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lancio di Mars Polar Lander © 2004 - 2017 Pianeta Marte.net - All right reserved Mons Olimpus ripreso dalla Mariner 9 08 aprile 2017 - Marco De Marco, Matteo Fagone Per la seconda volta in meno di due settimane, abbiamo assistito ad un fenomeno peculiare ripreso dalla Mars WebCam (ESA). Come prontamente segnalato in un nostro post pubblicato il giorno stesso dell’evento (cioè lo scorso 4 aprile di quest’anno 2017), una grossa nube di polveri e gas interrompeva la continuità del terminatore marziano. https://www.facebook.com/pianetamarte2/posts/1429178390473285 Volendo entrare nello specifico, il terminatore definisce la zona di confine tra l’emisfero illuminato e l’emisfero in ombra. Di conseguenza, affinchè un oggetto possa rimanere illuminato dal sole sia prima che dopo il tramonto, occorre che questi si trovi ad una quota tale da portarlo al di fuori del cono d’ombra del pianeta stesso. Infatti, chiunque abbia mai osservato la luna al telescopio avrà facilmente notato che alcune catene montuose prossime al terminatore lunare comincino ad essere illuminate a partire dalle rispettive sommità pur trovandosi ancora, seppur di poco, nella zona in ombra. Queste cime infatti appaiono come punti brillanti appena staccati dalla faccia lunare, e vengono ingenuamente scambiati per ufo da persone completamente digiune di astronomia (!!!). Ma torniamo al soggetto di questo articolo. In sostanza, le riprese della Mars WebCam ci mostrano una nube che esce distintamente dalla linea del terminatore marziano, permettendoci così di stimare l’latitudine minima che la suddetta nube dovrebbe avere per poter apparire illuminata dal sole nonostante si trovi ancora in piena notte. Se idealmente ci fossimo trovati al di sotto di quella nube, diciamo in superficie circa 40 minuti prima dell’alba, avremmo potuto osservare un cielo ancora praticamente nero solcato però da questa imponente nube luminescente, luminosa almeno quanto alla stessa durante le ore diurne. Attraverso dei calcoli trigonometrici, abbiamo quindi potuto stabilire che la nube non poteva trovarsi ad una quota inferiore ai 60 km ma, tenendo conto che l’intera zona circostante è parecchio sopraelevata rispetto al livello medio di Marte (il punto datum), bisogna almeno aggiungere una decina di km a questo valore, arrivando quindi ad una quota complessiva sul livello medio di circa 70 km. La sua estensione in latitudine è risultata essere di circa 900 km, se pur con una struttura molto irregolare e solo parzialmente analizzabile a causa della sovraesposizione della falce marziana visibile dalla WebCam montata sulla sonda Mars Express. La localizzazione di questo evento è stata possibile sia grazie all’uso del sito “Mars Clock” di James Tauber, ma sopratutto grazie al fantastico programma Mars24 che permette di calcolare esattamente la zona illuminata e la zona in ombra di Marte per un dato momento a scelta dell’utente. Per le misure astrometriche abbiamo usato la seconda delle dieci foto ottenute dalla Mars WebCam, scattata alle 04:08:40 UT. Impostando questi dati nel programma Mars24 abbiamo ottenuto la perfetta localizzazione della linea del terminatore.             Coime si può notare dalla rappresentazione GIS del programma Mars24, il Monte Olimpo si trova esattamente sulla linea del terminatore. Ulteriori misurazioni angolari compiute sulle immagini WebCam hanno permesso di confermare la localizzazione del Monte Olimpo La freccia rossa su questa immagine indica il punto esatto che rappresenta la sommità del Monte Olimpo. Come nel precedente fenomeno del 25 marzo, abbiamo provveduto a mettere a registro le diverse immagini, al fine di produrre delle animazioni che mostrino nel limite del possibile la dinamica del fenomeno, seppur nell’arco di una decina di minuti. Come al solito, la Mars WebCam riprende con tre esposizioni diverse per cui, oltre all’animazione principale, abbiamo riportato la gif animata nei tre gradi di esposizione. Come si può notare, nonostante la brevità del lasso di tempo intercorso tra le varie riprese, la nube mostra dei piccoli cambiamenti morfologici, confermando dunque la sua natura aerea e non geografica. Per completezza di informazione, facciamo notare che spesso i grandi vulcani marziani sono sede di formazione di nubi orografiche, ossia nubi che si formano a causa della condensazione del vapore acqueo quando grosse masse d’aria sono costrette a salire di quota per scavalcare un ostacolo. Come si può notare in questo video, le nubi orografiche sono spesso presenti prevalentemente nella parte est dei grandi vulcani marziani. Tuttavia, data l’estrema rarefazione dell’atmosfera marziana, risulta assai poco credibile pensare che del vapore acqueo o delle nubi possano salire fino a quote tanto elevate. A circa 70 km di altitudine la pressione atmosferica marziana dovrebbe aggirarsi a qualche decimo di hPa (o se preferite a qualche decina di Pascal), un valore a dir poco ridicolo! D’altro canto, affinché delle poveri possano salire fino ad altitudini di 70 km, ignorando l’attrito dell’aria, dovrebbero essere “sparate” verso l’alto a circa 2500 km/h, ovvero 2,5 volte la velocità del suono! Per tale ragione, i dati disponibili suggeriscono una natura di origine vulcanica del fenomeno, probabilmente di tipo esplosivo, l’unica capace di scagliare così in altro polvere e detriti. Rimaniamo in attesa di ulteriori riprese fotografiche come per esempio le riprese della MARCI utilizzate nel caso precedente. Esempi di illuminazione oltre il terminatore lunare versione “Full” esposizione “breve” esposizione “media” esposizione “light”