Figura 2
Mappa della riflettività superficiale di Marte rilevata dal TES del MGS.  Fonte: http://www.mars.asu.edu/data/tes_albedo/large/tes_albedo_label.png  lancio di Mars Polar Lander © 2004 - 2017 Pianeta Marte.net - All right reserved Sabato 25 Marzo 2017, scandagliando le varie notizie per la nostra pagina di informazione scientifica PianetaMarte.net, ho notato l'arrivo di nuove foto da parte della Mars Webcam. Sebbene normalmente non attirino più di tanto la mia attenzione, in questo caso ho notato subito la presenza di uno sbuffo sul lato destro in basso dell'immagine di Marte. Inizialmente pensavo fosse un piccolo difetto dell'immagine ma non appena ho aperto la pagina di Flickering dell'ESA, mi sono accorto che non solo non si trattava di un artefatto ma che addirittura erano presenti ben dieci immagini in cui compariva lo sbuffo suddetto. Cercando sul web, a tutt'oggi, non ho trovato nessun riferimento a questo fenomeno e ho deciso quindi di analizzare tutte e dieci le immagini nel dettaglio e di cercare di risalire alla località precisa in cui era avvenuto il fenomeno. Come si può vedere dalle immagini, Marte appare come una falce sottile su cui sono presenti ben pochi dettagli di riferimento, inoltre le informazioni date dall'ESA a corredo delle immagini erano totalmente insufficienti per l'identificazione della zona interessata. Come primo passo quindi ho messo a registro e in sequenza tutte e dieci le immagini per cercare di capire la dinamica del fenomeno. Questo mi ha permesso di notare immediatamente che le immagini tendevano a ruotare verso il basso e che nelle ultime immagini lo sbuffo appariva chiaramente staccato dal terreno. Un altro aspetto di queste dieci immagini è che sono prese con tempi di esposizione diversi a gruppi di tre ed intervallate da circa un minuto l'una dall'altra. Ogni gruppo di tre foto comprende un'esposizione più lunga che tende a saturare gran parte dell'immagine del pianeta, un'esposizione media e una più breve in cui le zone saturate sono ridotte al minimo; per chiarezza mi riferirò ad esse come esposizione lunga, esposizione media ed esposizione corta. La sequenza completa quindi appare come pulsante a causa della variazione costante del tempo a disposizione, quindi ho deciso di separare le tre sequenze, in modo da poter analizzare meglio la dinamica del fenomeno. Da una prima valutazione dell'ultima immagine, quella dove presumibilmente la zona interessata si trovava esattamente sul profilo dell'immagine del pianeta, ho ricavato la scala dell'immagine, conoscendo le dimensioni di Marte e stimando il diametro che il disco completo del pianeta avrebbe avuto nell'immagine della Mars Webcam; la scala è risultata essere di circa 14 km/pixel. A questo punto sono potuto risalire alla larghezza e all'altitudine raggiunta dallo sbuffo, il quale si è innalzato fino ad un'altitudine di circa 60 km con un diametro di circa 360 km, una struttura veramente imponente! Un fenomeno di questa portata difficilmente si può ricondurre ad una tempesta di sabbia la quale normalmente non ha una struttura a fungo come in questo caso: dalle animazioni si vede chiaramente una struttura attaccata al limbo del pianeta solo per un breve tratto, mentre il resto dello “sbuffo” mostra chiaramente un paio di pixel neri tra lo sbuffo stesso e la superficie del limbo del pianeta. Questo significa che qualcosa è fuoriuscito a getto e si è stratificato tra i 50 e i 60 km di altitudine lasciando uno spazio libero con la superficie di circa 20-30 km. Chiaramente una tempesta di sabbia non avrebbe potuto produrre una struttura simile in quanto, la sabbia sollevata dal vento, tende a distribuirsi uniformemente dalla superficie alla quota raggiunta. A questo punto l’interesse per un fenomeno simile è diventato tale da motivarmi a cercare di identificare il luogo che aveva generato tale fenomeno, anche se l'operazione in sé era tutt'altro che semplice. Per prima cosa ho analizzato il senso di rotazione mostrato dalle animazioni; già da questo fatto ho potuto stabilire che a destra si trovava l'emisfero Nord e a sinistra quello Sud. Il passo successivo è stato quello di stabilire, per mezzo di programmi online che permettono di calcolare l'ora solare locale di alcuni luoghi di atterraggio famosi, la longitudine di riferimento per l'alba e il tramonto, al momento dell'immagine. Con queste informazioni ho potuto calcolare la longitudine del terminatore visibile delle immagini. Conoscendo oltretutto la longitudine solare di Marte, mi è stato anche possibile stabilire che il Polo Nord di Marte sarebbe stato illuminato a partire da circa 80° di latitudine, permettendomi quindi di risalire alle coordinate geografiche del punto di interesse. Con mia grande sorpresa ho costatato che il luogo di interesse era un grande vulcano situato nell'emisfero Nord: Alba Mons! Questo fatto, unito a quanto ho già spiegato precedentemente, mi porta a sospettare un'eventuale eruzione vulcanica, in quanto le caratteristiche morfologiche e dinamiche del fenomeno sembrano chiaramente indicare un'eruzione vulcanica. Tengo a specificare, che non ho nessuna indicazione spettrometrica per poter accertare se il fenomeno sia stato generato da gas, polveri o vapori, ma che le caratteristiche morfologiche indicano chiaramente che il “materiale” coinvolto nel fenomeno è fuoriuscito da una zona molto circoscritta ed è salito a getto fino ad una quota di circa 50-60 km dove ha formato una sorta di struttura “a ciambella” spessa non più di 20-30 km e larga circa 360 km. Capisco che parlare di attività vulcanica su un pianeta inattivo da milioni di anni potrebbe sembrare assurdo. Marte infatti non mostra segni di attività vulcanica da almeno 50 milioni di anni. Rimane il fatto che la morfologia, la dinamica e la locazione del fenomeno sembrano puntare verso la tesi di un'eruzione vulcanica, anche se il fenomeno dovrà richiedere ulteriori indagini da compiere con i satelliti orbitanti intorno a Marte, per stabilire la reale natura del fenomeno. Per concludere allego come riferimento altri fenomeni simili già osservati in prededenza, ma purtroppo non supportati da indagini successive. In questo caso, il fatto che le immagini arrivino dalla Mars Webcam dell'ESA potrebbe forse motivare chi di dovere a compiere indagini più approfondite per stabilire la reale natura del fenomeno. 27 marzo 2017 - Marco De Marco Credits: ESA Credits: ESA. Elaborazione gif: Marco De Marco Credits: ESA. Elaborazione gif: Marco De Marco http://www.focus.it/scienza/spazio/unaurora-e-una-misteriosa-nube-di-polvere-su-marte http://terrarealtime2.blogspot.it/2015/05/una-gigantesca-nuvola-di-polvere-emerge.html?m=1 https://wattsupwiththat.com/2012/03/28/mystery-cloud-spotted-on-mars-by-amateur-astronomer/ http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Rosetta/Beautiful_new_images_from_Rosetta_s_approach_to_Mars_OSIRIS_UPDATE Concludiamo con una nota curiosa: durante l’analisi dettagliata delle immagini, mi sono accorto della presenza di due “puntini” in movimento appena sopra la zona del terminatore, più o meno alla stessa latitudine del fenomeno sopra descritto. Dalla direzione di movimento sembra trattarsi di una coppia di satelliti inseriti su orbita polare che causalmente passavano nelle vicinanze del fenomeno descritto. Non avendo a disposizione le effemeridi dei satelliti polari attualmente in orbita a Marte, non sono in grado di stabilire con certezza di quale sonda si tratti. Spero solo che le sonde suddette fossero attive e dotate di telecamere in modo da poter disporre, magari in futuro, di riprese e informazioni più dettagliate riguardo al fenomeno stesso. Credits: ESA. Elaborazione gif: Marco De Marco. (Ingrandimento digitale 3x, correzione gamma 1.4 per enfatizzare i dettagli deboli)