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I GHIACCIAI MARZIANI FURONO DI ORIGINE ATMOSFERICA?

 

 

La veduta di prospettiva di ‘la clessidra’ ha modellato i crateri, guardando il del sud-ea

L'apparenza di questi crateri, osservandoli da sud-est, da l'dea di un disegno a forma di clessidra. Credits: ESA

News del 20 gennaio 2006. Fonte: ESA (Ente Spaziale Europeo)

Le caratteristiche spettacolari oggi visibili sulla superficie marziana indicano l'esistenza passata di ghiacciai, ma da dove è venuto il ghiaccio?

Una squadra internazionale di scienziati ha prodotto delle sofisticate simulazioni computerizzate di modelli climatici, suggerendo che i ghiacciai - tra l'altro geologicamente recenti - alle basse latitudini (vicino all'equatore odierno) potrebbero essersi formati attraverso precipitazioni atmosferiche di particelle d'acqua ghiacciata. Inoltre, i risultati delle simulazioni mostrano, per la prima volta, che le posizioni predette per tali ipotizzati ghiacciai sono estesamente compatibili con molti dei residui d'essi effettivamente rilevati oggi a queste latitudini su Marte. Per parecchi anni la presenza, l'età e la forma di questi residui di ghiacciaio ha sollevato numerose domande nella comunità scientifica a proposito della loro formazione e a proposito delle condizioni planetarie, al tempo della loro comparsa.

 A sinistra un'immagine elaborata che evidenzia le odierne tracce di ghiaccio. A destra i risultati della simulazione al computer circa la presunta origine del ghiaccio. Il modello è riferito alla regione di Tharsis. Credits: ESA

Onde affrontare le spinose teorie suscettibili di essere dibattute, il team condotto da Francois Forget dell'Università di Parigi 6 (Francia), nonché scienziato interdisciplinare addetto alla missione Mars Express, ha pensato di fare un salto nel passato climatico di Marte utilizzando un sistema computerizzato impiegato molto bene per simulare in dettaglio il comportamento della meteorologia marziana odierna. Per avviare il procedimento della simulazione digitale, Forget ed i colleghi hanno dovuto  fare alcune supposizioni, o meglio, partire da una serie di preconcetti fondamentali: prima di tutto la calotta polare nord avrebbe costituito il principale serbatoio di ghiaccio; secondariamente, l'asse di rotazione sarebbe stato inclinato di 45º sul piano orbitale planetario. “Questo avrebbe reso l'asse molto più obliquo di oggi (alcuni dicono 23° 59' altri 25° 19' - nota di Pianeta Marte.net), ma tale inclinazione sarebbe stata probabilmente molto comune nella lunga storia di Marte. Effettivamente, l'ultima volta che ciò accadde, dovette corrispondere a un periodo di 5,5 milioni di anni fa” dice Forget.

La simulazione di accumulazione d'acqua ghiacciata nel bacino di Hellas Orientale. Credits: ESA

In considerazione della elevata inclinazione assiale, l'illuminazione solare nell'estate del nord polare risulterebbe maggiore, producendo una considerevole sublimazione di ghiaccio e conducendo ad un ciclo dell'acqua molto più intenso di oggi. Le simulazioni hanno dimostrato che il ghiaccio d'acqua si sarebbe accumulato ad un tasso compreso tra i 30 e i 70 millimetri annui in alcune aree localizzate sui fianchi di Elysium Mons, Olympus Mons ed i tre monti del vulcano Tharsis. Dopo alcune migliaia di anni, il ghiaccio accumulato avrebbe formato i ghiacciai, dallo spessore di parecchie centinaia di metri. Quando il team di scienziati ha paragonato posizione e forma del ghiacciai simulati con quelli effettivamente presenti nella regione di Tharsis - una delle tre aree principali dove i segni di ghiacciai sono stati individuati - hanno trovato un eccellente riscontro. In modo particolare, l'accumulo massimo era previsto sui fianchi occidentali di Arsia e Pavonis Montes della regione di Tharsis, dove i maggiori depositi sono stati effettivamente osservati. Nelle loro simulazioni, gli scienziati avrebbero anche intuito il come e perché il ghiaccio sia stato accumulato sui fianchi di queste montagne della regione di Tharsis milioni di anni fa. Oltretutto, poi, i forti venti che si protraevano nel corso degli anni, e simili ai monsoni terrestri, avrebbero favorito il movimento di grandi quantità di aria ricca d'acqua intorno Arsia e Pavonis Montes. Mentre subiva un raffreddamento dell'ordine di 10 gradi C°, l'acqua si sarebbe condensata formando particelle di ghiaccio (più grandi di quelle osservate oggi nelle nuvole della regione di Tharsis); era ciò che poi cadeva in superficie. Le altre montagne come Olympus Mons mostrano dei depositi più in scala ridotta perché, secondo le simulazioni, sarebbero state esposte a quei forti venti ricchi d'acqua soltanto durante l'estate del nord. “La calotta del polo nord non può essere stata sempre, nonostante gli alti periodi di inclinazione dell'asse, la sola fonte di acqua del pianeta” aggiunge Forget. “Cosí abbiamo prestamente effettuato delle simulazioni presumendo che altro ghiaccio sia stato disponibile nella calotta polare sud. Avremmo potuto ancora vedere l'accumulazione di ghiaccio nella regione di Tharsis, ma questa volta anche sul lato est del Bacino di Hellas, un cratere profondo oltre sei chilometri”. Questo spiegherebbe le origini di quella vasta area dove un'altra apparente formazione di ghiaccio sarebbe oggi osservata: il Bacino di Hellas orientale.

“Il bacino di Hellas è infatti profondo abbastanza per indurre la generazione di un vento settentrionale che poteva scorrere sul suo lato orientale, favorendo il passaggio della maggior parte del vapore acqueo generato nel polo sud durante l'estate. Quando l'aria ricca d'acqua incontrava la massa d'aria più fredda entro Hellas orientale, essa condensava, precipitava e formava i ghiacciai” spiega Forget. Comunque, il team scientifico non potrebbe predire la deposizione di ghiaccio nella regione di Deuterolinus-Protonilus Mensae, nel quale caso esso potrebbe essersi formato dagli altri meccanismi. Gli scienziati stanno vagliando parecchie altre ipotesi sulla formazione di ghiacciai recenti. Per esempio, le osservazioni di Olympus Mons ottenute dall'High Resolution Stereo Camera, montata su Mars Express, potrebbero suggerire che il movimento d'acqua dal sottosuolo verso la superficie deriverebbe da probabili attività idrotermali, portando allo sviluppo di ghiacciai sulla superficie fredda.

Fine della news


Per coloro che, naturalmente, gradissero approfondire questa affascinante ipotesi rimandiamo al link ESA originale; potranno acquisire ulteriori riferimenti riguardo la strumentazione e gli stessi autori-curatori dello studio. Abbiamo preferito semplicemente tradurre, speriamo nel miglior modo possibile, la notizia senza "inquinarne" il senso con le nostre opinioni. Ci occuperemo dell'analisi critica qui, nelle righe a seguire...

Quello che ci lascia un po' perplessi non è tanto l'atteggiamento, in realtà molto prudente e positivo, del dr. Forget, quanto l'impressione di "epiciclo di Tolomeo" che traspare nella formulazione dei "presupposti". Non riusciamo a capire da dove arrivi l'idea che Marte possa aver avuto l'asse di rotazione inclinato di 45°, sebbene potrebbe essere vero. Vogliamo tuttavia fare la nostra analisi critica con l'obiettivo di indicare altre strade per arrivare allo stesso risultato, senza però declassare l'autorevole lavoro di validi scienziati.

Comunemente si suppone che i pianeti del sistema solare abbiano circa 4,5 miliardi di anni e che nelle fasi iniziali siano stati massacrati da innumerevoli impatti meteorici (e/o cometari). Una volta terminata questa fase i pianeti avrebbero seguito ciascuno la propria evoluzione, nonché trasformazione. Nel caso di Marte è accreditata l'idea che fino a 3,8 miliardi di anni fa vi fossero state le condizioni climatiche adatte per la nascita della vita, tali da rendere il pianeta caldo e umido, con abbondanti mari, laghi e fiumi superficiali ed una pressione atmosferica paragonabile a quella terrestre odierna: viene chiamata Era Noachiana. Accade poi "qualcosa". Ma cosa? La comunità scientifica in realtà non ha proprio le idee chiare su questo "qualcosa"; quello che è abbastanza palese è il "dopo-qualcosa". Potrà sembrare un gioco di parole, ma esprime la realtà: da allora Marte avrebbe subito un lento ed inesorabile processo di deterioramento climatico, con conseguente diminuzione della temperatura, inaridimento atmosferico e caduta della pressione, mineralizzazione dei gas atmosferici, evaporazione dell'acqua superficiale, sua disgregazione e successivo congelamento della rimanente residua.

Alcuni scienziati sostengono che la fine dell'era Noachiana sia semplicemente dovuta alle ridotte dimensioni del pianeta che, incapace di trattenere l'atmosfera, iniziò a perderla man mano. Altri vedono periodici inneschi termici dell'interno planetario grazie ai quali l'atmosfera si verrebbe a rigenerare temporaneamente, per poi nuovamente assottigliarsi. Altri ancora sostengono che un terribile impatto con qualche enorme meteorite produsse i meccanismi che trasformarono lentamente Marte. Oltre alle idee poco chiare c'è un altro grave problema di fondo: non si sa esattamente a che distanza Marte orbitava dal sole e se rotazione ed inclinazione dell'asse differivano o no di molto rispetto ad oggi.  Questo però non dovrebbe essere visto necessariamente in tono negativo perchè operando su più ipotesi forse sarà possibile il raggiungimento della verità storico-scientifica. Non vogliamo credere che tutti gli scienziati lavorano solo per lo stipendio, piuttosto esortiamo, con cuore sincero, ciascuno (che sia uno Scienziato o un Ricercatore Indipendente o un semplice Appassionato) a non legarsi troppo ad un solo ed esclusivo preconcetto. Da parte nostra (Pianeta Marte.net) la volontà di trattare in modo critico le tesi proposte dagli scienziati significa che le teniamo in alta considerazione; altrimenti le avremmo ignorate (niente di più stupido e infantile). Diverso è l'essere o non essere concordi con esse. La critica serve per creare un confronto costruttivo.

Vorremmo altresì rimarcare che noi (Pianeta Marte.net) non siamo affatto contrari alla tesi dell'era Noachiana e al successivo deterioramento del pianeta (per cause violente). Anzi, siamo perfettamente d'accordo! Non condividiamo le date miliardarie.... che nel nostro quadro teorico si riducono a poche migliaia di anni fa. Detto questo ci domandiamo: "cosa avrebbe portato Marte ad acquisire un'inclinazione assiale di 45°?" Bella domanda.

Vediamo un po'. Il dr. Forget sostiene che, nel corso della lunga storia del pianeta, lo spostamento dell'asse era un fenomeno ricorrente, ovvero che accadeva nell'arco di milioni di anni, ma a nostro parere, affinchè ciò potesse verificarsi occorrevano cause decisamente forti. Per esempio impatti enormi potrebbero teoricamente produrre uno spostamento dell'asse. Quindi la conseguente domanda è: "quanti impatti di portata devastante avrebbe subito Marte per vedersi ogni volta l'asse spostato?" Dobbiamo poi fare i conti con il risultato finale di tali eventi: ad ogni volta successiva quanto ammontava l'inclinazione dell'asse per favorire l'irraggiamento specifico del polo nord marziano? Se inoltre fosse plausibile una tale ipotesi, l'orbita stessa ne avrebbe risentito? Probabilmente sì. Non trascuriamo poi l'effetto che tali impatti avrebbero prodotto sul clima planetario e sulla formazione degli stessi ghiacciai! Se volessimo invece ipotizzare che si trattasse di un fenomeno periodico e regolare dovremmo pensare che il pianeta debba possedere un movimento dell'asse di rotazione non solo precessionale, ma addirittura "a pendolo", oscillante insomma! Questa idea è semplicemente assurda perchè i pianeti si muovono sulla base di un moto puramente inerziale costituito da: orbita attorno al sole, rotazione sull'asse e spostamento rotatorio dell'asse stesso. Immaginare che quest'ultimo possa oscillare allargandosi e restringendosi in modo regolare chiamerebbe in causa delle proprietà che farebbero di un pianeta qualcosa di simile ad una "marionetta da opera dei pupi". In realtà sono stati osservati asteroidi dotati di movimenti caotici (vedi lo stesso Toutatis che ci sfiorò il 29 settembre 2004), ma nulla di simile a qualcosa di riconducibile a movimenti a pendolo.

In sostanza la nostra opinione è che il presupposto dell'asse marziano inclinato a 45° non poggia su nessuna base oggettiva. E' solo una ipotesi, senza dubbio degna di rispetto e meritevole di considerazione come qualsiasi altra, ma associabile a nessuna certezza. Per quanto riguarda il polo nord quale deposito di ghiaccio potrebbe essere una buona idea, però dobbiamo accettare come valida la tesi dell'era Noachiana di 3,8 miliardi di anni fa. Il problema di fondo è che le simulazioni al computer possono dimostrare tutto e niente, a seconda dei presupposti sulle quali esse stesse vengono progettate e proposte. Sarebbe stato davvero avvincente tentare di arrivare allo stesso risultato creando simulazioni basate su differenti presupposti. Un altro grave problema delle simulazioni al computer, sempre secondo la nostra opinione, è legata alla creazione o meno di modelli statici o dinamici. In pratica, il lavoro svolto da questi scienziati ci ha dato l'impressione di essere stato progettato partendo dal presupposto che la meteorologia marziana sia sempre stata sostanzialmente uniforme e gradualistica, senza particolari picchi dinamici o fenomeni bizzarri (come accade da noi). E se invece nel corso del tempo (anche sulla base delle teorie tradizionalistiche) si fossero verificati fenomeni meteorologici imprevedibili, al di fuori delle ipotesi e delle predizioni calcolate nei modelli? E se per esempio tali ghiacciai si fossero formati in solo 100 anni? Chi lo può dimostrare? Quello che vogliamo dire è: "si provi a costruire simulazioni basate anche su concetti folli, si giungerà probabilmente allo stesso risultato!"

Ed apprezziamo moltissimo la consapevolezza che il dr. Forget ha egli stesso manifestato dicendo che occorrono valutare altre ipotesi tra cui possibili fenomeni idrotermali sotterranei e altro. Noi riteniamo che le simulazioni computerizzate siano un ottimo aiuto se si lavorasse su più ipotesi parallelamente, dalle più pragmatiche alle più esotiche. Nel nostro quadro teorico la situazione potrebbe essere riassunta così:

"Lo spostamento orbitale di Marte avvenne in pochi anni, mantenendo però la nuova inclinazione assiale, sostanzialmente uguale a oggi, nonchè lo stesso periodo di rotazione. In realtà sia la Terra che Marte probabilmente subirono i medesimi effetti gravitazionali che indussero i rispettivi assi a orientarsi in modo quasi opposto, ma in misura quasi identica. Nella fase di assestamento orbitale, Marte subì il fenomeno della rarefazione atmosferica, venendo essa rapidamente mineralizzata dalle ingenti quantità di ferro ed altri minerali emersi dal mantello (ma in parte dispersa nello spazio). Contemporaneamente l'acqua degli oceani (ivi compreso l'oceano boreale) sprofondò nel sottosuolo, divenendo parte d'esso per chilometri e distribuita su tutto il pianeta. Non tutta l'acqua venne però assorbita: una parte di essa evaporò rapidamente forse a causa della pressione atmosferica che diminuiva altrettanto rapidamente e divenne così vapore sotto forma di nubi. Cosa accadde alla temperatura? Scendeva anche essa rapidamente. Così, non solo il vapore acqueo congelò, precipitando come neve, ma anche l'anidride carbonica sospesa nell'atmosfera alla fine venne a ghiacciare concentrandosi però ai poli (considerando che la temperatura di congelamento del CO2 è molto più bassa dell'acqua). Perchè i ghiacciai residui sono stati trovati nei luoghi descritti dagli scienziati? Semplice: la distanza che l'acqua ghiacciata doveva percorrere, cadendo nelle precipitazioni, doveva senza dubbio essere molto più breve rispetto a quella che cadeva alla superficie nettamente più bassa. Quest'ultima forse aveva il tempo di sciogliersi e restare per breve tempo liquida così da venire assorbita nel suolo e congelare poi ad una certa profondità. Forse una minima quantità evaporava nuovamente prima di toccare il suolo e veniva distrutta dal sempre maggiore afflusso di raggi UV.

In pratica, nel giro di poche centinaia di anni, Marte si ritrovò allo stato che più o meno conosciamo oggi: sterile, freddo, congelato e pieno di polvere rossastra. Le notevoli quantità di CO2 attualmente riscontrabili furono probabilmente prodotte durante le violente eruzioni vulcaniche e la comparsa di quella enorme frattura della crosta conosciuta come Valle Marineris (spesso pensata come prodotto di erosione eolica e/o d'acqua), originate dal tremendo cataclisma planetario. 

In conclusione anche noi riteniamo che alcuni ghiacciai possano essere effettivamente di origine atmosferica, come il risultato di forti e persistenti precipitazioni nevose, ultimo sprazzo di vita del pianeta morente.  

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