subito che di
“parabolico” e di presumibilmente artificiale, nel dettaglio in oggetto
– agendo con la più piena Onestà Intellettuale e cercando altresì di
essere il più possibile Open-Minded –, non riusciamo a vedere
proprio nulla.
Ma transeat! Il fatto che un Anomaly Hunter (o un Gruppo di
Anomaly Hunters) non riesca a vedere quello che un altro (o tanti altri)
Anomaly Hunter/s dice/dicono di vedere, è irrilevante: la
“soggettività”, nell’opera di associazione logica che crea una relazione
(per lo più immediata ed intuitiva) tra un oggetto-rilievo ignoto ad un
oggetto-rilievo noto (ivi: la roccia a forma vagamente – e, ATTENZIONE,
SOLO APPARENTEMENTE! – conica che diventa una parabola) è essenziale.
E’, diremmo, nell’”in sé” del lavoro.
Ma non basta.
Specie se questa “soggettività”
agisce in campo libero…
E si, perché esistono anche TANTI
altri elementi che sono pure ESSENZIALI e che quindi costituiscono una
porzione FONDAMENTALE dell’”in sé” del Lavoro di Anomaly Hunter.
Quali?
Beh, pensate all’Esperienza, alla Capacità di rimanere il
più possibile Misurati ed Oggettivi, al possesso di un certo
livello di Conoscenze Tecniche di Base; all’essere usi
all’impiego della Logica, della Razionalità e del “Sacro”
(e troppo spesso sottovalutato) “Buon Senso”.
Detto con maggiore semplicità e più “terra-terra”?
Ok: per essere un buon
Anomaly Hunter, occorre possedere quel complesso di elementi che, nel
loro insieme, consentono all’Osservatore/Ricercatore di vedere una
pietra e di riconoscerla come tale (per bizzarra che sia la sua
forma, la sua posizione, il suo colore etc.).
In quest’ultimo frame che andiamo
a considerare, quindi (non diciamo “analizzare” poiché, onestamente ed
in un simile caso, l’idea di spendere del tempo per giungere a
dimostrare che il rilievo contraddistinto dalla lettera “P” e che sembra
un macigno è, effettivamente, un macigno, ci è sembrata davvero non
buona…), vogliamo solo portare la Vostra attenzione sul mosaico
comparativo che abbiamo preparato e che potete vedere qui di seguito,
alla fine di questa piccola prolusione.
Si tratta di un mosaico effettuato usando i due frames “incriminati” (e
cioè quelli citati dal Sig. Pilolli e da coloro che
hanno sostenuto la validità della sua – purtroppo – “NON-Scoperta”), il
cui unico fine è quello di dimostrare che, VOLENDO, si può VEDERE
DAVVERO DI TUTTO.
Si. Ma, una volta recuperata la
Calma e la Razionalità, usando gli strumenti adatti (e disponibili) e,
soprattutto, adottando l’approccio giusto (che è equilibrato, non
aprioristicamente “scettico” – se possibile – ma neppure rivolto alla
più totale – ed irrazionale, ahinoi – Immaginificità…), si può ancora
riuscire a vedere, nonostante i giochi di luce, i chiaro/scuri, i vizi
prospettici e le deformazioni degli oggetti che sono alcune delle
risultanti della scarsa qualità delle immagini esaminate, che
1) un “sasso” (come quello
indicato dalla lettera “P” nel frame 013 403 0614) è, e
rimane sempre, nel tempo, un “sasso”;
2) QUEL sasso “non ruota affatto
su se stesso”, ma è l’angolo di ripresa adottato dalla Sonda che, agendo
in combinazione con il diverso livello, grado ed angolo di illuminazione
della scena, a poter dare/suggerire quella impressione – IMPRESSIONE: si
badi! – ad un Osservatore inesperto e, sebbene agente in perfetta Buona
Fede, decisamente poco accorto e razionale.
CONCLUSIONI
Gli ultimi chiarimenti, a questo
punto, dopo aver svolto tutte le necessarie precisazioni,
contestualizzazioni ed osservazioni sui rilievi controversi, non possono
che essere rivolte alla metodologia di analisi adottata in primissima
battuta (e cioè all’atto della presunta scoperta) ed alle
caratterizzazioni proprie dell’approccio usato.
Dobbiamo dire che Il Sig.
Pilolli ha sicuramente avuto un ottimo occhio, ha fornito
chiaramente i seriali delle immagini con i loro dati contestuali, ed ha
infine espresso, procedendo – di fatto – in maniera (quasi) scientifica,
le sue teorie e conclusioni.
Tutto questo noi lo valutiamo
positivamente poiché, in questo caso – come in qualsiasi altro ed a
prescindere dal fatto che le osservazioni sulla possibile esistenza e
magnitudine di Anomalie fossero più o meno corrette (o più o meno
erronee) -, questo tipo di chiarezza e precisione iniziali, oltre ad
essere indicative di una ESSENZIALE e SOSTANZIALE Buona Fede, risultano
poi fondamentali ai Ricercatori che verranno e che, con i loro
contributi, arricchiranno la querelle di ulteriori
approfondimenti, punti di vista, ipotesi e speculazioni.
Il “pane”, insomma, per i
successivi confronti.
In linea meramente generale,
inoltre, e forse un po’ paradossalmente (o forse no…), vogliamo
stigmatizzare la circostanza per cui, nonostante l’avvento del World
Wide Web – il quale consente non solo una rapida ed esponenziale
crescita della Cultura e dell’Informazione, ma anche (volendo…) un
“Confronto su Scala Mondiale ed in Tempo Reale” tra i Ricercatori di
Frontiera –, noi, ormai quotidianamente, osserviamo – con una grande
amarezza… – un crescendo spaventoso di “rivelazioni inconsistenti”
(ed ai limiti della presa in giro), di “pseudo-anomalie”, tanto
pubblicizzate ed eclatanti, quanto, spesso, anonime – e cioè prive delle
informazioni minime le quali consentano al Professionista dell’Anomaly
Hunting l’effettuazione delle MINIME e NECESSARIE VERIFICHE – e di
spessore tecnico e scientifico veramente nullo (l’ultima, che
ricorderete tutti, era il “Marziano che cammina” ripreso dal Rover
Spirit nella Regione di Gusev Crater).
E certo non dimentichiamo alcune
“baggianate planetarie” le quali, oltre a rivelarsi sempre più spesso
delle boutades completamente prive di fondamenta logiche e
fattuali, non presentano neppure il minimo cenno al loro contesto di
riferimento (e qui non parliamo della Missione o del Seriale
fotografico, ma almeno della PROVENIENZA del frame – si noti che abbiamo
recentemente letto, su un paio di Forum Italiani, delle “discussioni”
relative a presunte Anomalìe Planetarie in cui gli Utenti analizzavano
(!) un’immagine senza neppure conoscerene la proveninenza ed
ignorando a quale Pianeta essa si riferisse…).
Dobbiamo dunque concludere che, a
dispetto delle potenzialità esistenti, la Divulgazione della Cultura nel
Campo della Ricerca di Frontiera in generale e dell’Anomaly Hunting in
particolare, così come è stata ed è attuata attraverso il Web (o, come
qualcuno lo definisce, la “Information Super-Highway del XXI Secolo”…)
abbia fallito?
In parte, certamente si. Almeno
per ora e per il momento.
La realtà, a nostro modo di
vedere, è che, a dispetto del fatto che oggi si possa reperire, con
facilità ed un po’ ovunque (e cioè dai siti web degli Anomaly Hunters
“amatoriali”, ai “raffinati” mega-spazi-web costruiti da blasonati
Ricercatori – accreditati e non), una mole impressionante di dati e
notizie, altrettanto si assiste ad uno sconcertante
livellamento verso il basso della qualità degli Studi, delle Ricerche e
delle Analisi che vengono svolte sull’Argomento.
Studi, Analisi e Ricerche le
quali, malgrado l’impegno e la passione di milioni di persone, si
rivelano sempre più spesso inconsistenti, inutilmente (e sfacciatamente)
“commerciali” e, nel complesso, caratterizzate da una globale
mediocrità.
Un esempio di recentissima
“informazione e divulgazione-spazzatura” (oltre al “Marziano di Gusev
Crater”)?
Pensate a quello che accadde subito dopo il landing della Sonda Phoenix:
non appena apparvero sul Web i primi frames panoramici che mostravano un
bagliore in lontananza, subito si imbastirono migliaia di discussioni
che esponevano il presunto cover up della NASA sulla
scoperta di una “evidente traccia di Intelligenza Aliena sul Pianeta
Rosso”.
E non solo! Il peggio (ai limiti
del cattivo gusto) è stato raggiunto con il tentativo (velleitario, ma
persistente) di alcuni pseudo-ricercatori (degli autentici cialtroni, se
si vogliono chiamare con il loro nome) i quali hanno parlato di presunte
manipolazioni dei frames Phoenix.
Manipolazioni “Made in NASA”, ma realizzate “alla buona” ed
ottenute a colpi di “Photoshop”.
Ma ci pensate? L’Ente Spaziale più
grande ed importante (e potente) del Mondo, il quale, deliberata (non si
sa come né da chi) la necessità di “censurare” alcune immagini, affida
l’esecuzione del cover-up a qualche poveraccio armato solo di Buona
Volontà e di “sfumini” digitali…
Ma andiamo: cerchiamo di essere
razionali, se non altro!
Che il cover-up, a qualche livello
(o, forse, a più livelli) esista, possiamo essere (anzi: siamo)
d’accordo.
Ma un cover-up NASA, laddove posto effettivamente in
essere, credeteci, verrebbe/è posto in essere utilizzando tecniche
talmente evolute (altro che che Photoshop…) da non essere neppure
teorizzabili, al momento, dai “Complottasti della Domenica”.
E poi, pensateci, forse non
proprio tutti quelli che lavorano per la NASA sono
degli incompetenti al punto che qualsiasi adolescente, standosene a casa
propria, bello seduto e tranquillo davanti al suo pc, può smascherare in
“5-minuti-5” di lavoro…
Siamo anche intervenuti, in una di
queste argute discussioni, per affermare (poco prima della conferma
della stessa NASA) che il bagliore al quale accennavamo
era solo la Backshell della Sonda Phoenix che
splendeva nel debole Sole di Vastitas Borealis e che quindi, oltre a
denigrare gli Americani, avremmo anche dovuto esporre – se c’erano – le
nostre analisi e teorie, dato che “tutti si sentivano furbi ed
esperti”.
Fu un intervento volutamente
polemico dal quale ci aspettavamo le (solite) male risposte ed
invece…Invece la (pur frequentatissima) discussione si fermò. Gelata.
Poi, dopo un po’ di tempo, qualche sbuffo ulteriore sui ritocchi fatti
con Photoshop (evidentemente l’unico software di grafica e foto-ritocco
conosciuto in Italia…), ed infine il – a questo punto tristissimo e
sconsolante – silenzio.
La morale: per giocare a fare gli
Scienziati che criticano, sono buoni (quasi) tutti; ma ad interpretare
il ruolo dei Ricercatori che lavorano, analizzano, costruiscono con
fatica e sacrificio e quindi sostanziano (nel BENE e nel MALE) le
proprie idee ed ipotesi…Sono buoni in pochi.
In Italia, a voler essere generosamente ottimisti, ci saranno una decina
di Ricercatori seri e capaci. Il resto…solo chiacchiere, fuffa e
spocchia (come dice il nostro Amico e Collega Matteo Fagone).
Concludendo (questa volta
definitivamente), noi riconosciamo al Sig. Pilolli,
nella vexata quaestio che è nata dall’analisi di alcuni frames
relativi all’Asteroide 433-Eros, che (se non altro per
cura e coraggio), le sue idee e teorizzazioni – sebbene da noi NON
CONDIVISE, NE’ (OGGETTIVAMENTE E DATI ALLA MANO) CONDIVISIBILI –
meritano comunque rispetto.
Rispetto per lo sforzo profuso, per la qualità e la chiarezza – evento
raro – dell’esposizione e per l’impegno espositivo e teorico svolto il
prima persona.
Quello che probabilmente, ed a
nostro avviso, ha determinato il verificarsi di una serie di errori a
cascata, è stata una letale combinazione di “cattivi elementi” (tra
cui la fretta di concludere, l’ansia di scoprire e di divulgare per
primi etc.) i quali, alla fine, anzichè “sostenere e supportare la
Scoperta”…l’hanno affossata. Sul nascere.
Un cocktail di componenti
psicologiche e tecniche negative che, unito all’impiego di una
metodologia investigativa imperfetta (poiché, riteniamo, troppo
“frettolosa”, “artigianale” ed “A-tecnica”), ha trasformato l’analisi di
rilievi comunque intriganti, in una sorta di “Crociata Pro Veritate”,
laddove la parte dei cattivi l’hanno – as usual… – interpretata
gli Americani e la NASA, mentre la parte del “buono” –
minacciato da forze oscure prima e sbeffeggiato poi – se l’è presa
sulle spalle il Sig. Pilolli.
Peccato.
Peccato perché sarebbe bastata una
maggiore analisi dei dati disponibili, l’effettuazione di alcune
ulteriori ed essenziali verifiche contestuali e, soprattutto, una
maggiore raccolta e metabolizzazione di nozioni tecniche specifiche, per
giungere a conclusioni comunque affascinanti (perché l’Universo E’
affascinante, SEMPRE!) e non così – purtroppo – forzate.
Tanto forzate che, alla fine – ed
almeno alcune di esse – (si veda la parte finale dell’articolo sub
http://www.hwh22.it/xit/S20_astronomia/Eros/01apbio.html), a nostro
avviso sfociano direttamente nella controinformazione e – sorry – nella
“paranoia spaziale”.
…Certo, se si vuole “essere
visibili” occorre sparare forte e sparare in alto, così come oggi fanno
– e perdonateci la franchezza – alcuni Ricercatori di Frontiera,
Italiani e non.
Ricercatori (?) che sfoderano in continuazione e senza ritegno alcuno,
su libelli e riviste “specializzate”, delle certezze tanto intense e
monolitiche quanto, nel contempo (e previa l’effettuazione di un’analisi
anche sommaria dei dati da loro stessi addotti), inconsistenti e
sfuocate.
Inconsistenti e sfuocate come i pixel che formano le immagini che
costoro usano per sostanziare le loro scoperte “epocali”…
Peccato. Anche perchè, a nostro
parere, l’intento originale del Sig. Pilolli era buono.
Ma, si sa, “La Strada che
conduce all’Inferno (in senso lato e metaforico, ovviamente…)
è, da sempre, lastricata di Buone Intenzioni ed Ottimi Propositi“…
POSTFAZIONE: …e
meno male che avevamo SUBITO detto e scritto che questo Studio non
doveva essere letto come “contrapposto” bensì come “ALTERNATIVO” a
quanto riportato – per anni – sulla questione dell’Asteroide
433-Eros, sia dal Sig. Pilolli, sia da altri
“Anomaly Hunters”… Comunque, dato che al peggio non c’è mai fine, due
precisazioni:
1) tutte le immagini usate in
questo Studio, sono NASA-Original, ottenute dal National Space Science
Data Center o scaricate da Siti NASA On-Line dedicati e NON SONO state
scopiazzate da altri Siti per un semplice motivo: Lunar Explorer
Italia possiede la fototeca più grande d’Europa (on-line ne è
pubblicata solo una porzione) e non abbiamo bisogno di appropriarci di
lavori altrui (per altro, spessissimo – come in questo caso – brutti,
malfatti e taroccati);
2) abbiamo già letto, su due Forum
Italiani, le “geniali” precisazioni (e cioè insulti e diffamazioni, come
da routine) dei soliti anonimi fenomeni. Rispondiamo ora, a
loro ed a coloro che verranno, come loro, senza argomenti e con tanta
ignoranza ed arroganza alle spalle; gli rispondiamo una volta sola ed
una volta per tutte: qui, su Lunar Explorer Italia/Lunexit,
nessuno pretende di avere la Verità fra le mani e nessuno sbraita o
insulta.
Chi lo fa (e, sulle nostre pagine,
NON E’ MAI ACCADUTO!), qualifica solo se stesso, la sua pochezza
intellettuale e la sua colossale ed irrecuperabile ignoranza.
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