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La domanda che fa da titolo
a questa sezione di Pianeta Marte.net costituisce una vera sfida per
chiunque volesse cimentarsi nel rispondere. Noi non siamo certamente
immuni da incertezze e dubbi; non siamo dotati del miracoloso dono di
sapere e conoscere la Verità Assoluta in merito a questa affascinante
tematica, e non pretendiamo di raccontare la storia certa di Marte e delle
sue fonti d'acqua, apparentemente scomparse. Con questa premessa speriamo
invece di fornire una nostra interpretazione che possa avvicinarsi alla
verità storica e scientifica.

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Perchè abbiamo
inserito questa immagine (a sinistra) relativa alla marcia di
Opportunity sulla Meridiani Planum? C'è una ragione importante che
desideriamo sottolineare a beneficio di tutti i Lettori. Il percorso
di Opportunity (idem per Spirit) non è stato determinato a caso;
per ogni tappa il personale tecnico ha dovuto studiare bene il
contesto, prima di procedere a quella
successiva. Fattori fondamentali sono stati (e sono tuttora) quelle
caratteristiche che potevano sembrare interessanti da analizzare.
Quasi dall'inizio dell'esplorazione, fino ad
oggi, i tecnici NASA hanno accumulato una serie di incoraggianti
indizi che provano la passata presenza di acqua liquida sia in
Meridiani che nell'area di Gusev. Ma cosa
sarebbe accaduto se invece Spirit e Opportunity avessero percorso
tragitti diversi, anche di soli pochi metri, rispetto a quelli
effettivamente seguiti? Avrebbero trovato ugualmente quei preziosi minerali e
quelle sostanze tipicamente formatesi da interazione con acqua? Può
darsi di sì.
Proviamo ad immaginare
se, per fare un esempio, anzichè passare in mezzo a terreni ricchi di
ematite grigia, le sonde fossero passate attraversato terreni poveri di questo minerale,
poveri di jarosite, limonite
e vari altri composti evaporiti... Forse le nostre opinioni
oggi non sarebbero state così entusiastiche. Vi pare?
Fortunatamente, ma
sopratutto grazie alla bravura del personale a Terra, i Rover hanno
attraversato il terreno marziano nei punti giusti, così da fornirci
qualche elemento probatorio a favore della passata presenza d'acqua
in quelle aree esplorate. E' evidente che la nostra conoscenza di
Marte risulta ancora piuttosto frammentaria e parziale, almeno
così pare... E'
palese che, se costruissimo delle ipotesi mediante una serie di dati
comparati sulla globalità dell'ambiente sotto analisi, avremmo più
probabilità di ottenere un quadro generale abbastanza verosimile. Ecco perchè
dovremmo sempre aver chiaro che le esplorazioni
effettuate dai Rover sono - in ogni caso - locali.
Purtroppo le due
sonde cominciano a soffrire sul serio di stanchezza e usura a causa
del lavoro svolto durante questo
anno marziano di permanenza. Se pensiamo al fatto che avrebbero
dovuto
operare per circa 90 giorni, c'è di che gioire in funzione della
straordinaria longevità mostrata. Non sappiamo quando cesseranno di
fornirci preziosi dati ma, ad ogni modo, i Rover, nei loro oltre 12 km
percorsi, ci hanno permesso di avvalorare le tesi a favore della
passata situazione di clima caldo e umido su Marte.
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DUE QUESTIONI DA CHIARIRE
Ci sarebbero ancora due
aspetti che vorremmo evidenziare. Il primo è legato all'abbondanza di
acqua al di fuori della Terra; il secondo è legato ad un fattore più etico
e meno tecnico. L'acqua è una sostanza chimica formata da 2 atomi di
idrogeno ed uno di ossigeno. Poichè l'idrogeno è l'elemento più diffuso
nell'Universo è ovvio che i composti chimici basati su di esso
dovrebbero essere piuttosto abbondanti e vari; volendo citarne alcuni possiamo
annoverare i radicali CH (metino) ed NH (ammino), dai quali derivano i
conosciuti NH3 (ammoniaca) e CH4 (metano). L'idrogeno quindi lega bene con
il carbonio e l'azoto, ma lega benissimo anche (e sopratutto) con l'ossigeno, formando
radicali OH come l'ossidrile. Per la ragione suddetta anche l'acqua
dovrebbe essere alquanto diffusa fuori dalla Terra. Naturalmente le
scoperte fatte nel campo della radioastronomia hanno permesso di
individuare moltissime tipologie di molecole (inorganiche e organiche), creando
accesi dibattiti sul come e
perchè esse possano esistere, sul come si siano formate e sul come possano
continuare ad esistere senza che le radiazioni cosmiche le distruggano.
Che dire della presenza di
acqua nel nostro Sistema Solare? Oltre alla Terra, sembrerebbe che essa sia
molto abbondante anche in alcuni satelliti di Giove tra cui Europa,
Ganimede e Callisto; si trova comunque in discrete quantità anche su Giove,
Saturno, Urano e Nettuno e in diverse loro lune; pare che gli anelli
stessi di Saturno non siano formati da frammenti o blocchi di rocce e
ghiaccio, ma da qualcosa che assomiglia a neve, probabilmente composta
d'acqua e particelle fini. Persino Venere dovrebbe possedere quantità
d'acqua nelle sue nubi. E non dimentichiamo che le comete
sono anch'esse ricche d'acqua, nonchè veri e propri serbatoi chimici
vaganti nello spazio. Infine Marte, paradossalmente, appare come un
deserto secco e freddo. Eppure la sua superficie attuale dà proprio
l'impressione di un mondo in cui erano presenti fiumi, laghi, mari e oceani. Negli ultimi anni
le rilevazioni satellitari (Mars Express) hanno provato che quantità d'acqua giacciono
ai poli, insieme a enormi depositi di CO2. Una serie di contraddizioni? Gli studi
sono in corso. Diciamo che Marte è
diventato una sorta di meta di pellegrinaggio scientifico, alla ricerca di quell'acqua che non si riesce bene a capire dove sia finita... Per
rincarare la dose, l'enfasi ricevuta da questa ipotesi, ha raggiunto dei
ragguardevoli connotati, al punto da far passare inosservata la realtà dei
fatti: l'acqua abbonda fuori dalla Terra, essa non è affatto un elemento
così raro tanto da giustificare veri e propri "miti" scientifici marziani.
Sia chiaro che non
intendiamo sminuire l'importanza di sapere se Marte oggi (o nel suo
passato) possegga grandi quantità d'acqua. Il punto sta nel guardare la
realtà oggettiva, senza esagerare in un senso o nell'altro, mantenendo
l'equilibrio di vedute. Se Marte possiede oggi acqua in grandi quantità
dobbiamo seguire questo criterio:
-
Sapere dov'è, ovvero se è
concentrata ai poli oppure se è presente su tutta la superficie planetaria.
-
In che stato esiste, ovvero
quanta di essa è liquida o solida e quanta allo stato gassoso.
-
Se è molto mischiata al
terreno, quindi permafrost o composti chimici derivati dal contatto tra
acqua e altri elementi.
-
Infine dobbiamo anche
valutare l'ipotesi che potremmo aver masticato aria fritta, dunque tutto
ciò che appare è stato modellato da flussi di lava che scorrevano in
superficie....
Cercheremo di sviluppare
nel modo migliore l'argomento. Passiamo ora all'aspetto più etico, diciamo
morale. Indubbiamente la ricerca scientifica deve andare avanti; la voglia
di conoscere, esplorare e pervenire ad una Verità finale merita senza
dubbio le risorse necessarie a tal fine. Eppure l'uomo, nel complesso, sta
manifestando una spudorata mancanza di rispetto verso il proprio pianeta
nel quale egli vive! E' davvero incredibile vedere un tale zelo ed impegno
nel cercare l'acqua su Marte, indipendentemente dalle motivazioni più o
meno discutibili, e poi, contemporaneamente, vedere la maniera penosa che
stiamo adottando nell'inquinare la nostra acqua terrestre, contaminata da
tutta l'attività umana che abbraccia industria, urbanistica ecc.... A
nulla serve mettere carne nella brace delle chiacchiere, mentre assistiamo
alla nostra sana demenza dimostrante, a tutto spiano, come non
abbiamo capito una semplicissima Verità: la Terra NON E' PIATTA. Quello
che inquiniamo a Roma (o a Milano o a Torino oppure a New York.....), se
lo spingeremo sempre avanti, ce lo ritroveremo dietro la schiena,
possibilmente amplificato all'ennesima potenza!
Ecco cosa significa per noi
(Pianeta Marte.net) avere sempre il giusto spirito critico verso le
"grandi" notizie scientifiche (sopratutto quelle che fanno
colpo, pompate dai mass media
per motivi di odiens e mercato). Non lo sminuire una
scoperta in realtà interessante, ma mantenere gli occhi della ragione sul
fatto che mentre l'uomo "scopre", e si vanta di tali "scoperte", egli
distrugge, rovina e si taglia i piedi con le sue medesime mani!
IPOTESI SU IPOTESI
Detto tutto, torniamo a
Marte. Potremmo tentare di fare un parziale "punto della situazione"? Noi
vogliamo provarci e, nel tentativo, dobbiamo richiamare nuovamente
l'attenzione su un altro perno basilare: le stesse fondamenta su cui
riteniamo Marte essersi originato. Se l'acqua sulla Terra fu portata da
miliardi di comete precipitate su di essa è allora plausibile che su Marte
sia accaduta la stessa serie di impatti cometari. Ma il problema è, prima di
tutto, riuscire a capire quando ciò avvenne. Nel caso che Terra e Marte si erano
appena formati sembrerebbe ovvio che
le loro rispettive croste non dovevano essere ancora del tutto
solidificate; il calore del magma incandescente predominava e le
superfici avrebbero dovuto risultare al quanto instabili. La
domanda è, dunque, in che modo si manifestò la netta
differenziazione tra l'acqua e gli altri elementi componenti le superfici
di Terra e Marte, senza che essa si combinasse formando piuttosto nuovi
composti chimici o disperdendosi nel caldissimo sottosuolo? In quello stato di caos iniziale risulterebbe complicato
mantenere l'acqua in condizioni tali da accumularsi per poi formare bacini
marini e oceanici... Allora potremo supporre che, forse, gli impatti continuarono per lungo tempo dopo
la solidificazione dei pianeti, consentendo così l'accumulo d'acqua
superficiale e la conseguente nascita di mari ed oceani. Ipotesi
certamente più accettabile, ma mancante di sufficienti elementi probatori.
Oltretutto, se così fosse, dovremmo trovare, ad esempio, ricchi depositi
d'acqua (certamente ghiacciata e mischiata al terreno) anche sulla Luna, magari in quelle zone polari dove le radiazioni non ne
avrebbero intaccato la struttura molecolare.
Recentemente pare che ne sia stata individuata, ma davvero poca. Sarebbe
stato interessante trovare acqua disseminata dappertutto nei pianeti
rocciosi in modo più uniforme ed omogeneo, a conferma del fatto che, agli inizi,
le comete vagavano innumerevoli per tutto lo spazio intorno al sole;
tuttavia non è affatto semplice definire un simile quadro teorico (seppur
interessante che sia) per mancanza, anche qui, di elementi probatori a
sufficienza. Che dire della cosiddetta
Nube di Oort? Ad essere onesti non ci sono prove sicure della sua
esistenza. E' una ipotetica regione che avvolgerebbe l'intero Sistema Solare, come
una immensa sfera, formata da blocchi congelati di rocce, elementi chimici
vari inclusa l'acqua. Viene considerato teoricamente "il deposito delle
comete".
Nel complesso stiamo
navigando nel regno delle supposizioni, dove le certezze purtroppo non abbondano
molto e le incertezze invece costituiscono il terreno instabile della storia del
Sistema Solare. Nella nostra Teoria dell'antico Sistema Binario
Terra-Marte, i due pianeti sarebbero nati nella stessa area spaziale, in
modo del tutto parallelo, acquisendo caratteristiche proporzionali alle
loro rispettive dimensioni e masse, ma del tutto simili. L'acqua non
sarebbe stata originata da innumerevoli impatti cometari (anche se non
escludiamo affatto che si siano davvero verificati), ma da acquisizione di
idrogeno ed ossigeno già presenti nello spazio circostante, ed in quantità
elevatissime. Questo assunto è anch'esso parte della tesi sostenuta dal
Dr. John Ackerman, tesi probabilmente discutibile e, come tutte le altre,
da verificare.
Sostanzialmente sappiamo che i raggi UV tendono a
spezzare le molecole d'acqua, ma è anche possibile che altre molecole
potrebbero subito riformarsi. Per esempio a discapito di tre molecole
d'acqua potrebbe formarsene una di ozono (oppure tre di ossidrile)
lasciando ancora liberi tre/sei atomi di idrogeno... potrebbero generarsi
molecole
di ossigeno (O2) ed esserci ancora
idrogeno atomico libero dal quale potrebbero riformarsi altre molecola
d'acqua. Così, sia la Terra che Marte, inizialmente, dopo la loro
formazione forse acquisirono, man mano, non solo l'acqua, ma anche le loro
rispettive atmosfere primitive, con il contributo di ulteriori gas vulcanici. Questo
modello permetterebbe di rivedere alcune opinioni scientifiche oggi comuni circa l'origine delle
antiche atmosfere della Terra e di Marte. Probabilmente fu così che si arricchirono, sin
dall'inizio, di ossigeno molecolare, azoto molecolare e ozono (necessario a
schermare dai raggi UV): una parte dai vulcani (come il CO2, il metano e
altri gas), mentre il resto catturandoli dallo spazio orbitale (idrogeno ed
ossigeno). L'unico indizio che ci offre almeno qualche timida certezza
sulla grande
abbondanza di idrogeno, ossigeno e altri elementi adatti alla formazione
di acqua (nonchè composti chimici volatili, organici ecc.) la troviamo nell'esistenza
stessa dell'atmosfera terrestre e dell'acqua in superficie, nell'esistenza dei pianeti
giganti e delle caratteristiche di alcuni satelliti, nell'esistenza di
svariate tipologie di comete e dello stesso Sole.
Secondo l'opinione
scientifica odierna, l'atmosfera terrestre sarebbe il risultato di una
fortunata serie di miscugli gassosi originati da eruzioni vulcaniche,
impatti cometari e interazioni con raggi cosmici e UV. Noi tuttavia ci
chiediamo come sia possibile che i gas della nostra atmosfera siano questi
e non altri; ci chiediamo cosa ha stabilito che l'azoto fosse pari al 78%,
l'ossigeno al 21% e gli altri gas l'1%. Grazie a cosa la pressione
atmosferica terrestre è adatta a mantenere stabilmente l'acqua allo stato liquido? E
Marte come avrebbe potuto mantenere l'acqua allo stato liquido se non
avesse avuto già prima le condizioni adatte per questo? Tralasciamo altri
particolari della nostra teoria che saranno esposti in altra sede. Ci
siamo solo limitati ad offrire una nostra spiegazione su come Terra e
Marte acquisirono contemporaneamente le loro atmosfere e l'acqua di
superficie. Ripetiamo: in parte dalle eruzioni vulcaniche, ma molto dallo
spazio per cattura gravitazionale di gas e non da impatti di comete.
INDIZI E CERTEZZE
A questo punto dobbiamo
fare una rassegna dei vari indizi accumulati che potrebbero avvalorare
l'ipotesi secondo la quale Marte era davvero un pianeta d'acqua
come la Terra. Circa la presenza di acqua si sospettava da lungo
tempo, soprattutto grazie alle prime valide rilevazioni effettuate
utilizzando gli spettroscopi applicati ai telescopi. Le righe degli
spettri di Marte furono analizzate per tentare di conoscere la
composizione dei gas atmosferici e individuare altre caratteristiche
planetarie interessanti, tra cui la presenza di vapore acqueo. Ma si dovette attendere che le prime sonde si
avvicinassero al pianeta per fotografarlo da vicino. Le Mariner, le Viking
e il Pathfinder furono determinanti in tal senso e nuovi dati poterono
contribuire a chiarire i primi interrogativi, creandone tuttavia ben altri
e assai più inquietanti. Molti Ricercatori
Indipendenti ed Appassionati si
domandano talvolta se i dati raccolti dalle sonde siano davvero
attendibili oppure "salterini"... Noi non ci pronunciamo ne a favore ne contro;
crediamo che siano molto interessanti, ma qualche dubbio ci scappa... Intanto, grazie alle
sonde orbitanti e a quelle in superficie, furono scattate ottime
fotografie delle nubi marziane, di nebbie, brine e altri fenomeni
meteorologici che implicavano l'interazione con acqua. Il problema è che
se tutta l'acqua di Marte fosse stata solo quella, allora non sarebbe
valsa la pena
di
interrogarsi ulteriormente. Le cose naturalmente non stanno così...
Consideriamo l'esplorazione intrapresa dal Mars Global
Surveyor, a partire dal 1998: essa ha suscitato non poche diatribe al riguardo.
Basta scorrere gli archivi dell'MSSS per rendersi conto di come la
superficie marziana sia letteralmente piena di strutture geologiche
praticamente impossibili da spiegare semplicemente in modo "sismico" o
"vulcanico". Molte immagini sembrano mostrare ciò che noi definiremmo
rilievi costieri, alvei di fiumi secchi, bacini lacustri, marini e,
infine, l'intero emisfero settentrionale sembra come fosse stato occupato da
un immenso oceano.
Accettare una tale versione
della storia di Marte non è però così semplice. Come
abbiamo visto, ci sono diversi problemi da risolvere:
quando tutto ebbe inizio? Per quanto tempo l'acqua rimase in superficie
allo stato liquido? Quando e come tutto ciò ebbe termine? E quali sono le
implicazioni? Gli scienziati, sopratutto biologi ed esobiologi, sperano di
trovare indizi che provino la tesi secondo la quale anche su Marte ci fu
un inizio della vita nell'oceano, come sulla Terra. Trovare fossili di
batteri o altre forme di vita, magari tuttora vive, sarebbe una scoperta
clamorosa. Ecco dov'è l'importanza, per questi scienziati, nel trovare
prove certe che gli oceani e i mari di Marte non siano solo una mera
illusione. La sfida ora sta nel continuare l'esplorazione e lo studio. Che
dire dell'informazione? Di tanto in tanto qualche quotidiano nazionale si interessa
dell'esplorazione spaziale. Ecco un interessante articolo che riportiamo
testualmente, pubblicato da La Repubblica, versione web, del 30 novembre
2005, dopodichè
lo commenteremo:
Analizzati i crateri da impatto e i depositi
della calotta polare Nord "Nessuna prova di acqua liquida, ma la
ricerca è solo all'inizio"
C'è ghiaccio nel sottosuolo di Marte scoperto
dal radar italiano sulla sonda
Lo
strumento è montato su Mars express, ma è gestito
da uno scienziato dell'Università La Sapienza di Roma
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Una delle foto diffuse dall'Esa sulle zone
delle ricerche
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ROMA - E' una scoperta eccezionale e l'ha fatta uno
strumento italiano montato sulla sonda che sta esplorando Marte.
Nel sottosuolo del 'pianeta rosso' c'è del ghiaccio, individuato a
circa 700 metri di profondità dal radar italiano Marsis, a bordo
della sonda Mars Express dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Gestito dall'italiano Giovanni Picardi dell'Università La
Sapienza, il radar Marsis ha analizzato i crateri da impatto e i
depositi a strati della calotta polare settentrionale di Marte. I
risultati saranno pubblicati domani sulla rivista Science e
sono stati presentati questo pomeriggio a Parigi, nel corso di una
conferenza stampa dell'Agenzia spaziale europea.
Tra le prime scoperte, una struttura quasi circolare di 250
chilometri di diametro sepolta a scarsa profondità nelle pianure
settentrionali della regione di Chryse Planitia. Si tratta di un
cratere di impatto contenente forse del materiale ghiacciato.
Nell'analisi dei depositi attorno al Polo Nord, Marsis ha trovato
inoltre segni che sembrano indicare che ci sia uno strato spesso
un chilometro di ghiaccio puro, al di sopra di uno strato più
profondo di regolite basaltica.
Lo strumento non ha trovato invece alcuna prova evidente di acqua
allo stato liquido sotto la superficie, "ma la ricerca è solo
all'inizio", ricorda Picardi. Importanti anche i risultati
ottenuti da un altro strumento, Omega, gestito invece da
ricercatori francesi. Omega, uno spettrometro, ha realizzato una
mappa che copre quasi l'intera superficie marziana, con una
risoluzione tra uno e cinque chilometri, e ha rivelato la presenza
di due differenti classi di minerali, i fillosilicati e i solfati
idrati, su aree isolate ma molto grandi della superficie.
La scoperta svela che in tempi antichi, circa 3,8 miliardi di anni
fa, c'erano grandi quantità di acqua allo stato libero su Marte e
che il clima era abbastanza caldo da permettere la vita. "I dati -
dicono i ricercatori - ci fanno individuare due grandi episodi
climatici nella storia geologica del pianeta. Un periodo molto
antico, chiamato Noachiano, con un ambiente umido dove si sono
formati i fillosilicati, seguito da un ambiente più acido, dove si
sono formati i solfati".
Questi due episodi sembrano essere divisi fra loro da un grande
cambiamento climatico. "Le prove oggi a nostra disposizione -
ricordano ancora gli esperti coordinati da Jean-Pierre Bibring -
dicono che durante il Noachiano Marte avrebbe potuto sostenere
qualche forma di vita. E i minerali che abbiamo mappato potrebbero
contenere tracce di un processo di sviluppo biochimico".
Lanciata il 2 giugno 2003, la sonda Mars Express è entrata
nell'orbita di Marte il 25 dicembre dello stesso anno, mentre il
radar italiano ha dispiegato le sue antenne e cominciato a
registrare dati nel luglio scorso. Il Marsis (Mars Advanced Radar
for Subsurface and Ionosphere Sounding instrument) è stato ideato
dal gruppo di Giovanni Picardi, dell'università di Roma La
Sapienza, in collaborazione con Jeffrey Plaut, del Jet Propulsion
Laboratory (JPL) della Nasa. Lo strumento è stato realizzato in
Italia dall'Alenia Spazio per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana
(ASI).
"Il radar funziona perfettamente", ha detto Picardi.
"Marsis riesce a vedere sotto la superficie del pianeta, come
volevamo", ha aggiunto il responsabile dell'ASI per l'osservazione
del Sistema Solare, Enrico Flamini. "Vediamo dati compatibili con
la presenza di ghiaccio fatto di acqua pura", ha osservato.
Fine articolo
Ancora una volta
possiamo notare l'incertezza che dilaga nell'esplorazione di
Marte, questo nonostante disponiamo di tecnologie all'avanguardia.
Il problema non sono tanto i dati di per se, ma la loro
interpretazione. L'opinione scientifica è che l'era Noachiana
terminò 3,8 miliardi di anni fa, mentre la trasformazione di Marte
avvenne in modo lentissimo e graduale, nel corso di centinaia di
milioni di anni. Di conseguenza i dati devono per forza di fatti
combaciare con tali concezioni. Pare quindi che l'acqua liquida
c'era, ma.... per motivi non ben chiari (o piuttosto sconosciuti)
scomparve. Quali furono le cause? Intanto dobbiamo rallegrarci di
come gli strumenti del Mars Express (e anche di Mars Odyssey)
continuano a individuare tutti quegli elementi che mostrano la
presenza di ghiaccio d'acqua e acqua frammista al terreno (permafrost)
un po' su tutta la superficie planetaria. Se le cose stanno così,
allora è il caso di dedurre che l'acqua di Marte non sia del tutto
scomparsa, ma sprofondata nel sottosuolo, congelando. Può darsi
naturalmente che una certa quantità d'essa possa essersi
effettivamente dispersa nello spazio; difficile però valutare la
quantità reale d'acqua dispersa.
ALLA RICERCA DI PROVE
Nelle tesi scientifiche maggiormente
accreditate le cause della trasformazione di Marte vanno
attribuite alla piccola taglia del pianeta e alla sua bassa
gravità. Non essendo in grado di trattenere in modo efficiente
un'atmosfera densa, dicono i ricercatori, essa iniziò ad
assottigliarsi. Inoltre Marte, sempre secondo le tesi ufficiali,
non disponeva di una barriera di ozono, quindi i raggi UV
massacravano la superficie e produssero col tempo effetti
distruttivi sui gas atmosferici e sull'acqua stessa. Gradualmente
le molecole si spezzavano, l'ossigeno si fissava con gli elementi
del suolo e l'idrogeno sfuggiva nello spazio. Alla fine Marte
divenne un deserto sterile e secco. Se questa tesi fosse vera non
dovrebbe più esistere acqua su Marte. La realtà sembra in parte contraddire
la teoria. C'è poi un'altra rogna da affrontare. Sempre secondo le
tesi ufficiali l'atmosfera era ricchissima di CO2. Bene, allora se
i raggi cosmici tendevano a spezzare le molecole d'acqua,
avrebbero dovuto tendere a spezzare anche quelle di CO2, magari
con intensità differente. Sulla
superficie di Marte oggi
dovremmo trovare una ricca presenza di carbonati (il carbonio
doveva reagire chimicamente con l'acqua e il suolo). Ma anche
questi sono presenti in quantità piuttosto basse, rispetto alle
aspettative. Dopo 3,8 miliardi di anni Marte dovrebbe in tutto e
per tutto soddisfare tutti i parametri delle tesi ufficiali. Ma le
cose non stanno propriamente così.
Ecco come nel libro "Pianeta Marte", a
pagg. 60-61, il Dr. Stefano Cavina riassume questa situazione che,
peraltro, merita un approfondimento: "I depositi di carbonati sono
facilmente rilevabili dallo spazio, ma ciò nonostante, fino ad
ora, le navicelle non ne hanno trovato alcuna traccia rilevante."
Premettiamo che il libro è stato pubblicato verso l'estate 2004 e
che le rilevazioni satellitari, e al suolo, sono splendidamente
continuate fino ad oggi. Il Dr. Cavina prosegue: "Solo di recente,
analizzando 6 anni di dati forniti dal Mars Global Surveyor, gli
scienziati sono infine riusciti a localizzare il carbonato di
calcio, non in massicce concentrazioni come ci si aspettava, ma
distribuito quasi uniformemente su tutto il pianeta."
Ovviamente se la presenza di carbonati è reale non bisogna
ignorarli o fare finta che non esistano solamente perchè spiegano
certe cose e non ne spiegano altre. Noi abbiamo tentato di
interpretare questi dati e cercheremo di fornire una nostra
visione. Prima, però, completiamo l'interessante prolusione del
Dr. Stefano Cavina: "Più precisamente, mescolato alle polveri
superficiali, e in una concentrazione che varia dal 3 al 5%.
Questa scoperta, pur confermando la passata presenza di acqua....
va però a confutare l'ipotesi.... sulla preistorica presenza
nell'emisfero nord di Marte di un grande oceano." . In questo modo
parrebbe che il vapore atmosferico si sarebbe depositato al suolo
riportando Marte a pianeta freddo, congelato e senza oceani. Sulla
Terra la presenza di depositi di carbonati è certamente rilevante.
Significa veramente che su Marte l'acqua liquida
era assente in grandi quantità? La nostra
opinione è che occorrerebbe non basarsi tanto sui depositi di
carbonati, ma sulla presenza di ossidi (ematite rossa e grigia) ed evaporiti vari. In pratica riteniamo che l'atmosfera di Marte non
era composta prevalentemente da CO2, ma da O2, proprio come sulla
Terra. La presenza di anidride carbonica forse era paragonabile a
quella che esiste oggi, possibilmente anche meno. Questo potrebbe
spiegare la bassa presenza di depositi di carbonati. Non solo,
potrebbe ulteriormente indicare che la comparsa dei carbonati è
stata recente. Ci sarebbe inoltre un'altra possibilità: i
carbonati sono sprofondati nel sottosuolo con l'acqua, quindi ce
n'erano di più e quelli ritrovati sono forse solo una parte.
Questo però non cambia lo scenario e rimane valida la nostra
visione di un pianeta con un'atmosfera ricca di ossigeno
molecolare. Sulla Terra certi processi chimici procedono da
sempre e in modo ininterrotto. Su Marte, stando alla nostra
opinione (peraltro condivisa da parecchi ricercatori ed
appassionati), si verificò un brusco cambiamento di natura
planetaria (lo stesso che coinvolse anche la Terra) così violento
da trasformare completamente l'intero pianeta. Vogliamo porre
l'attenzione su un'altra interessante questiona: il
fatto di trovare su Marte composti solfati, ossidi ferrosi ed evaporiti
certamente è buono per le nostre teorie,
tuttavia non siamo a conoscenza di composti catalogabili
come nitrati (a base di azoto). Non intendiamo affermare che
siano inesistenti. Il fatto è che ci manca sufficiente
documentazione che confermi presenza di eventuali tracce d'azoto, e composti
chimici che lo contengono, nel terreno marziano. Poichè la
mineralizzazione atmosferica e il congelamento delle acque ci
sembra molto plausibile, crediamo che la possibilità di indagare su
eventuali tracce di azoto imprigionato nel terreno potrebbe
avvalorarla ulteriormente. Ovviamente è più che plausibile anche l'ipotesi
dell'arricchimento di minerali dato dalle eruzioni vulcaniche.
Ad ogni modo, allo stato attuale, noi
riassumiamo così la scomparsa delle acque di Marte: "un evento
extraplanetario o planetario di enorme violenza provocò la
fuoriuscita di ingenti quantità di materiale ferroso proveniente
dal mantello sottostante. Il ferro iniziò a mineralizzare
l'ossigeno atmosferico, producendo ematite rossa e grigia. La
pressione atmosferica iniziò a diminuire in modo costante. I vari composti evaporiti
probabilmente già esistevano come prodotti di normali processi dei
cicli dell'acqua. Tuttavia quelli che si trovano oggi potrebbero
differire da quelli originali a causa degli eventi che mutarono
Marte. Tra l'altro, forse furono
portati in superficie sia l'olivina che i composti solfati. Aumentò la quantità
di CO2 che in parte reagì producendo i carbonati nella superficie.
La regolite, poi trasformata in polvere rugginosa, arrivava dal
mantello. Le acque si ritirarono sprofondando nel sottosuolo a
causa dello sconvolgimento del pianeta. Parte di esse naturalmente
si combinarono producendo altri composti chimici. Nel giro di
poche centinaia d'anni Marte divenne basilarmente il corpo secco e
congelato che conosciamo oggi." Le teorie scientifiche ufficiali
datano a 3,8 miliardi di anni fa l'inizio di questa trasformazione
lenta e inesorabile. Noi invece la datiamo a poco meno di 6000
anni fa, drastica, rapida e irreversibile. Proviamo ad immaginare
se sulla Terra si verificasse un evento in grado di far emergere
enormi quantità di materiale ferroso proveniente dal mantello.
Forse, nel giro di qualche centinaio di anni o meno, tutto
l'ossigeno atmosferico verrebbe consumato, facendo scendere la
pressione dell'aria e assottigliando parecchio l'atmosfera. Non ci
pronunciamo sul cosa accadrebbe all'azoto molecolare; su questo
argomento, molto interessante, preferiamo fare ulteriori ricerche.
Allo stato attuale la parte del leone
la stanno facendo Spirit e Opportunity, in quanto le rilevazioni
geologiche effettuate in questi due anni (terrestri) di permanenza
su Marte, ci hanno permesso di dimostrare proprio come la presenza
di elementi evaporiti conferma la passata esistenza di acqua
liquida nelle regioni esplorate dai Rovers. L'interazione con
l'acqua ha lasciato i segni nelle rocce e nel terreno, sebbene
l'olivina abbondante crea un apparente controsenso. Noi crediamo
che l'olivina è stata sputata fuori proprio mentre gli oceani e i
mari si ritiravano, lasciandola praticamente intatta. Non abbiamo
trovato documentazione che riguardasse eventuali nitrati (lo ripetiamo
perchè è un aspetto utilissimo a migliorare la comprensione della
storia di Marte).
Resta ora da spiegare il presente.
Marte potrebbe sostenere acqua liquida? Potremmo parlare di un
ciclo dell'acqua marziano?
http://qt.exploratorium.edu/mars/jpl-images/web/opportunity/pancam/2004-12-19/1P155450047EFF38EVP2557L4M1.JPG
Le 5
fotografie qui proposte sono certamente rappresentative di
quel dibattito odierno sulla presenza o meno di acqua
liquida nella superficie di Marte. Le prime 4 sono state
ottenute mediante il MOC montato sul Mars Global Surveyor.
Mentre la quinta, qui sopra, è stata ottenuta da Opportunity il 19 dicembre 2004.
Che cosa occorrerebbe oggi affinchè
Marte possa sostenere acqua liquida? Vediamo un po' di capire
meglio cosa intendiamo. Occorrerebbero:
- Per prima cosa occorre l'acqua.
- Poi occorre che l'atmosfera
abbia sufficiente pressione (hPa).
- Serve la giusta temperatura.
- Occorre che i raggi cosmici e UV
non siano eccessivi.
- Bisogna, alla fine del gioco,
occorre individuarla con assoluta certezza (sembra banale, ma è il nocciolo della
questione).
Per quel che concerne la presenza
di acqua, come ghiaccio o vapore, possiamo senz'altro affermare
che ci sono abbondanti prove sulla sua effettiva presenza nei
poli, sotto la superficie e in piccole percentuali nell'atmosfera.
Per quel che riguarda la pressione atmosferica ci sarebbe da fare
tutto un discorso, ma non è questa la sede adatta. Dedicheremo un
articolo (sui dust devils) dove approfondiremo la questione
dell'atmosfera. I dati offerti dalla NASA e dall'ESA ci dicono che
Marte avrebbe una pressione media che si aggira intorno a 6
- 8 millibar (HPa). Noi riteniamo che questi dati sono molto parziali,
o locali. Diciamo che Marte potrebbe avere una pressione media
nettamente più alta, ma non certamente come quella terrestre.
Stando a quanto ci dicono gli
scienziati, la temperatura di Marte sembra che subisca delle
variazioni enormi sia tra il giorno e la notte, tra le stagioni e
le varie latitudini (poli ed equatore ad esempio). Solo durante le
ore diurne, a giorno inoltrato e, per di più, nelle latitudini
tropicali ed equatoriali, la temperatura sale sopra lo zero,
arrivando a toccare i 20°C. Lungi dall'intavolare dibattiti
sull'attendibilità o meno di queste informazioni, noi per il
momento le consideriamo credibili. Vorremmo tuttavia fare un
distinguo tra evaporazione ed ebollizione: l'acqua bolle quando
raggiunge la soglia di temperatura legata alla pressione
atmosferica, ma può iniziare ad evaporare molto prima. Ne
consegue che su Marte il vapore acqueo si produce
soprattutto in funzione della bassa pressione atmosferica, che
riduce di parecchio la "finestra" dello stato liquido.
In quelle regioni dove la temperatura sale sopra lo
zero dovremmo avere fenomeni di evaporazione più consistenti. Proponiamo questa tabella di
riferimento, un po' grossolana, ma adatta a rendere l'idea:
|
PRESSIONE
ATMOSFERICA (mm HG) |
TEMPERATURA
(°C) |
|
64450 |
300 |
|
29823 |
250 |
|
11660 |
200 |
|
3572 |
150 |
|
760 |
100 |
|
355 |
80 |
|
92,2 |
50 |
|
17,4 |
20 |
|
9,2 |
10 |
|
4,6 |
0 |
Premettiamo che il
valore di 760 mm di mercurio è pari a 1 atmosfera, ossia 1013
millibar, equivaalenti agli HPa (etto-pascal). Da questo assunto
abbiamo abbozzato una tabella sulla scala dei millibar:
|
PRESSIONE (mm
HG) |
PRESSIONE (millibar) |
|
760 |
1013 |
|
380 |
506,5 |
|
190 |
253,25 |
|
95 |
126,625 |
|
47,5 |
63,3125 |
|
23,75 |
31,65625 |
|
11,875 |
15,828125 |
|
5,9375 |
7,9140625 |
|
2,96875 |
3,95703125 |
Se questi valori
sono corretti e se i dati degli scienziati sono anche essi
corretti, allora l'acqua liquida su Marte non potrebbe
sostanzialmente esistere per il fatto che la pressione media di 6
millibar è troppo bassa per garantire all'acqua lo stato liquido.
Alcuni ricercatori tuttavia ritengono che in determinate aree del
pianeta, dove la pressione potrebbe salire a circa 10-12 millibar
(sotto il livello di Airy 0), l'acqua potrebbe esistere allo
stato liquido per brevi periodi di tempo, fintantoché l'intervallo di
tale condizione sia rispettata (diciamo entro i 10°C). Commentiamo
dunque le 5 immagini sopra: per le prime 4 è possibile stabilire
che siamo in presenza di "qualcosa" che assomiglia effettivamente
a dei laghi d'acqua. Il problema è che essi sono situati in zone
prossime al polo sud. Poichè la temperature è sempre molto
inferiore allo zero, potremmo facilmente dedurre che non si
tratti d acqua liquida ma, piuttosto, acqua
ghiacciata. Infatti, se osserviamo bene i frames, pare di vedere enormi
lastroni di ghiaccio. La quinta immagine assomiglia ad una pozza
d'acqua. Purtroppo il problema di questo frame è che non è a
colori. Come facciamo a stabilire che si tratta di acqua oppure di
finissima sabbia?
Non dimentichiamo il problema dei
raggi UV. Se dunque piccole porzioni di acqua tendessero ad
evaporare, è presumibile che i raggi UV produrrebbero
immediatamente il loro attacco distruttivo, forse non su tutte
le molecole, ma su un discreto numero d'esse. Conseguenze?
Ebbene, supponiamo che Marte stia vivendo una specie di periodo
di costante evaporazione dell'acqua imprigionata nel suolo; nel
caso che tale processo fosse di piccola entità, c'è il serio
rischio che l'acqua verrebbe in buona parte spezzata, facendo
mineralizzare l'ossigeno e disperdere in qualche maniera l'idrogeno. Probabilmente
è anche vero che si potrebbero formare nuove molecole di ozono,
ossigeno molecolare o altre d'acqua in modo del tutto casuale.
Insomma un vero crogiolo tra raggi solari e gas atmosferici.
Molto dipende da quanta acqua effettivamente è presente
mescolata nel terreno.
 |
Sulla Terra
il ciclo dell'acqua è sostanzialmente un ciclo chiuso:
l'acqua evapora, si condensa nelle nubi, cade come pioggia
o neve, ritorna al mare attraverso i fiumi e ricomincia il
suo ciclo. Su Marte questo ciclo non è possibile
determinarlo perchè non ci sono più mari, ne fiumi e non
ci sono molte nubi effettivamente. Noi definiremmo il
ciclo dell'acqua di Marte come "ciclo aperto". Dobbiamo
ammettere che siamo un po' dubbiosi riguardo la presunta
eccessiva bassa pressione atmosferica come anche sul tipo di
terreno nel quale si stanno muovendo Spirit e Opportunity.
Parecchi frames
mostrano una strana coesione della sabbia, la quale
ricorda molto il terreno umido o fangoso. Ciò nonostante gli scienziati
sono abbastanza scettici su questo dato e ritengono
piuttosto plausibile che la coesione sia
legata a fattori chimici diversi, forse prodotti dalle
stesse sostanze di cui abbiamo parlato: gli evaporiti.
Questa opinione diffusa è tuttavia incerta: mancano, anche
in questo caso, sufficienti elementi probatori per
confermare che la coesione chimica non sia dovuta all'acqua. Fino
a prova contraria è invece possibile che sia proprio
l'acqua a determinare la coesione della sabbia marziana.
Noi
riteniamo un po' strano supporre che la sabbia marziana
sia costituita da tanto materiale capace di generare una
simile coesione; non che sia impossibile, ma ci sembra
strano. Se, invece, fosse proprio l'acqua ad emergere dal
sottostante permafrost si aprirebbe uno
scenario davvero affascinante. Vediamo.
Abbiamo
detto che i raggi UV tendono a disgregare le molecole
d'acqua, mentre forse dal sottosuolo essa tenta di
risalire ed emergere. Potremmo parlare di una sorta
di "competizione" tra l'acqua che risale e i raggi UV che
ne spezzano le molecole. Se la percentuale d'acqua che emerge
fosse inferiore al tasso di radiazioni ricevute,
probabilmente avremmo un ciclo non solo aperto, ma fine a
se stesso. Se invece la quantità d'acqua che evapora fosse
superiore al tasso di radiazioni, allora il ciclo
dell'acqua potrebbe essere aperto, ma in fase di crescita.
Purtroppo, per quanta acqua ci sia imprigionata nel
sottosuolo, bisogna ammettere che oggi il tasso di
evaporazione sembra piuttosto esiguo. Noi riteniamo
possibile che sulla superficie marziana possano formarsi pozze d'acqua, ma
ci chiediamo come farà essa a mantenersi allo stato
liquido nel tempo se la pressione atmosferica fosse così
bassa come si dice. L'unica spiegazione
plausibile è che l'acqua dovrebbe necessariamente sgorgare dal
sottosuolo. Per esempio, sulla Terra un lago può avere un fiume come
immissario ed emissario, può ricevere acqua da fonti
sotterranee e dalla pioggia; su Marte dovremmo cercare
queste caratteristiche in modo mirato: fonti sotterranee,
rigagnoli chiusi tra le rocce prossime alla superficie
ecc. A detta degli scienziati, ne Mars
Odyssey, ne Mars Express hanno finora trovato tracce
odierne di acqua
liquida nel sottosuolo, tuttavia la ricerca è solo agli
inizi. Non abbiamo dati chimici particolari nemmeno da Spirit e Opportunity a conferma diretta o indiretta della
presenza di acqua liquida presente, e questo ci lascia ancora più
perplessi e dubbiosi.... Abbiamo solo dati che
testimoniano il passato di Marte. Il fatto è che saremmo
lieti di sapere di più possibilmente sul presente....
Ma siamo
davvero sicuri che l'acqua liquida non sia proprio lì,
sotto il nostro naso, mescolata alla sabbia? In altre
parole: la
sabbia di Marte potrebbe essere letteralmente inzuppata d'acqua
in costante fase di evaporazione, avviando un lento e costante
suo afflusso
nell'atmosfera? Purtroppo anche a questa domanda non è
semplice rispondere con certezza. Facciamo un esempio
chiarificatore: quando è inverno nelle nostre latitudini
(Italia Settentrionale) ben sappiamo che le temperature
possono scendere anche di diversi gradi sotto lo zero.
Normalmente, durante le ore del mattino, possiamo
osservare una sottile patina di ghiaccio sopra le
automobili, sopra i cassonetti della nettezza urbana e
altrove. Nonostante il tasso di
umidità dell'aria tenda a scendere anche al d sotto del 50%,
avremmo sempre una considerevole quantità
d'acqua ghiacciata. Poi,
durante il giorno essa si scioglierà ed evaporerà.
Volendo usare un ragionamento analogo avremmo dovuto, in teoria,
osservare, dopo un intero anno marziano e in
determinate ore del mattino, una minima traccia di
condensa d'acqua. Purtroppo non
ci risulta che nessuna condensa sia mai stata fotografata
dai Rovers. Eppure abbiamo incontestabili fotogrammi dove
si possono notare grandi distese di brina (di acqua o di
CO2?) nel suolo marziano
riprese dal Viking 2. Se tale brina si depositava nel
terreno avrebbe dovuto farlo anche sulla sonda. Nebbie e
brine sono state ripetutamente fotografate sulla
superficie di Marte come anche la nebbiosità è sempre più
frequente nei fotogrammi ripresi da Spirit e Opportunity. Rimane quindi la
possibilità che l'evaporazione d'acqua sia davvero
costante, ma debolissima; le condense evidentemente sono
molto circoscritte e ridotte. Dopotutto il pianeta
potrebbe essere
sostanzialmente troppo freddo, anche quando la temperatura
oltrepassa, per poche ore al giorno, i 20°. Infine,
considerando che l'atmosfera è comunque più sottile di
quella terrestre (anche se riteniamo possa superare ben
oltre i 7 millibars), in estate e nelle zone tropicali, la
temperatura di 0° sarà sempre e comunque molto prossima al suolo rispetto a
quanto si verifica sulla Terra, dove lo 0° si può toccare
anche a qualche km sopra il livello del mare. |

 |
L'affannosa ricerca dell'acqua di
Marte è legata a diversi fattori: quando i colonizzatori tenteranno di
abitarlo, occorrerà il più possibile attingere dal pineta stesso alcuni
elementi di sostentamento. C'è poi la diatriba scientifica sulla teoria
dell'evoluzione della vita. Poichè lo sviluppo delle prime elementari forme
biologiche si ritiene abbia avuto inizio negli oceani, sulla Terra, è plausibile
che lo stesso possa essere accaduto su Marte. La scoperta di fossili di
microrganismi, sostanze organiche complesse e altre peculiarità locali
costituirebbero certamente una strepitosa rivincita per gli evoluzionisti e le
loro tesi. Se questo fosse confermato probabilmente molti dogmatismi religiosi
cadrebbero del tutto. Tuttavia è anche possibile che, sebbene si confermi tutto
ciò che si teorizza per Marte, non si troveranno sufficienti prove a favore
dell'evoluzione. Quali pieghe prenderanno la ricerca scientifica e le varie
dottrine religiose oggi così diffuse?
Per concludere
l'articolo
vi suggeriamo la lettura di un prezioso documento scientifico dedicato ai
biominerali. L'importanza di questo soggetto
è palese considerato che per molti scienziati acqua è sinonimo di vita e
relativi "mattoni" da costruzione, composti da molecole organiche.
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