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C'E' IL PETROLIO SU MARTE?  - Prima Parte -

Se è vero che l'acqua sarebbe strettamente legata alla vita e la vita strettamente legata all'acqua... la possibile presenza di petrolio su Marte quali implicazioni avrà?

 

Da quando è iniziata la corsa all'esplorazione di Marte, oltre 40 anni fa, abbiamo assistito ad un'interminabile passerella fatta di sostenitori e detrattori su, praticamente, tutto ciò che concerne il Pianeta Rosso. E, per quanto possa apparire discutibile, lo possiamo ancora tollerare ed accettare. Ma arriva il momento di tirare le somme e domandarci come mai tanto entusiasmo misto a non entusiasmo per l'acqua di Marte... Perchè? Fondamentalmente ci sono due ragioni: una di natura scientifica e l'altra di natura più pratica, ma entrambi strettamente legate fra loro. Inoltre, cosa c'entra il petrolio con l'acqua, la vita e la sua medesima presunta evoluzione? Lo scopriremo in questi due articoli. 

L'INTERESSE DEGLI SCIENZIATI

Secondo le teorie basate sulla biologia evoluzionistica la vita sulla Terra ebbe inizio in un "brodo primordiale" dove le bio-molecole furono sintetizzate dall'azione combinata di elettricità, calore e radiazioni...

 

 

L'interesse scientifico riguarda l'origine stessa della vita, intesa nel senso più lato, e nei suoi complessi meccanismi che l'avrebbero resa possibile sia nel nostro Pianeta che, si ipotizza, su Marte (nonchè altrove nell'Universo). Gli scienziati, specializzati in tutte le discipline legate in qualche modo alla Biologia ed Eso-Biologia, ritengono che la vita iniziò sulla Terra circa 4 miliardi di anni fa, poco dopo la sua stessa formazione, in un ambiente ricchissimo d'acqua e dove l'atmosfera era satura di gas letali quali l'ammoniaca, il metano (nonchè svariati altri idrocarburi gassosi), l'anidride solforosa, il CO2 ecc. Stando a queste congetture vi erano ulteriori fattori a corredo del paesaggio primordiale: l'atmosfera veniva costantemente sferzata da imponenti scariche elettriche; non era ancora circondata da una coltre di ozono e, quindi, le radiazioni solari (ed i raggi cosmici) arrivavano intatti fino al suolo. Risultato: l'acqua contenuta negli immensi invasi oceanici primitivi era ricca di sostanze chimiche organiche ed inorganiche.

Cosa sarebbe accaduto? Nel corso di centinaia d milioni di anni dopo la formazione della Terra si suppone che l'azione combinata di calore, scariche elettriche e radiazioni cosmiche avrebbero prodotto costanti e potenti movimenti caotici nelle acque superficiali, ionizzazioni nelle strutture delle molecole (a partire dai singoli atomi) e formazione di nuove catene molecolari sostituenti quelle precedenti. Così, sin da queste condizioni iniziali, la "competizione" evolutiva era già ben manifesta: non tutte le molecole più semplici avrebbero avuto dei successori più complessi. Solo quelle molecole superstiti, scaturite (?) durante il susseguirsi delle interazioni esterne e non distrutte dalle medesime reazioni, avrebbero avuto maggiori probabilità di giungere a formare ulteriori composti sempre più articolati e complessi dei "predecessori".

Probabilmente qualche Lettore avrà afferrato il problema di fondo che assilla la Comunità Scientifica: come poteva nascere la vita in un ambiente così ostile e, sopratutto, dove essa non avrebbe potuto sopravvivere? Nemmeno il solito e stucchevole giochino delle probabilità porterebbe molto lontano se non a trasformare un discorso scientifico in un battibecco adatto al mondo delle statistiche di mercato. Eppure esistono, sia nel Mondo Accademico che tra il Pubblico in generale, opinioni contrastanti:

  1. Vi sarebbero i sostenitori della tesi secondo la quale "a tutti i costi, per qualche ragione e per mezzo di qualche meccanismo" la vita riuscì a vincere la battaglia contro il tempo e contro quegli stessi elementi avversi grazie ai quali essa scaturì".
  2. Vi sarebbero coloro che, invece, non credono affatto alla possibilità della formazione autoctona della vita in condizioni simili. Piuttosto essa giunse sulla Terra sotto forma di spore o microrganismi già formati, che si evolsero successivamente (Panspermia).
  3. Vi sarebbero infine coloro che ritengono la vita "un atto di Creazione Volontaria". A scelta poi le varianti: Dio, Dei, Alieni, Terrestri del lontano Futuro che tornano nel primitivo Passato per... creare se stessi (loop temporale) e altro...

Come potete ben constatare... oltre al pragmatismo sensato, non mancano di certo la Fantasia, la Fede (anche in senso scientifico) e l'irragionevolezza (volendo essere iper-pragmatici).

L'INTERESSE PRATICO

L'interesse per l'acqua di Marte si risolverà in modo diretto ed immediato se lo volessimo affrontare da un punto di vista pratico. Se c'è acqua si potranno svolgere tantissime operazioni legate proprio al futuro prossimo, quando l'uomo giungerà sul Pianeta Rosso e intraprenderà la più grande e straordinaria Impresa delle Imprese: la colonizzazione. L'abitabilità permanente sarà garantita da una grande presenza d'acqua, per cui non servirà trasportarla da Terra - a parte quella necessaria per il viaggio di andata - e con un notevole vantaggio economico sui veicoli spaziali. Proprio così: l'acqua di Marte significa speranze in più direzioni.

ANCORA UNA VOLTA... LA MEDAGLIA HA DUE FACCE!

Sembra quasi che ci divertiamo a girare le frittate e triturare senza pietà le ideologie più disparate ma, così non è. Purtroppo la stragrande maggioranza dei problemi risiederebbero proprio nella utopica speranza di trovare alcune prove atte a confermare le teorie evoluzionistiche basate sui concetti prima esposti. Il principale tassello ideologico della Comunità Scientifica sembrerebbe incentrato sul motto "Se c'è acqua c'è Vita". Ovvero: la presenza di acqua dovrebbe essere automaticamente il parametro base per la ricerca della vita. Oppure ancora: l'acqua porta alla vita. Ad essere sinceri non si può definire totalmente scadente questo ideologismo, tuttavia potremmo domandarci se, effettivamente, è così che funziona/funzionò la faccenda.

Forse occorrerebbe rivedere la questione al contrario: "Se c'è Vita c'è acqua", almeno per il tipo di Vita da noi conosciuta. Cioè: è la Vita che ha bisogno dell'acqua per continuare ad esistere e non l'acqua che, automaticamente significa Vita. Vuol dire che gli scienziati, impegnati in questa intrigante Ricerca, ignorino quanto appena detto? Oh, no! Altrochè se lo sanno. Ma per conoscenza, in primis, della biologia terrestre (vita basata sul carbonio) essi tenderebbero a dare maggior valore ed attendibilità a quei possibili luoghi soddisfacenti determinate caratteristiche: giusta distanza dal sole, temperatura compresa entro un certo range, atmosfera dotata di alcuni specifici elementi, campi magnetici planetari e molta acqua. Considerati tutti questi fattori si tenterà di valutare il "come-dove-quando" evitando possibilmente il "Perchè".

L'Universo, fondamentalmente, è un ambiente ostile alla Vita ma, paradossalmente, sembra fatto su misura per ospitarla. In altre parole: la Vita può esistere e proliferare SOLO ED ESCLUSIVAMENTE in determinate e ristrette condizioni oltre le quali rischia di estinguersi. Quindi, tornando ai primordi, dobbiamo altresì rammentare che le forti scariche elettriche difficilmente avrebbero aiutato la formazione della Vita, questo perchè la "creazione" di una molecola complessa molto probabilmente sarà avvenuta a discapito di un numero imprecisato di altre molecole sottoposte a processi elettrolitici, di ionizzazione e scomposizione. In altre parole... una catena di eventi che sarebbe potuta durare all'infinito, senza necessariamente condurre a nulla! E che dire delle radiazioni e del campo magnetico? La Vita non prolifera se sottoposta a forte bombardamento radioattivo e, senza un adeguato campo magnetico, esse perdureranno senza sosta.

Peggio di tutti questi fatti sfavorevoli è il vero nocciolo della questione: "Acqua sinonimo di Vita"?. Sbagliato! L'acqua è il solvente per eccellenza. Essa non favorisce la coagulazione di nessuna particolare molecola o composto chimico, ma ne favorisce lo scioglimento. Cosa dovrebbe indicare? Che il "Brodo Primordiale" potrebbe essere solo una bella congettura (fanta)scientifica.

La Vita, poi, segue tutta una serie di rigorose codifiche informatiche le quali, se volessimo paragonarle ai nostri migliori software oggi disponibili, batterebbero di 10 n^ a 1 persino il più sofisticato e potente dei nostri prodotti. Si pensi alla "codifica" delle vitamine e degli amminoacidi. Figuriamoci poi alla struttura degli acidi Ribonucleico e Desossiribonucleico (RNA e DNA). Ma qui entriamo in un discorso molto lungo e complicato che preferiremmo rimandare alla lettura di qualche buon testo di Biologia ed Eso-Biologia (nella sezione libri troverete qualcosa).

Morale della favola? Si suppone che su Marte accadde qualcosa di simile alla Terra poco dopo la sua formazione, quando anche il Pianeta Rosso dovette possedere molta acqua liquida in superficie. Secondo l'opinione di parecchi Scienziati anche Marte ebbe un momento critico in cui la vita tentò di emergere da un ipotetico "Brodo Primordiale" ma, per qualche ragione più o meno sconosciuta, tale processo si interruppe. Ed ecco perchè l'esplorazione marziana sembrerebbe così focalizzata sull'acqua: si spera vivamente di trovare tracce di qualche microrganismo/micro-vegetazione tuttora vivente o, per lo meno, fossile/pregresso.

Suggerimento: www.1D20.net

Rappresentazione della catena del DNA

molecole di Glutamine

Rappresentazione di un nucleotide

MA SE L'ACQUA DI MARTE NON FOSSE TUTTA ACQUA....?

Click here for annotated version of PIA09226 Upper Surface of Icy Layers Covering Mars' South Polar Region

This map shows the topography of the south polar region of Mars. The elevation of the terrain is shown by colors, with purple and blue representing the lowest areas, and orange and red the highest

Mappatura in falsi colori sulla distribuzione dell'acqua nel Polo Sud di Marte

Agli inizi del 1998 la sonda Mars Global Surveyor iniziò la sua decennale opera di mappatura del Pianeta Rosso. La MGS era anche dotata di diversi sofisticati strumenti adatti allo svolgimento di svariate analisi scientifiche, grazie ai quali fu individuata una copiosa presenza di idrogeno sotto la superficie planetaria. La presenza dell'idrogeno fu confermata ed approfondita dalla Mars Odyssey, permettendo così agli Scienziati di intuire il perchè di questo gas: secondo la loro autorevole opinione (in casa NASA e non solo) esso era indice della presenza (per la maggioranza) di acque ghiacciate mischiate al terreno (permafrost) e sparse per gran parte del pianeta.

Nel corso di questi 10 anni la documentazione fotografica disponibile nei siti NASA ed ottenuta dalle sonde MGS e Mars Odssey hanno fortemente corroborato l'ipotesi dell'acqua in grandi quantità. Pare che in molte località di Marte vi siano interi laghi ghiacciati, rigagnoli che discendono pareti di crateri, fondali di crateri dall'aspetto fangoso e molto altro... Materiale che, onestamente, si commenta da se.

Ma la cosa non si è certo limitata a questo. Nel frattempo diversi Appassionati e Ricercatori Indipendenti si sono dedicati alla raccolta, catalogazione e studio di moltissimi frames NASA proponendo essi stessi qualche ardita ipotesi. Noi, dal canto nostro, avevamo preso in esame le affascinanti teorie del dr. Joseph P. Skipper relative ad Aram Chaos e, con i Colleghi Lunexit, abbiamo condiviso, almeno in parte, alcune sue conclusioni. Skipper sostiene che nella regione di Aram Chaos esisterebbero alcuni invasi formati da acqua allo stato liquido, ma tali laghi sarebbero in progressiva ritirata e dovrebbero scomparire entro non molto tempo. Di per se la sua costruzione - nel limite delle odierne condizioni di Marte - potrebbe anche essere accettabile. Così, d'accordo con il Collega dr. Gian Luigi Barca, si era pensato di andare a caccia negli archivi della Odyssey per cercare ulteriore documentazione a supporto delle suddette ipotesi. Con nostro disappunto la ricerca aveva dato esito incerto: trovate molte immagini di Aram Chaos, ma nessuna di quella specifica zona dove sarebbero ubicati i "laghetti". Pare che nemmeno l'ESA abbia molto di interessante da offrire. Stessa cosa dicasi (almeno per ora) della MRO.

Occorreva affrontare il problema in modo diverso e così abbiamo tentato di fare. Se volete visionare il nostro articolo "ARAM CHAOS: E QUELLA SAREBBE ACQUA?" noterete che è stata adottata una metodologia per lo meno analoga a quella che il personale NASA propose nel "comparare" (a loro modo....) alcune immagini MGS, a riprova (secondo loro) della presenza di acqua liquida in un cratere marziano. Abbiamo però voluto arricchire il nostro lavoro operando un'analisi (speriamo) oggettiva, basata su un insieme di dati e presupposti i più ragionevoli possibile, ma non troppo imbavagliati dai preconcetti comunemente accettati dalla maggioranza di Scienziati e Pubblico. Il risultato, decisamente "folle", era prevedibile: quella roba scura in Aram Chaos, che sembra acqua, non dovrebbe essere affatto acqua per ovvii motivi che non stiamo qui a ripetere. Quella sostanza scura, almeno secondo noi (Pianeta Marte.net) potrebbe essere PETROLIO (o "affioramento di idrocarburi", volendo dosare più pragmatismo).

Ci rendiamo perfettamente conto della nostra presa di posizione, discutibilissima e per nulla certa. Intendiamo dire che non siamo qui a urlare al Mondo: "Signore e Signori su Marte c'è l'Oro Nero a palate...". Però, però... non possiamo e non ce la sentiamo nemmeno di negarlo. Le apparenze, d'altronde, ce lo danno da pensare. Siamo consapevolissimi che potremmo aver visto "lucciole per lanterne" e, se così si rivelerà, Amen! Sia la nostra clamorosa figuraccia! Per fortuna (o sfortuna) non siamo i soli a pensarlo.

Ma ora dobbiamo muovere qualche passo indietro e renderci partecipi di un dato di fatto del quale c'è ben poco su cui blaterare: gli idrocarburi eso-terrestri, evoluzione o no, quelli ci sono davvero!

Huygens' descent and landing

Huygens on Titan

Rappresentazioni artistiche di Titano (Credits ESA)

 

Titano e i suoi mari di idrocarburi (credits ESA)

Il Mare di Titano. La missione congiunta NASA-ESA relativa alle sonde Cassini-Huygens è, dopo quelle marziane, la più affascinante e importante per quanto concerne le implicazioni sullo studio dell'origine del Sistema Solare e della vita sulla Terra. Perchè? Il motivo porta due nomi: Titano ed Hyperion.

L'ipotesi che Titano potesse avere in superficie dei veri e propri oceani di idrocarburi (tra cui metano, etano ecc...) era molto accarezzata già nei primi anni '80 del XX secolo grazie alle rilevazioni delle due sonde Voyager. Ma la recente esplorazione diretta del modulo Huygens pare finalmente averne confermato l'esistenza. Su Titano esistono veri mari di idrocarburi, oltre che molti altri composti di tipo organico, presumibilmente presenti nella Terra Primordiale.

Questo ha acceso l'interesse degli scienziati in modo ancora più palese, e per molte ovvie ragioni. Potremmo infatti chiederci se la presenza di tali idrocarburi sia parte del processo "naturale" e, sopratutto, conseguenza stessa della formazione dei corpi celesti planetari. Oppure se la loro comparsa sia stata un evento scaturito da eruzioni vulcaniche e altri processi chimico-geologici successivi alla formazione dei pianeti. Oppure saranno vere entrambi le situazioni.

Titano, comunque, vive in un eterno letargo, essendo un immenso freezer la cui temperatura scende a -180° C circa. Pertanto ci troviamo ad osservare un pianeta con mari, nubi e piogge di metano che si comportano grossomodo come l'acqua sul nostro Pianeta, volendo fare un simile paragone...

E così la nostra distanza che ci porta al possibile petrolio di Marte si è già abbreviata perchè, prove alla mano, gli idrocarburi non sono affatto una prerogativa del pianeta Terra.

Per quanto concerne il satellite Iperione la faccenda merita un momento di riflessione. Sarebbe il caso di unire la nostra voce solidale ai Colleghi di Lunar Explorer Italia in quanto, due anni prima che la NASA pronunciasse qualche timida parola sulla possibile presenza di idrocarburi in questo piccolo satellite di Saturno, già il dr. Alessio Feltri e il dr. Paolo C. Fienga proposero tale ipotesi, la quale rimase, tuttavia, nel silenzio dell'indifferenza... Lasciando stare da parte le inutili dietrologie ci limitiamo a segnalare ai Lettori di Pianeta Marte.net il resoconto di questa storia: Gli idrocarburi di Hyperion.

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Hyperion, satellite di Saturno

Ed ecco come le distanze dal petrolio di Marte si accorciano ulteriormente. Adesso la faccenda diventa davvero calda perchè ci dobbiamo porre un'altra importante domanda: quanti e quali tipi di idrocarburi esistono nel Sistema Solare, disseminati in vari corpi planetari?

Facciamo ora una rapida volata su Marte e diamo la parola al dr. John Ackerman, tenendo mente locale a proposito della rilevazione di idrogeno sotto la superficie marziana. Egli scrive: "Scientists, who believe that these massive flows occurred billions of years ago, still ponder the question of where all the water went. Ironically, it makes up a part of every living thing on this earth. Unfortunately, those proposing to terra-form priori-Mars are counting on using Martian water, which they believe resides in the permafrost, just below the surface. The puzzle of "where the water went?" was intensified in late 1998 when the NASA delivered priori-Mars Orbital Laser Altimeter revealed that the northern ice cap contains only one tenth of the calculated minimum volume of water required to carve the great outflow channels on its surface. The latest probe, Mars Odessy, supposedly has found significant water hidden in the top three feet of the Martain soil in areas poleward of 55 degrees latitude. However, the gamma ray spectrometer gives only a crude estimate of the amount of hydrogen in this layer. Scientists make the huge assumption that this is in the form of water. It could well be a completely different compound or the dessicated remains of millions of tree roots, which died less than 6,000 years ago."

Ackerman sostiene che la maggior parte delle acque di Marte siano state acquisite dal nostro pianeta migliaia di anni fa a causa dell'estrema vicinanza alla Terra in cui venne a trovarsi... Pertanto sotto l'attuale superficie marziana dovrebbero essere ubicati i resti di milioni di alberi essiccati e decomposti. Al di là della credibilità o follia delle teorie di questo Ricercatore americano resta almeno un aspetto che meriterebbe un pizzico d'attenzione: l'origine stessa degli idrocarburi e il relativo dibattito sulle implicazioni biologiche e/o mineralogiche. Per quel che concerne Titano ed Hyperion può essere che ci troviamo dinnanzi a idrocarburi di origine abiotica. Per quel che concerne invece il petrolio terrestre l'opinione unanime è che sia di origine biologica, ovvero Combustibile Fossile. Ma cosa dovremmo pensare se veramente ci fosse una grande quantità di petrolio anche su Marte? Origine abiotica o biologica? Su questo argomento ci torneremo più avanti...


Prima di procedere desideriamo precisare un'altra cosa: l'articolo che state leggendo non dovrebbe essere salutato come "novità eclatante" o "scoperta epocale". Non siamo stati noi (Pianeta Marte.net) i primi ad aver messo "la pulce nell'orecchio", sebbene nella Sezione "Mars Gallery" potrete trovare qualche commento interessante... Degli idrocarburi di Marte se n'è già parlato su Lunar Explorer Italia in diverse occasioni; basta fare una ricerca su www.lunexit.it per consultare il materiale pubblicato (il più recente risale alla fine di agosto 2007).

...CONTINUA...

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