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Prof. Roberto
Boncristiano |
Che cos'è l'Eso-archeologia? Potremmo
definirla come una vera e propria scienza di frontiera, la quale
correla passato e futuro in modo probabilmente rivoluzionario.
Ciò nonostante Passato e Futuro sono concetti ai quali siamo
tutti indissolubilmente vincolati: nell'esperienza umana il
legame che interlaccia passato e futuro lo possiamo trovare
nella memoria del nostro cervello, con tutti i suoi ricordi. E,
sempre correlata all'esperienza umana, possiamo certamente
inserirvi tutto quello che abbiamo effettivamente prodotto a
livello materiale. Sì, i nostri oggetti, la musica, le cose
lasciate in un determinato luogo o prese da un determinato luogo
eccetera, costituiscono legami reali tra il nostro passato ed il
nostro presente e futuro. Ed è in questa ottica che il prof.
Roberto Boncristiano ci illustrerà alcune sue riflessioni e
proposte di revisione totale circa la Storia dell'Umanità.
Roberto Boncristiano, oltre ad insegnare Storia e Filosofia, si
occupa da circa vent'anni di ricerche in campo ufologico
(settore che tuttavia non rientra nelle competenze di Pianeta
Marte.net), ma sopratutto da oltre 10 anni sta approfondendo gli
studi di Zecharia Sitchin, delle antiche civiltà umane egizie,
mesopotamiche (nonchè di altre), aggiungendovi lo studio e la
correlazione delle scoperte legate all'esplorazione spaziale
operata dalle numerose sonde inviate negli altri pianeti del
Sistema Solare. Recentemente ha collaborato con l'ing. Ennio
Piccaluga nella realizzazione di "Ossimoro Marte", curandone la
Postfazione.
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Lo abbiamo intervistato e, come potremo ben
notare, dalle sue profonde e vigorose considerazioni emergono una serie di
aspetti controversi e forse (per chi non è abituato ad andare oltre la
cortina dell'apparenza) duri da mandare giù... A ciascun Lettore lasciano
l'insindacabile facoltà di giudizio personale. |
P. M. Roberto,
anzitutto complimenti per la tua eccellente partecipazione ad Ossimoro
Marte. Allora, vogliamo spiegare al nostro caro Lettore che cosa non
quadra in ciò che viene definita "la Storia"? Penso che anche tu, dopo
anni di scuola e con la maturata esperienza acquisita, avrai ben
potuto annusare il sentore di qualcosa di strano.... |
R. B. Prima di
rispondere alla prima domanda, vorrei puntualizzare che non ho partecipato
alla stesura del libro di Piccaluga, bensì collaborato con l’ingegnere
mediante un continuo e proficuo confronto di idee quasi quotidiano, dato
che siamo concittadini; il lavoro di Piccaluga ha un’impostazione
interdisciplinare e ciò costituisce il punto di forza della fatica
piccalughiana, nonché la ragione di fondo della sua dimensione
scientifica.
La ricerca scientifica
spaziale e l’indagine storica si sono intrecciate, dando luogo ad un
effetto sinergico, oserei dire, di portata epocale, poiché abbiamo a
disposizione, finalmente, la documentazione necessaria per avvalorare la
plausibilità scientifica di una ricostruzione inedita del passato
dell’umanità e quindi della Storia. Essendo uno specialista in filosofia
della storia, potrei discettare per qualche decennio sulla metodologia
adottata dagli storici professionisti, sumerologi compresi, ma non voglio
incorrere negli anatemi del lettore e mi limiterò ad esporre l’essenziale.
Riducendo il tutto
all’osso, la Storia come ce l’hanno propinata a scuola e nelle sedi
istituzionali è il frutto acerbo di due componenti; la prima è
l’interpretazione dello storico, in genere ben inserito nelle
istituzioni accademiche. Naturalmente, lo storico professionista, anche se
intellettualmente onesto, è pressato dai poteri forti e subisce suo
malgrado il condizionamento ambientale; alla fine deve soccombere
culturalmente e forzatamente rinunciare alla libertà di pensiero. Sto
facendo affermazioni gravi, ma la faccenda va in questo modo. Poi vi sono
gli storici moralmente fiacchi o faziosamente revisionisti, e sono molto
pericolosi perché servi del potere.
Esistono anche gli storici
idioti, dalle limitate facoltà mentali; a questo proposito, mi viene in
mente un programma televisivo di alcuni anni fa, dove intervistavano un
eminente egittologo italiano, titolare di cattedra universitaria. Si
disputava (o si sputava?) di come fosse stato possibile modellare il
sarcofago della camera del Re all’interno della Piramide di Cheope (Khufu),
giacchè gli antichi egizi non disponevano di utensili materialmente idonei
a lavorare pietre durissime come il granito e la diorite; solo trapani
provvisti di punte di diamante possono scalfire simili pietre. L’eminente
egittologo, pur sapendo che gli egizi possedevano solo strumenti di legno
, ha candidamente risposto che questi atavici lavoratori avevano tanto
tempo a disposizione e che a lungo andare i martelli di legno avrebbero
sicuramente scheggiato la dura pietra: bisognava avere solo una infinita
pazienza ….. Che dire? Gutta cavat lapidem! Lasciamo l’eminente egittologo
alle sue masturbazioni pseudointellettuali, ed esaminiamo la questione.
La situazione è molto
critica perché vengono sistematicamente occultate tutte quelle prove
materiali e documentazioni scritte che possono persino sovvertire l’ordine
costituito e mutare profondamente la coscienza collettiva. Certamente
Internet ha democratizzato il mondo dell’informazione e permesso un
tam-tam mediatico impensabile fino a qualche anno fa, e molte incongruenze
storiche stanno venendo alla luce, ma conta anche una nitida visibilità
mediatica nei programmi televisivi e negli organi di stampa ,
determinanti per una circolazione più ampia di idee, in fondo legate a un
desiderio di verità. Se è vero che la Storia siamo noi, dobbiamo
riappropriarci del nostro passato, il cui senso non può essere deciso
dagli altri, anche perché chi decide del nostro passato
progetta subdolamente del nostro futuro e quindi della nostra vita. Non è
ammissibile che si predispongano programmi televisivi pilotati ove non
esista contraddittorio e in cui la versione dei fatti divulgata sia
monodirezionale, ergendosi a verità imperiosa. La democrazia mediatica e
della conoscenza è molto rarefatta e richiede per il suo progressivo
consolidamento un’attività divulgativa di conoscenze
scientifiche alternative negli svariati settori della ricerca , ma essa è
fortemente osteggiata per il rischio di una possibile presa sull’opinione
pubblica, promuovendo così un mutamento radicale della mentalità e del
modo di concepire la realtà individuale e collettiva.
Mi viene in mente
l’accesa polemica sul “Codice da Vinci”, caso emblematico di un contesto
mediatico di tipo totalitario; le reazioni tutto sommato spropositate
notate nei vari programmi televisivi sembrano confermare il fondato
sospetto che i depositari della “Verità” siano in preda al panico,
altrimenti non si comprenderebbe tutta la violenza verbale di cui sono
capaci: si stanno rendendo conto che il loro dominio culturale sulle menti
e sulle coscienze degli uomini sta progressivamente scemando. Se fossi in
loro, mi preoccuperei non tanto di un talentuoso romanziere, bensì di
coloro che hanno esibito una documentazione storica , la cui autenticità
non è stato possibile porre in discussione, comprovante la discendenza del
Cristo (si vedano i saggi di Laurence Gardner, la cui rilevanza teorica
non può essere sottovalutata). La ricostruzione storica passa dunque
attraverso una liberalizzazione reale e non formale dei canali mediatici e
non possiamo affidarci a personaggi discutibili per il loro spirito
partigiano come Giacobbo, Piero ed Alberto Angela, Cecchi Paone, Brachino,
Mario Tozzi e tanti altri disinformatori. Non va certo meglio nell’ambito
dell’istruzione, ed è bene porre un pietoso velo sui contenuti proposti ed
imposti nei programmi di storia.
Cosa non persuade della
“Storia” ufficiale? In primo luogo è epistemologicamente inaccettabile
“giustificare” il corso della Storia tramite il modello evoluzionista:
tutto ciò che accade è sempre l’esito necessario di una realtà naturale ed
umana perfettibile. Tale modello esplicativo è contrario alla ragione, dal
momento che presuppone un ideale utopistico circa la perfezione della
realtà, tutt’altro che evidente. Gli storici di professione insistono su
questo paradigma, con cui descrivono gli eventi del passato collocandoli
in una sequenza di tipo meccanicistico (genesi, ascesa, culmine o
apoteosi, declino, estinzione), ma sono affetti da amnesia congenita, dato
che la realtà storica offre esempi ampiamente documentati di fenomeni di
involuzione delle civiltà, già interamente e compiutamente strutturate sin
dal loro nascere. Le falle della ricerca storica sono abissali, ad
iniziare dalla egittologia ufficiale, che ricorre ad artifici teorici per
esplicare anche l’imponderabile, peccando in tal modo di superbia e di
scarso spirito scientifico, che riposa sull’onestà intellettuale.
Sono ancora costretto a
sentire nel programma di Roberto Giacobbo che la Piramide di Khufu (Cheope)
era adibita a tomba regale, con il puntuale intervento di Zahi Hawass, che
andrà in pensione dopo che avrà scoperto la vera camera funeraria di Khufu
con i relativi sarcofago e mummia. A mio parere, l’unica mummia che
scoprirà sarà quella di Roberto Giacobbo. Non si dedica nessuna
trasmissione alla cultura mesopotamica e quasi mai viene menzionato
Zecharia Sitchin o altri studiosi della civiltà sumera: perché? Cosa
pensare poi del religioso silenzio su tutti i reperti archeologici
convenzionalmente inesplicabili e non inquadrabili dalle teorie classiche
della storiografia ufficiale? Preoccupa soprattutto il voler
intenzionalmente ignorare l’attendibilità delle prove documentali esibite
a sostegno di teorie potenzialmente rivoluzionarie, che muterebbero
radicalmente il passato e il futuro dell’umanità.
Il cover up messo in atto
coinvolge non solo l’ufologia di frontiera, ma anche il processo di
ricostruzione del passato dell’uomo e della sua origine (si veda il testo
di Cremo-Thompson “Archeologia proibita”); per sfuggire al totalitarismo
mediatico e culturale è auspicabile unificare gli sforzi di coloro che
hanno conseguito la consapevolezza circa il condizionamento di tipo
subliminale delle coscienze, coagulando tutte le informazioni alternative
in alcuni siti di riferimento comune, che dovrebbero svolgere il ruolo di
banca dati o di biblioteca informatica accessibile a tutti i “non
allineati”. Forse è un’idea un po’ balzana. Senza forse.
Per concludere, in secondo
luogo ciò che non persuade della “Storia” ufficiale è la pretesa
olistica di molti storici professionisti, ossia pretendono di attribuire
alla Storia un significato globale ed universale, valido per tutti,
volenti o nolenti. Per esempio, le concezioni religiose della Storia
sono di questa tipologia, ma neanche quelle laiche non scherzano in fatto
di rigidità dottrinale e di spirito dogmatico .In genere, la Storia viene
scritta dai vincitori in campo culturale, religioso, politico, economico e
via discorrendo. Non sarà sfuggito all’attenzione delle persone meno
ingenue le lotte fratricide tra le prime comunità cristiane, dettate
dall’aspirazione al dominio spirituale sulle masse, che diviene anche
dominio materiale e politico; forse la chiesa di San Pietro dovrebbe
almeno tentare di rimproverarsi qualcosa, ma credo che attenderemo invano.
I vincitori decidono della sorte dei vinti, e quasi sempre è una sorte
crudele, poiché i vinti non hanno un passato e non avranno un futuro; così
la Storia diviene il “topos” in cui i vincitori eterneranno se stessi e i
vinti dovranno precipitare nell’eterno oblio ( si veda la vicenda dei
Catari, dei Templari, della Gnosi pagana e cristiana, delle civiltà
precolombiane, degli indiani d’America, degli aborigeni australiani, degli
archeologi eretici, degli ufologi indipendenti, degli ingegneri
appassionati di astronautica, di astronomia e di pianeti rossi, per non
parlare poi di professori rompiscatole che osano mettere in discussione le
versioni ufficiali della disinformazione mediatica ….).
Come contrastare il
destino di vittime sacrificali assegnatoci dai vincitori? Si potrebbe
ovviare al problema creando le condizioni per trasformare i vincitori in
vinti e l’armageddon potrebbe essere costituito dalla capillare
divulgazione delle verità scomode; in tal modo si formerebbe un’opinione
pubblica attenta e animata da dubbi e interrogativi, in grado di pressare
i potenti della Terra e di sollecitare la trasparenza dell’informazione.
Immagino che in questo momento sto farneticando, perché la gestione
dell’informazione è il potere che sostiene qualsiasi altra forma di
potere. Figurarsi se gli uomini di potere o, come asserisce un mio amico,
di podere siano propensi ad un’autentica democrazia della
conoscenza.
La seconda ed ultima
componente della Storia è lo spirito di sopraffazione, il sommo
godimento che alcuni uomini provano nel dominare coloro che sono più
fragili; in definitiva la sofferenza altrui è il movente che
giustifica il desiderare un potere di qualsiasi natura. In parole
povere, il potere è un mezzo, il cui fine è la ricerca del piacere
sublime, che consiste nel possesso dei corpi e delle coscienze dei
dominati, e se questi corpi e queste anime soffrono il piacere dei potenti
sarà immenso. Non c’è che dire: sono sempre stato un inguaribile
ottimista.
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P. M. Vogliamo
affrontare la diatriba tra Evoluzione e Creazione? Sembra una questione da
poco, ma probabilmente essa potrebbe fare la differenza tra interi
paradigni cosmologici/cosmogonici (con annessi risvolti psicologici e
culturali). Potresti esporci un tuo pensiero sulle conseguenze che
comportano il ritenere la vita (e la comparsa dell'uomo) come parto del
cieco caso oppure come l'opera di un Dio, un Creatore?
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R. B. Augurandomi
che nessun lettore abbia la pretesa di una risposta esaustiva su una
problematica di tale portata, le implicazioni di natura cosmologica dei
due modelli proposti concernono il senso ultimo della presenza di vita
intelligente nello sterminato universo. Il modello evoluzionista
dell’universo include nel suo ambito una considerevole componente di
casualità, per cui vengono in parte superati i limiti insiti nella
concezione meccanicistica; le ripercussioni dell’evoluzionismo circa il
fenomeno della vita intelligente sono quelle di ridurre sensibilmente la
possibilità di ricorrere all’idea di una necessaria presenza nell’universo
di esseri intelligenti, per esempio l’uomo. Insomma, per essere chiari,
l’uomo esiste, ma poteva anche non esserci, con buona pace di tutti gli
alieni dell’universo (si vedano le riflessioni di Paul Davies e di Stephen
Hawking). L’altro modello, quello creazionista, tende a
giustificare la presenza dell’uomo nell’universo; per essere lampanti,
dato che l’uomo esiste, non poteva non esistere, con grande costernazione
di tutti gli alieni dell’universo. I
n realtà, occorre
evidenziare alcune sfumature: l’atto della creazione non necessariamente
presuppone un Creatore, se vogliamo dare credito alle ultimissime teorie
cosmologiche, che ipotizzano il passaggio dal nulla, in termini
dimensionali, all’essere come realtà pluridimensionale come necessità
intrinseca di tipo fisico e dunque con caratteristica di Legge di Natura.
Inoltre, il creazionismo ha una certa patina di ambiguità, poiché un
Essere Supremo, ha deciso, bontà sua, di creare l’uomo a sua immagine e
somiglianza, predeterminandone caratteri immutabili ( la cosiddetta natura
umana), e fissandone aprioristicamente dunque dei limiti invalicabili.
Se estendiamo il modello
creazionista alla Storia, allora in Essa non ha ragione di esserci l’uomo
come essere intelligente, poiché il copione è stato già scritto dal
Creatore che ha prestabilito il destino ultimo dell’uomo e prefigurato
tutti gli eventi della Storia, finalizzati al suo compimento: l’uomo come
esecutore testamentario della volontà Altrui…. L’uomo burattino è la
nemesi dell’essenza umana, incentrata tutta sulla libertà. I furbastri
fautori del creazionismo si sono accorti della vulnerabilità della loro
dottrina, giacchè un Essere Supremo, onnipotente, onnisciente e sommamente
intelligente che ponesse al vertice della sua opera creatrice un
burattino, verrebbe giudicato non all’altezza della situazione, per non
dire reputato demenziale. Sono corsi immediatamente ai ripari tirando in
ballo l’idea che Dio ha creato l’uomo libero, fulcro della sua essenza.
Le medesime contraddizioni
possono essere riscontrate con il modello evoluzionista, un misto ibrido
di necessità e casualità, la prima contraddistingue in particolare la
realtà naturale, la seconda la realtà storica. A questo punto, è lecito
covare il dubbio che alla fine i due modelli esplicativi, così
apparentemente discordi, possano essere ritenuti compatibili. Infatti
nulla vieta che l’evoluzionismo possa essere concepito come una modalità,
tra le tante, concreta di un processo generazionale voluto da un Essere
Supremo. Per farla breve, l’atto della creazione si manifesta come
incessante trasformazione delle cose, che passano da uno stadio iniziale a
stadi successivi mediante contini mutamenti. Poi, ognuno decide in base
alle proprie predisposizioni teoriche se tale divenire è eterno o se ha
uno stadio conclusivo da raggiungere.
Sarebbe invece
affascinante supporre quale possa essere l’impatto di tali modelli sulla
questione ufologica e sulla esobiologia. Dobbiamo coinvolgere in tale
questione il ricercatore Zecharia Sitchin, che ha posto alla nostra
attenzione una serie di ipotesi altamente suggestive circa l’origine
dell’uomo, le vicende della razza umana agli albori della sua presenza sul
nostro pianeta, l’esistenza di esseri intelligenti provenienti dalle
profondità degli abissi siderali (vedi gli Anunnaki). Per ovvie ragioni,
invito il lettore ad approfondire la questione suggerendo lo studio dei
saggi del ricercatore americano di origine russa (“Il pianeta degli dei”),
ove il celebre studioso deve fare i conti con le due teorie e il suo
imbarazzo è palese, perché non sa decidersi a quale dei due aderire.
Infatti, gli Anunnaki intervengono sull’essere primitivo autoctono
mediante un intervento di fusione tra il codice genetico del terrestre e
quello alieno (il loro), generando un ibrido, il primo rappresentante
della razza umana (per essere precisini, il nostro patrimonio genetico è
per i tre quarti alieno: si veda il saggio “Il libro perduto del Dio Enki”).
Questa informazione,
ignorata intenzionalmente dagli studiosi accademici, è tratta dalla
traduzione elaborata da Sitchin di alcune ancestrali tavolette sumere
scoperte nella biblioteca di Ninive, antichissima città mesopotamica. La
traduzione di Sitchin sembra addirittura confermare clamorosamente la
validità scientifica del modello evoluzionista di darwiniana memoria,
giacché si può leggere nell’opera “Il libro perduto del Dio Enki” le
parole pronunciate da Enki davanti al consesso dei capi degli Anunnaki per
giustificare il suo intervento di manipolazione genetica su un essere
terrestre riconosciuto libero. Solo il Dio creatore, secondo gli Anunnaki,
poteva intervenire sulle sue creature, ma Enki replica asserendo che non
aveva interferito nei disegni divini, ma di aver semplicemente accelerato
i tempi dell’evoluzione del terrestre verso la civiltà e la consapevolezza
di sé. Si configura dunque la coabitazione di un principio evoluzionista
( vedi Enki ), e di un principio creazionista (vedi i capi Anunnaki).
L’atteggiamento amletico di Sitchin si evince però dall’ultima riflessione
dello studioso nella sua opera fondamentale, “Il pianeta degli dei”,
quando scrive: “ E se davvero gli Anunnaki furono gli ‘dei’ che ‘crearono’
l’uomo sulla Terra, fu soltanto l’evoluzione, là sul loro pianeta, a
creare gli Anunnaki?”. Concludiamo con una domanda : Dio ha creato solo
l’uomo o anche gli alieni , tanto per non lasciarlo solo come un cane?
P. M. Roberto,
sarai d'accordo che persino gli scettici più irriducibili non possono
negare la realtà di tutto l'impianto mitologico-religioso che ha
caratterizzato la storia antica dell'umanità. Di conseguenza, coma hanno
fatto gli uomini ad inventasi di sana pianta così tanta tradizione -
scritta ed orale - su dèi, cose soprannaturali, fatti e cronache ecc....?
In altre parole, dovremmo presupporre che più a ritroso andiamo e meno
elementi di complessità si dovrebbero trovare nella stessa mente umana, ti
pare? Invece talvolta si sfiora la fantascienza! Non è un controsenso? |
R. B. Per evitare
un sicuro raptus di follia del lettore, che, stufo di leggere le
corbellerie che stanno frullando nella mia mente malata, sarebbe disposto
a strozzarmi anche con quattro mani (le altre due in prestito da
misericordiosi amici), non mi dilungherò su questa ultima domanda, certo
che i lettori sono già ampiamente a conoscenza dei caratteri essenziali
delle antiche culture della razza umana.
Mi limiterò a citare
Charles Hapgood e Immanuel Velikovsky, ma vi sono centinaia di autori che
hanno delineato uno scenario rivoluzionario circa il passato dell’umanità,
scardinando definitivamente il pregiudizio di un’umanità primitiva e
vincolata al puro istinto animale. Tale mito antropologico è miseramente
crollato grazie alle innumerevoli prove degli studiosi indipendenti e ad
una interpretazione più moderna delle testimonianze degli antichi, i quali
erano persone intelligenti come noi, e forse più di noi. I presupposti di
tale epocale inversione di rotta nel concepire il mondo antico sono
sostanzialmente due; il primo è l’esistenza dell’homo sapiens da centinaia
di migliaia di anni (alla faccia degli antropologi da strapazzo che
circolano nelle sedi istituzionali). Il secondo è l’esistenza di civiltà
antidiluviane, le cui conoscenze tecnologiche e scientifiche sono state
tramandate attraverso il linguaggio mitologico-religioso, un linguaggio
che ha la prerogativa di preservare le conoscenze scientifiche per le
future generazioni, anche dopo la scomparsa inesorabile delle civiltà che
le hanno codificate. Termino questo mio ponderoso intervento con il
ringraziare tutti coloro che hanno stimolato con la loro presenza le mie
mitiche farneticazioni.
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