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Le spettacolari
immagini che potete osservare provengono dalla sonda Rosetta, la
quale sta effettuando, proprio in febbraio-marzo 2007, un passaggio
ravvicinato con il pianeta Marte, allo scopo di perfezionare la
traiettoria orbitale che la condurrà a destinazione. Per ottenere
questi frames sono stati impiegati i sistemi ottici tradizionali, i
sistemi di Spettroscopia e ad Infrarossi (OSIRIS).
Fig. 1. Questo fotogramma mostra il
disco del pianeta attraverso la combinazione dei filtri
rosso-verde-vicino UV. Nello specifico caso il canale UV è stato
enfatizzato ed è per tale ragione che Marte sembra così blu. E' ben
visibile tra l'altro la notevole copertura nuvolosa che avvolge il
disco apparente del pianeta.
Fig. 2. Sempre grazie al sistema OSIRIS
è stata ottenuta questa immagine, combinando stavolta i filtri nel
vicino infrarosso-verde-vicino UV, ma senza enfatizzazione.
Notate il commento
aggiuntivo dell'ESA: "In questo periodo dell'anno marziano una larga
frazione dell'atmosfera sta evaporando dal Polo Sud ed emigrerà
verso il Polo Nord durante l'inverno dell'emisfero settentrionale.
Sopra una consistente porzione del disco marziano è visibile un
esteso complesso di nubi".
Vogliamo brevemente
soffermarci sulla querelle dei colori di Marte? Vi chiederete se i
due frames di Figura 1 e 2 potremmo classificarli come "falsi
colori" oppure no. La nostra opinione è che entrambi le immagini
potremmo definirle tranquillamente come "true colors". Il motivo?
Semplice: lo spettro elettromagnetico (per intenderci quello del visibile) comprende pure le
frequenze "limite" appena percettibili dall'occhio
umano. Vi si annoverano poi quelle non visibili, come ad esempio gli
infrarossi e gli ultra-violetti le quali sono, di fatto, emissioni
elettromagnetiche reali, tanto quanto le altre "visibili".
Quindi, riguardo
questa serie di immagini, ciò che il nostro occhio vede corrisponde
al prodotto del bilanciamento operato sugli strumenti di
rilevamento.
Adesso vi proponiamo
una curiosa domanda: che cosa state osservando nel frame di figura
2? Provate a riflettere un momento a proposito della presunta (e
molto) rarefatta atmosfera di Marte e chiedetevi come mai si nota
così bene lo spessore azzurrognolo nei bordi del disco del pianeta...
Capite, se di aria ce ne fosse davvero poca, allora potremmo
supporre di vedere un disco apparente più, come dire, "pulito" e
terso, anche attraverso differenti bilanciamenti dei filtri colore.
Eppure, grazie a tali operazioni, spicca una sostanziale
presenza di spessore atmosferico...
Attenzione: non
confondete questo apparente colore azzurrino con il "cielo azzurro"
spesso visibile anche dalla superficie di Marte. Ribadiamo che
stiamo osservando il disco del pianeta attraverso un differente
bilanciamento cromatico. Altrimenti si rischierebbe di fraintendere
pure le aree apparenti dal colore verdastro, che in realtà non sono
propriamente verdastre (non che non ce ne siano...)
Fig. 3. In questo fotogramma, ci dice
l'ESA, abbiamo una combinazione dei filtri RGB normale (ovvero come
l'occhio umano vedrebbe naturalmente), una cosiddetta immagine in "true colors".
E allora ecco un'altra domanda
interessante: cosa si intende per "true colors"? O meglio: in
base a quale criterio di riferimento noi qualifichiamo un immagine
con tale appellativo?
Forse lo "spessore"
atmosferico è scomparso? Niente affatto! Esso è ancora
presente e visibile, però non come nel fotogramma precedente (quello
di figura 2). Il
problema è analogo al quando si osservano le nebulose attraverso il
telescopio: l'occhio umano ha bisogno di un "aiutino" per cogliere
determinati particolari che, altrimenti, passerebbero sottogamba.
Il
compito delle moderne tecniche di editing digitale dovrebbe essere
quello di
mettere in piena luce, per esempio, i colori dei gas presenti nello
spazio e delle polveri illuminati dalle stelle che avvolgono. Basti
pensare che, prima dell'avvento dell'era informatica a larga
diffusione, si ottenevano splendidi risultati attraverso tecniche
fotografiche "tradizionali".
Comprendiamo che
l'atmosfera marziana è certamente meno consistente di quella
terrestre, non v'è dubbio... Ma, forse, non così sottile come si
decanta da circa 40 anni...
Fig. 4. Ed ecco un'immagine, a nostro
avviso, eclatante! Essa è stata realizzata nelle gamme dell'UV
attraverso una fotocamera a angolo largo del sistema OSIRIS, e
regolata sul filtro colore "OH".
Questo speciale
filtro colore verrà impiegato a pieno carico quando Rosetta
giungerà, nel 2014, a destinazione sulla cometa
67/P
Churyumov-Gerasimenko per individuare indirettamente la presenza di
acqua.
Ma torniamo a Marte. Le maggiori
formazioni nuvolose si possono vedere nella regione del Polo Nord e
nel terminatore del mattino. Si vedono comunque corpi nuvolosi in
colore più celeste chiaro dappertutto nel disco del pianeta.
Ci domandiamo a quanto ammonta,
oggi, la presenza effettiva di vapore acqueo nell'atmosfera... Ma
siamo curiosi di sapere se il tasso di ossigeno (O2 e O3) sia
aumentato o stia aumentando...
Voi, cari Lettori, che ne pensate? Se di
aria ce ne fosse davvero così poca, come di decanta da 40 anni,
l'immagine agli UV non dovrebbe apparire molto più scura, ammesso
che non sia stata enfatizzata in qualche nodo? I
Figure 5 e 6. Infine prendiamo in esame
questi due bellissimi frames. Vi sono delle chiare strutture
atmosferiche in sospensione catturate dalla fotocamera ad angolo più
ristretto del sistema OSIRIS. Per ottenere le due immagini sono
stati impiegati speciali combinazioni del filtro rosso e verde
(ovvero?), enfatizzando le differenze di contrasto. Questo
procedimento di elaborazione ha permesso di individuare le suddette
strutture, che potrebbero essere nuvole o polveri in sospensione.
La sonda Rosetta ha
ripreso Marte da una distanza di 240.000 km con una risoluzione di 5
km per pixel. Nel suo passaggio ravvicinato si è spinta fino a circa
250 km.
Naturalmente non
intendiamo dubitare sulla genuinità dei frames proposti, anzi è
esattamente il contrario. La sonda Rosetta ci ha messo, ancora una
volta, dinnanzi alla realtà di un mondo, spesso e volentieri,
sottoposto a velate operazioni di debunking o arbitrarie
interpretazioni.
Le immagini inviate
dalla sonda, a nostro parere, parlano da se ed i commenti ESA sono
anch'essi molto interessanti e esaustivi. Per fare un ottimo
paragone potremmo metterle a confronto con quelle dell'Hubble ST e
constatare, senza troppe sorprese, come lo spessore atmosferico
permane.
L'argomento non si esaurisce certo
qui perchè le novità e le sorprese arriveranno ancora...
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Ricordiamo ai Lettori
che tutte le immagini qui proposte sono reperibili presso il sito
dell'ESA e sono tutte Credits ESA
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