I Biominerali sono il risultato di processi
mediante i quali gli organismi viventi formano fasi minerali inorganiche o
organiche con struttura cristallina, paracristallina o amorfa, il cui studio
prevede il coinvolgimento di più discipline quali la mineralogia, la biologia
animale e vegetale, la chimica, la medicina.
Le funzioni
dei biominerali sono prevalentemente meccaniche e di sostegno (esoscheletro,
endoscheletro), ma ci sono anche altre funzioni quali la navigazione
(rilevamento del campo magnetico terrestre nei batteri magnetotattici, in alcuni
pesci, rettili e uccelli), la percezione della gravità (apparato vestibolare),
l’imagazzinamento di ioni; possono
poi essere legati a fenomeni patologici (calcoli renali nell’uomo).
A fronte
delle più di 3600 specie minerali a tutt’oggi conosciute nel mondo inorganico, i
biominerali fin qui conosciuti sono circa 80 (Tabella 1) appartenenti
prevalentemente a tre gruppi:
Fosfati di calcio Carbonati di calcio Silice
(opale)
I minerali
di calcio sono di gran lunga prevalenti e costituiscono il 50% di tutti i
biominerali, mentre i soli fosfati rappresentano il 25%. Le fasi cristalline o paracristalline
sono l’ 80% mentre quelle amorfe sono il 20%.
Tabella 1. Principali biominerali
|
Fasi cristalline |
Formula chimica |
Gruppo |
|
Calcite |
CaCO3 |
Carbonati |
|
Aragonite |
CaCO3 |
|
Vaterite
(esagonale) |
CaCO3 |
|
Monohydrocalcite |
CaCO3·H2O |
|
Protodolomite
(disordinata) |
CaMg(CO3)2 |
|
Hydrocerussite |
Pb3(CO3)2(OH)2 |
|
|
|
|
|
Hydroxylapatite |
Ca5(PO4)3(OH) |
Fosfati |
|
Octacalcium
phosphate |
Ca8H2(PO4)6·SH2O |
|
Fluorapatite
(francolite) |
Ca5(PO4)3F |
|
Dahllite |
Ca5(PO4,CO3)3(OH) |
|
Whitlockite |
Ca18H2(Mg,
Fe)2+2(PO4)14
|
|
Struvite |
Mg(NH4)(PO4)·6H2O |
|
Brushite |
Ca(HPO4)·2H2O |
|
Vivianite |
Fe2+3(PO4)2·8H2O |
|
|
|
|
|
Celestite |
SrSO4 |
Solfati |
|
Barite |
BaSO4 |
|
Gypsum |
CaSO4·2H2O |
|
Jarosite |
KFe3+3(SO4)2(OH)6 |
|
|
|
|
|
Opal |
SiO2·nH2O |
Silice |
|
|
|
|
|
Fluorite |
CaF2 |
Alogenuri |
|
Hieratite |
K2SiF6 |
|
|
|
|
|
Magnetite |
Fe2+Fe3+2
O 4 |
Ossidi di Fe e Mn
|
|
Goethite |
a-FeO(OH) |
|
Lepidocrocite |
g-FeO(OH) |
|
Ferrihydrite
|
5Fe2O3·9H2O |
|
Todorokite
|
(Mn2+CaMg)Mn4+3O7·H2O |
|
Birnessite
|
Na4Mn14O27·9H2O |
|
|
|
|
|
Pyrite |
FeS2 |
Solfuri
|
|
Hydrotroilite |
FeS·nH2O |
|
Sphalerite
|
ZnS |
|
Wurtzite
|
ZnS |
|
Galena |
PbS |
|
Greigite |
Fe2+Fe3+2S4
|
|
Mackinawite |
(Fe, Ni)9S8
|
|
|
|
|
|
Whewellite
|
CaC2O4·H2O |
Ossalati
|
|
Weddelite
|
CaC2O4·(2+X)H2O(X<0.5) |
|
Glushinskite
|
MgC2O4·4H2O |
Oltre 55
phyla fra Batteri, Protozoi, Funghi, Piante, Animali formano biominerali
Carbonati
→
in 25 phyla in tutti i
regni Fosfati
→ in 23 phyla
prevalentemente Batteri e Animali, assenti nelle Piante Fe-Mn ossidi
→ in 17 phyla con l’esclusione dei Protozoi Silice
(opale)
→ in 21 phyla, tranne Batteri e
Funghi Solfuri
→ in un solo phylum dei
Batteri Solfati
→
in 8 phyla, Batteri, Protozoi, Alghe e Animali, assenti in Funghi e
Piante Min. Organici
→ in 19 phyla con l’eccezione di
Batteri e Protozoi
Processi di
biomineralizzazione
Due
sono i processi fondamentali di biomineralizzazione (Lowenstam e Weiner,
1989):
1) Mineralizzazioni indotte biologicamente
2) Mineralizzazioni controllate biologicamente
Mineralizzazioni indotte biologicamente
1. L’organismo modifica il microambiente creando condizioni idonee per la
precipitazione di fasi mineralogiche extracellulari
2. La
mineralizzazione avviene nello spazio aperto e non in uno spazio
apposito
3. Non ci
sono cellule speciali o macromolecole per indurre la mineralizzazione
4. I
minerali prodotti, se cristallini, hanno habitus simile ai minerali formati per
via inorganica, formano aggregati casuali e hanno dimensioni
molto
variabili
5. Il
minerale formato è funzione tanto dell’ambiente che dell’organismo. In ambienti
diversi lo stesso organismo può produrre minerali diversi
6. Spesso, anche se non sempre, l’organismo non ha alcun beneficio dalla
formazione del minerale: anzi, molte mineralizzazioni dovute a patologie si
formano proprio con questo processo
Questo processo sembra essere predominante
nei batteri e nei funghi e abbastanza frequente nei licheni. Vari esempi fra
i batteri quali i batteri riducenti dei solfati che liberano acido solfidrico
nell’ambiente in cui può reagire con vari metalli presenti in concentrazione
sufficiente portando per esempio alla formazione e stabilizzazione di greigite
(Fe3S4) o di mackinawite [(Fe, Ni)9
S8] (Lowenstam e Weiner, 1989). Altro
esempio costituito dal batterio Fe-riducente Geobacter metallireducens
che unisce l’ossidazione di materia organica e la riduzione di
Fe3+, inducendo la precipitazione extracellulare di magnetite a grana
fine (Lovely, 1990)
Mineralizzazioni
controllate biologicamente
L’organismo, mediante le macromolecole (collagene, glicoproteine,
chitina, polisaccaridi) controlla tutte le fasi della mineralizzazione, forma,
dimensioni, struttura, orientazione, composizione, polimorfo (Mann et al.,
1990,; Frankel e Man, 1994).
Le macromolecole
controllano:
-
Siti mineralizzazione
-
Set-up soluzioni
-
Nucleazione
-
Crescita cristallina
-
Termine crescita
i siti
della mineralizzazione
I siti della
mineralizzazione possono essere vacuoli cellulari, organuli intracellulari, spazio intercellulare, membrane ad hoc.
Il sito viene delineato e sigillato
da un duplice strato di cellule lipidiche o da macromolecole insolubili
in acqua (es: periostracina proteina che forma la membrana esterna delle
conchiglie dei
molluschi).
Una forma altamente
specializzata di delineazione dello spazio è quella della ferritina utilizzata
da organismi (dai batteri ai mammiferi) per l’immagazzinamento temporaneo del
ferro sotto forma di ferriidrite paracristallina.
set-up
soluzione
La composizione della
soluzione è strettamente controllata dalla cellula responsabile. Si possono
formare minerali che non si formerebbero per via inorganica. Acantaria (Protista), organismo marino
unicellulare forma celestina (minerale fortemente sottosaturo nell’oceano, Odum,
1951) che, subito dopo la morte dell’organismo si dissolve
rapidamente.
Certe sostanze possono
interagire con le fasi minerali in formazione. ACP (calcio fosfato amorfo) può
essere stabilizzato rispetto alla fase cristallina dalla presenza di ATP
(adenosin-trifosfato) e Mg. Infatti la velocità di trasformazione ACP
➔
idrossiapatite cristallina viene molto
ridotta. Un esempio nei mitocondri dell’epatopancreas di una varietà di granchi
(Becker et al., 1974).
nucleazione
del minerale
Il controllo degli organismi sulla nucleazione è molto
variabile (Weiner, 1986). Comune la mineralizzazione in vescicole
lipidiche in cui le pareti possono essere coinvolte. Queste pareti talvolta sono
ricche di complessi multimolecolari che legano fortemente Ca (Boyan e Boskey,
1984) e in esperimenti in vitro inducono la formazione di
idrossiapatite. Il tipo di minerale che nuclea è controllato da
proteine. Aragonite o calcite nel guscio dei molluschi (Belcher et al., 1996)
sono controllate da proteine specifiche.
Se la relazione spaziale fra cristallo e substrato
macromolecolare è ben definita, possiamo avere nucleazione per epitassia. Oppure
può esserci orientazione degli assi cristallografici rispetto al substrato. Per
esempio nella madreperla l’asse c dell’aragonite è normale alla
superficie di nucleazione (Weiner et al., 1983), nello smalto dei denti di
verterbrati l’asse c dell’idrossiapatite è orientato ortogonalmente alle
catene polipeptidiche della proteina (Jodaikin et al., 1988) e nei tendini
mineralizzati del tacchino parallelamente alle fibrille di collagene (Weiner e
Traub, 1986).
crescita cristallina
La più diretta evidenza del controllo sulla crescita è lo
sviluppo di facce cristalline relativamente instabili per l’interazione con
particolari sostanze. Da studi su echinodermi e in vitro (Addadi, 1985;
Berman et al., 1988) è stata dimostrata l’interazione fra glicoproteine
acide e facce cristalline della calcite. Altri esempi di interazione fra
glicoproteine e aragonite in diverse specie di coralli e molluschi (Constanz,
1986) con diverse morfologie nelle diverse specie.
termine crescita
cristallina
Se
il minerale è amorfo, la forma finale è quella dello spazio in cui precipita. Se
abbiamo fasi cristalline e si formano in vescicole (diatomee, radiolari..)
assumono la forma delle vescicole (Leadbeater, 1984) e mostrano spesso facce
curve. Se la mineralizzazione avviene in
compartimenti delineati da macromolecole, la crescita cessa quando il minerale arriva in contatto con la
superficie e si hanno forme più regolari e senza facce curve (madreperla, ossa,
smalto). Oppure la crescita termina quando due cristalli entrano in contatto fra
loro (forma poligonale, Silyn-Roberts e Sharp, 1986). Talvolta si forma un precursore meno
stabile termodinamicamente della forma matura che può essere amorfo,
paracristallino o cristallino che col tempo si trasforma nella fase stabile
(Tabella 2).
I biominerali prodotti mediante processi controllati
biologicamente si presentano come cristalliti a grana ultrafine, micro o
nanometrici, generalmente con forme cristalline ben definite: cubo-ottaedri magnetite, fluorite in cristalli
aghiformi, calcite e aragonite in forme appiattite o prismatiche, forme che
possono essere anche molto diverse da quelle dei corrispettivi composti
inorganici.
I singoli
cristalli si organizzano in aggregati costituendo delle unità
microarchitettoniche sorprendenti per complessità ed eleganza, ognuna delle
quali è avviluppata da uno strato matrice organica (gen. glicoproteine,
collagene, chitina e altri complessi proteici) e include matrice organica
intracristallina.
Quindi
l’insieme costituisce un bio-composito (minerale + proteina) dalle proprietà
peculiari. Infatti la matrice organica modifica proprietà e struttura del
minerale (es.Calcite) così che le sue caratteristiche sono diverse da quelle del
minerale completamente inorganico.
Molto
spesso, soprattutto nel caso di conchiglie (madreperla) e ossa, le
biomineralizzazioni (quindi l’insieme costituito da minerale e sostanza
organica) mostrano strutture a più di una scala, hanno cioè una gerarchia
strutturale, variabile dalla meso alla nanoscala, strutture estremamente
interessanti per la produzione di materiali biomimetici, nel campo
dell’elettronica, catalisi, “materiali intelligenti”.
Tabella 2 –
Evoluzione in situ di biominerali formati biologicamente
(modificata
da Lowenstam e Weiner,
1989)
|
|
|
Mineral
|
|
Phylum
|
taxa |
Precursore
Fase stabile
|
|
Cianobatteri |
Rivularia
sp. |
CaCO3 amorfa →
aragonite |
|
|
Aquaspirillum magnetotacticum
|
Fe-ox idr. amorf. →
magnetite |
|
Thiopneutes
|
Desulfovibrio
desulfuricans |
Idrotroilite→ greigite→
pirite + Sa
pirite + mackinawiteb
|
|
|
|
|
Molluschi
|
Polyplacophora |
Ferrihydrite →
magnetite |
|
|
Chitonidae |
ACP → dahllite |
|
|
Viviparus
viviparus |
Vaterite
→
aragonite |
|
Cordati |
Helix
sp. |
Vaterite
→
aragonite |
|
|
Smalto denti e ossa Mammiferi
|
Octacalcio fosfato →
dahllite |
a a pH 6.
b a pH 8
Principali
esempi
Carbonati:
prevalenti calcite e aragonite (e precursori
amorfi); vaterite e protodolomite molto rare
Cianobatteri: stromatoliti,
biomineralizzazioni più antiche, 3.7 miliardi di anni Foraminiferi,
Coccolitoforidi, Spugne calcaree, Coralli (50% del Ca che arriva con i fiumi
utilizzato dai coralli), Molluschi, Artropodi, Echinodermi, Cordati.
Fosfati:
Prevalenti
apatite e fasi amorfe (AMP). Ma il reticolo dell’apatite consente svariate
sostituzioni, per es.
F,
CO3, Mg.
Quindi l’
identificazione della corretta fase mineralogica è di fatto abbastanza
complicata. Se infatti viene fatta solo per via chimica, alcune fasi hanno
rapporto Ca/P uguale, e quindi non sono distinguibili. Se le fasi sono
cristalline, i cristalli sono generalmente molto piccoli, quindi i pattern di diffrazione non sono molto
significativi. Comunque dovrebbe
prevalere idrossiapatite con una certa sostituzione di CO3
(dahllite)
Batteri (fosforiti) ma prevalentemente animali e fra i più alti nella
scala evolutiva (ossa, denti, patologie). Assenti nelle piante.
Silice: Opale.
Diatomee,
silicoflagellati, radiolari e spugne silicee, piante.
Magnetite:
Presente nei batteri
magnetotattici in catene lineari di cristalli isorientati e tenuti insieme da un
doppio strato lipidico e proteina (magnetosomi), nelle alghe rosse, negli Anellidi, negli
Artropodi (Crostacei, Api), nei Vertebrati (Piccioni, Tonni, Tartarughe) con
funzione di percezione del campo magnetico terrestre. Recentemente
sono state scoperte nel cervello umano cellule ricche di magnetite
(magnetociti). La loro funzione sconosciuta, ma sicuramente non è la percezione
del campo magnetico terrestre, dato che non sono presenti catene di cristalli
allineati cristallograficamente (Kirschvink et al, 1992). Da recentissimi studi
su nanocristalli di biomagnetite nel cervello umano sembra che questi siano da
mettere in relazione con patologie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson)
(Dobson, 2000, 2001).
Solfuri:
greigite e pirrotina presenti in
alcuni batteri magnetotattici di ambiente riducente
Solfati:
gesso,
barite, celestina. Nei protisti e in Cnidari e Molluschi, come
percettori di gravità (apparato vestibolare)
Minerali Organici:
Ossalati
Alcuni Protisti, Funghi, Piante e
alcuni Animali. Nell’uomo legati a patologie
Interazione minerali
Microrganismi
I microrganismi ricoprono un ruolo
fondamentale sia nelle mineralizzazioni controllate biologicamente sia in quelle
indotte biologicamente: vedasi per esempio il volume “Geomicrobiology:
interactions between microbes and minerals” (Banfield and Nelson eds., 1997). L’azione dei batteri
nelle zone di ossidazione di depositi a solfuri è circa cinque volte più intensa
del solo processo chimico inorganico (Yakhontova, 1998). La funzione principale
è la distruzione dei minerali primari (solfuri) per ossidazione secondo una
reazione del tipo
MeS + 1.5 O2 +
H2O =
[MeSO4]+ + H+ +
2e-
Fra i batteri più diffusi
Thiobacillus ferroxidans, aerobico, ubiquitario, attivo a pH
< 3.
Soluzioni arricchite in solfati sono
la base per biomineralizzazioni indotte formando solfati più o meno idrati
(melanterite, boothite, chalcantite) oppure arseniati (scorodite) o solfati
basici (jarosite). Inoltre i tio-batteri estraggono Se e Te (tellurio) dai
solfuri coinvolgendoli in migrazioni supergeniche sotto forma di composti
complessi quali Fe3(Se,Te)O3(OH)4
I microorganismi hanno anche una parte attiva
nei processi di alterazione delle rocce: nota l’interazione di Bacillus
mucillaginosus con silicati. La lisciviazione di Si è anche funzione della regolarità strutturale,
difetti, eterogeneità: l’alterazione del quarzo dipende dal grado di
cristallinità; l’alterazione plagioclasio dalla percentuale di anortite e dalla
regolarità strutturale; l’alterazione dei polimorfi di
Al2SiO5 è funzione del numero di coordinazione di Al;
l’alterazione dei fillosilicati dipende dalla regolarità strutturale e dalla
presenza di impurezze sostituzionali.
L’azione dei batteri
solfato-riducenti (Desulfovibrio) è fondamentale nell’accumulo di solfuri
biogenici quali pirite, marcasite, pirrotina, sfalerite e wurtzite.
I noduli ferro-manganesiferi di
fondo oceanico sono costituiti da ossidrossidi di Fe e Mn e si formano con la
partecipazione di batteri in grado di ossidare Fe e Mn dai sedimenti marini e
acque oceani mediante un processo a due stadi:
1)
interazione di batteri con con forme complesse e colloidali di Mn
2+ e Fe 2+ ;
2)
precipitazione diretta di idrossidi di Mn 4+ e Fe
3+ e silice tipo opale.
L’ interazione batteri minerali è poi alla base delle cosiddette
biogeotecnologie (Yakhontova e Adamov, 1998). Queste consistono nell’utilizzazione di batteri
per l’estrazione di metalli (Cu, Zn, U, Ni, Au) da giacimenti anche a basso
contenuto o da discariche. Questa applicazione iniziò negli anni 60
nell’estrazione di rame da giacimenti a basso contenuto (0.4%) ottenendo
estrazione annua di 80000 t a un costo 5 volte inferiore ai metodi tradizionali.
Oggi fino al 30% di rame viene ottenuto con biotecnologie. Il 30% di oro
mondiale è contenuto come particelle submicroscopiche in giacimenti a pirite e/o
arsenopirite. L’applicazione di Thiobacillus ferroxidans aumenta la
disponibilità di oro fino al 95%.
Microorganismi usati in biogeotecnologie includono:
Batteri Thionici, ossidanti solfuri
e solfo Batteri riducenti dei solfati, per la precipitazione di metalli
nella purificazione di reflui industriali (Desulfovibrio
..) Microorganismi che accumulano e precipitano oro e altri metalli
(Candida, Aspergillus, Chlorella) Batteri ossido-riducenti per Fe e Mn
(Bacillus polymyxa, Arthrobacter) Batteri che distruggono silicati,
carbonati e ossidi (Bacillus mucillaginosus)
Biomineralizzazioni e scienza dei
materiali
Come abbiamo già visto i biominerali
prodotti mediante processi controllati biologicamente sono dei materiali
compositi dalle prestazioni elevate costituiti da architetture a scala variabile
da molecolare a macroscopica la cui precisione è notevolmente superiore a quella
raggiungibile nei materiali realizzati dall’uomo. Rappresentano quindi dei
modelli per nuovi materiali (Mann,
1993, Morse, 2001, Bauerlein ed., 2000) di alta tecnologia (devices
optoelettronici, microelettronici e catalitici, biosensori, chips al DNA per
la diagnostica robotica di
HIV). La magnetite prodotta dai batteri magnetotattici è molto studiata
nel campo delle applicazioni mediche: infatti, rispetto a quella sintetica,
presenta il vantaggio di avere crescita cristallina strettamente controllata e
proprietà strutturali assai peculiari |