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L’opinione
Editoriale di Aprile della rivista "Area di Confine"
Il nuovo nome della rivista
“Area di confine” vuole indicare il campo in cui intendiamo muovere i
nostri passi, ma vuole anche definire l’ambito in cui dobbiamo posizionare
l’ufologia, materia finora relegata fra le curiosità, nell’ipotesi migliore,
e fra le amenità e le stramberie nell’accezione comune. Questa immagine
riduttiva ed inappropriata fornita con pervicacia dai media ha finito con il
condizionare l’opinione pubblica che ha acquisito un’idea distorta di questa
materia ritenuta inaffidabile e seguita da personaggi balzani, meritevoli
solo di commenti improntati all’ilarità ed alla denigrazione. Ciò è talmente
entrato nell’uso comune che, pur avendo avuto gli avvistamenti una crescita
esponenziale negli ultimi anni, nello stesso modo esponenziale sono
diminuite le denunce di avvistamento da parte dei cittadini, certi di
esporsi al ridicolo ed all’emarginazione sociale qualora decidessero di
testimoniare su certi avvenimenti. Così come sono sempre più quelli che, pur
denunciando i fatti, chiedono di restare nell’anonimato, rendendo di fatto
invalida la loro testimonianza. Muoversi nell’Area di confine significa
uscir fuori dal tradizionale modo di fare ufologia e direzionarsi verso
un’area più scientifica. Senza poterla raggiungere, ovviamente, in quanto la
stessa parola “UFO” si riferisce a qualcosa di non identificato lì dove la
scienza si muove in un campo dove non c’è posto per l’inesplicabile ed il
non certo e verificabile. Nonostante ciò possiamo avvalerci della radice
“scienza” in quanto la ricerca sugli UFO può essere fatta in modo
scientifico poiché, infatti, possiamo comunque studiare con metodo
scientifico ciò che scientifico non è mettendo quindi l’accento sul “come” e
non sul “cosa”. E ciò vale sempre nel campo della ricerca visto che, per
definizione, essa si muove sempre in campi ancora da esplorare. Quindi, se
gli UFO sono e restano ancora in una dimensione misteriosa, lo studio e la
ricerca su di essi può, anzi deve, effettuarsi con approccio serio e
credibile. Ma ciò non può escludere ipotesi che normalmente siano ritenute
poco serie, anzi è proprio il senso comune che bisogna mettere più spesso in
discussione poiché esso è ormai pesantemente condizionato da un’educazione
stereotipata e falsamente scientifica nonché da un’informazione di fatto
inesistente.
Perciò “Area di Confine”, perché
dobbiamo imparare a muoverci di più e con maggior coraggio in quell’area, fra
scienza e superstizione, che è l’unica dalla quale un giorno potranno derivare
le scoperte che condizioneranno e cambieranno il nostro futuro. E’ con questo
spirito che abbiamo dato la copertina all’articolo di Matteo Tenan sulle
Abductions : se “toccare ferro” o usare rimedi come l’aglio, la menta o
l’iperico può dare conforto e sicurezza a chi vive l’incubo del rapimento
alieno, più che ridicolizzare dovremmo chiederci perché un serio ricercatore
evidenzia certe soluzioni. In questi casi applicheremo quello che ormai passa
per “l’assioma di Tom Bosco”
(Tom Bosco, direttore della rivista Nexus) che prima di scartare certe ipotesi
inconsuete si pone sempre la domanda “e
se fosse tutto vero?”
Ennio
Piccaluga
ennio.piccaluga@acaciaedizioni.com
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